
Dopo due anni di stop, in Islanda, è ripresa la caccia alle balene ed è subito polemica per un episodio accaduto nei giorni scorsi e che ha fatto rapidamente il giro dei media locali. Mentre una balenottera veniva trainata a terra, dagli altoparlanti del porto di Hvalfjörður è partito l'inno nazionale islandese. Poco dopo, uno dei lavoratori ha poi sollevato e agitato verso le telecamere il pene del cetaceo appena ucciso, un gesto che ha suscitato forte indignazione e pesanti critiche contro l'industria baleniera del Paese.
L'episodio è avvenuto nei giorni in cui la società Hvalur hf., l'unica grande compagnia islandese ancora attiva nella caccia commerciale alle balene, ha ripreso le operazioni in mare. Finora sarebbero state uccise e portate a terra dieci balenottere comuni (Balaenoptera physalus), il secondo cetaceo più grande al mondo dopo la balenottera azzurra. Insieme alla balenottera minore, è questa la balena più cacciata in Islanda, nonostante sia considerata "Vulnerabile (VU)" nella lista Rossa IUCN delle specie minacciate.
Il gesto del lavoratore non è stata una semplice bravata, ma un episodio simbolicamente molto forte. Non solo per la volgarità della scena, ma anche per il contesto in cui è avvenuta: il corpo dell'animale appena ucciso, l'inno nazionale diffuso dagli altoparlanti, urla di incoraggiamento e un clima da celebrazione attorno a una pratica che in Islanda continua a dividere profondamente l'opinione pubblica. Secondo le ricostruzioni dei media locali, la scena sarebbe avvenuta inoltre mentre alcuni attivisti anti-baleniere osservavano le operazioni.
Le reazioni delle associazioni anti-baleniere
Le polemiche, infatti, non riguardano solo il gesto osceno, ma più in generale la ripresa della caccia. In queste settimane nelle acque islandesi è presente anche la Captain Paul Watson Foundation, organizzazione fondata dal noto attivista Paul Watson, da decenni tra i volti più noti della lotta internazionale contro la caccia alle balene. La fondazione ha annunciato una nuova campagna per ostacolare le baleniere e porre fine alla caccia commerciale ai cetacei in Islanda, considerata anacronistica, crudele e incompatibile con la conservazione della fauna marina.
Le associazioni anti-baleniere hanno condannato duramente quanto accaduto a Hvalfjörður, definendolo la rappresentazione plastica del disprezzo con cui, a loro avviso, vengono trattati animali straordinariamente intelligenti, longevi e sociali. La Captain Paul Watson Foundation, così come altri gruppi internazionali impegnati nella tutela dei cetacei, contesta non solo l'aspetto etico della caccia, ma anche la sofferenza inflitta ai cetacei cacciati.
Le critiche a una pratica considerata violenta e anacronistica

Proprio in questi giorni, infatti, le autorità veterinarie islandesi stanno infatti indagando su un altro caso: quello di una balenottera colpita dai fiocinieri e poi rimasta agonizzante per circa mezz'ora prima di morire. Un tempo lunghissimo, se si considera che i cacciatori sostengono da sempre che gli arpioni esplosivi utilizzati servano a provocare una morte il più rapida e indolore possibile.
Qui è utile chiarire un punto. La caccia alle grandi balene in Islanda avviene con navi dotate di cannoni lancia-arpioni. Gli arpioni moderni sono progettati per esplodere una volta penetrati nel corpo del cetaceo, provocando danni interni gravissimi. In teoria questo dovrebbe ridurre la sofferenza, ma nella pratica non sempre l'animale muore subito. In alcuni casi può continuare a nuotare, sanguinare e dibattersi per molto tempo prima di morire.
È proprio su questo aspetto che si concentra da anni una parte importante delle critiche: anche quando è legale, la caccia alle balene resta una pratica difficilmente conciliabile con i moderni criteri di benessere animale. La caccia commerciale alle balene è infatti vietata da decenni in gran parte del mondo attraverso una moratoria della Commissione Internazionale per la Caccia alle Balene (IWC), ma Islanda, Norvegia e Giappone hanno continuato in forme diverse a praticarla su larga scala.
Ha ancora senso la caccia alle balene oggi?

A difendere l'attività e i suoi lavoratori in Islanda è soprattutto chi considera la caccia una tradizione, un'attività economica legittima e un simbolo di sovranità nazionale. Per gli oppositori, invece, è un settore ormai marginale che sopravvive soprattutto per ragioni ideologiche e identitarie. Nel frattempo, mentre le baleniere cacciano in mare, il governo islandese ha annunciato l'intenzione di presentare in autunno una proposta di legge per vietare definitivamente la caccia alle balene.
La scena dell'inno nazionale diffuso mentre un cetaceo morto viene trascinato a terra, seguita dal gesto di un operaio che brandisce i genitali della balenottera davanti alle telecamere, è finita così per condensare in pochi secondi tutto il conflitto che ruota attorno alla caccia alle balene in Islanda: nazionalismo, provocazione, tensione con gli attivisti, scontro politico e una domanda di fondo che continua a tornare. Nel 2026, in un Paese che si presenta al mondo come patria della natura incontaminata e del turismo sostenibile, c'è ancora spazio per una pratica così controversa?