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29 Settembre 2026
16:57

Il gioco contagia e unisce bambini e scimmie, prof. Norscia: “Ha radici profonde nella nostra storia evolutiva”

Il gioco è contagioso e si diffonde allo stesso modo in bambini, scimpanzé, bonobo e gorilla. Lo dimostra uno studio dell’Università di Torino guidato dal professor Ivan Norscia: “Se qualcuno comincia a giocare, gli altri lo seguono”.

Intervista a Prof. Ivan Norscia
Professore associato Università di Torino e primo autore dello studio
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Due giovani gorilla di montagna giocano tra le foreste dell'Uganda

Quando qualcuno comincia a giocare, anche chi gli sta vicino e lo osserva ha maggiori probabilità di iniziare a farlo a propria volta. Succede ai bambini, ma anche ai piccoli scimpanzé, bonobo e gorilla. È quanto emerge da uno studio dell'Università di Torino pubblicato recentemente sulla rivista Philosophical Transactions of the Royal Society B, che ha analizzato per la prima volta se e come avviene il contagio del gioco in tutte le specie di scimmie antropomorfe sociali, Homo sapiens incluso.

"Volevamo capire se il gioco fosse contagioso in tutti gli ominidi sociali", spiega a Fanpage.it Ivan Norscia, professore associato all’Università di Torino e primo autore dello studio firmato insieme ai colleghi Edoardo Collarini e Giada Cordoni. "Sapevamo che il fenomeno era già stato osservato negli scimpanzé, ma non era ancora stato dimostrato e misurato nelle altre specie".

Come il gioco si diffonde contagiosamente in un gruppo

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Bambini e scimmie antropomorfe giocano e si lasciano contagiare allo stesso modo. Immagine da Norscia et al., 2026

Per studiare questo fenomeno, i ricercatori hanno accumulato oltre 1.100 ore di osservazioni tra il 2022 e il 2025, seguendo 107 individui appartenenti a otto gruppi: due di bambini e due rispettivamente di scimpanzé, bonobo e gorilla. I bambini, di età compresa tra i 13 e i 36 mesi, frequentavano un asilo nido di Torino, mentre le altre specie sono state osservate in diverse strutture zoologiche europee.

I ricercatori hanno considerato come possibile contagio ciò che accadeva nei tre minuti successivi all'inizio di un episodio di gioco spontaneo. Se un individuo che non stava giocando cominciava a farlo dopo aver osservato qualcun altro, il comportamento veniva poi confrontato con situazioni analoghe in cui non era stato osservato alcuna attività di gioca precedentemente. Il risultato è stato netto: in tutte e quattro le specie la probabilità di iniziare a giocare aumentava dopo aver visto che qualcun altro aveva cominciato a farlo.

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Inseguimenti, spinte e lotta sono i giochi che accomunano tanto gli scimpanzé e le altre scimmie, quanto i nostri bambini

E bambini e le giovani scimmie lo fanno in modi sorprendentemente simili. "I pattern comportamentali sono praticamente gli stessi e prevedono una forte componente fisica, come giochi di lotta, inseguimenti e spinte. Sia le altre scimmie che i nostri bambini giocano allo stesso modo. L'etogramma è praticamente lo stesso", racconta Norscia.

Anche il contesto sociale fa la differenza nel gioco

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Il gioco è contagioso allo stesso modo in tutte le scimmie antropomorfe sociali, bambini umani inclusi

Il contagio non dipende però da semplice fatto di osservare un proprio simile che sta giocando. A fare la differenza sono anche le relazioni all'interno del gruppo. Il contagio era infatti maggiore tra gli individui più legati da comportamenti affiliativi e interazioni amichevoli come il grooming – la pulizia reciproca del pelo – e la vicinanza fisica. Al contrario, il gioco si diffondeva di meno ì nei gruppi in cui erano più frequenti le interazioni aggressive.

"Il gioco si trova un po' a metà tra la dimensione competitiva e quella affiliativa. E abbiamo osservato che nei gruppi in cui i comportamenti amichevoli sono più frequenti anche il contagio del gioco è maggiore", spiega ancora Norscia. Anche la distanza conta: gli individui che si trovavano entro circa dieci metri da quello che aveva iniziato a giocare erano quelli più propensi a lasciarsi coinvolgere. A essere maggiormente contagiati erano inoltre i soggetti più giovani e i maschi.

"Il dato sull'età è coerente col fatto che il gioco spontaneo tende a ridursi fortemente nell'età adulta. Mentre il fatto che siano più i maschi a giocare si inserisce all'interno di una delle funzioni principali del gioco, ovvero esercitare capacità sociali e anche competitive che potranno essere utilizzate successivamente. Bonobo a parte, infatti, in tutte le altre specie sono soprattutto i maschi ad avere maggiore peso sociale all'interno del gruppo", aggiunge Norscia.

Il contagio del gioco, un comportamento antico quanto le stesse scimmie sociali

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Il professor Ivan Norscia durante il lavoro sul campo nella foresta pluviale della Guyana francese

Il fatto che il contagio del gioco sia stato osservato in bambini, scimpanzé, bonobo e gorilla e che i suoi principali fattori scatenanti siano in gran parte condivisi suggerisce una possibile origine evolutiva comune. Secondo gli autori, infatti, questo fenomeno potrebbe essere comparso già nell'ultimo antenato comune tra noi e tutte le altre scimmie antropomorfe.

Non significa naturalmente che questo comportamento sia rimasto identico e immutato per milioni di anni, ma dimostra ancora una volta quanto noi e le altre scimmie siamo ancora profondamente legati da un punto di vista biologico e comportamentale.

"Il gioco permette di sperimentare contemporaneamente cooperazione, competizione e tolleranza senza che l'interazione debba necessariamente trasformarsi in un conflitto. È quindi un contesto particolarmente utile per imparare a stare insieme, che emerge fin dalle prime fasi dello sviluppo e promuove la creazione e il mantenimento dei legami sociali", aggiunge ancora Ivan Norscia.

Il contagio è talmente forte che non ha bisogno neppure del contatto fisico

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Un piccolo gorilla nel Parco Nazionale dei Virunga

È noto da tempo che tra le scimmie e tanti altri animali sociali, il contagio emotivo e il riuscire a provare ciò che sta provando l'altro – ovvero le basi dell'empatia – sono fenomeni morto forti, che determinano anche come ogni individuo si inserisce e interagisce con gli altri membri del proprio gruppo sociale. Ed forse proprio questa contagiosità a spiegare molto dei comportamenti di gruppo tanto nelle scimmie, che nella nostra stessa specie.

"Studiando due gruppi di scimpanzé separati in uno studio parallelo (pubblicato su Behavioural Processes, ndr ) abbiamo trovato che può esserci contagio anche quando le scimmie sono fisicamente separate, ma possono vedersi e comunicare attraverso una recinzione. In questo caso, a essere contagioso non è solo il gioco, ma anche il grooming e l'aggressione. È quasi come un filo trasparente che lega i vari individui anche quando non possono interagire fisicamente in maniera diretta", spiega Norscia.

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Anche il gioco contagioso potrebbe essere un altra caratteristica condivisa tra umani e alte scimmie antropomorfe

Un'immagine che può aiutare a capire quanto i comportamenti collettivi siano legati alle relazioni tra gli individui. E che apre anche una domanda più ampia: se il gioco può propagarsi in questo modo tra bambini e grandi scimmie, quanto dello stesso meccanismo può contribuire a diffondere comportamenti e stati emotivi nei gruppi umani?

"Potrebbero essere fatti molti parallelismi con la nostra specie. Pensiamo, per esempio, a come si contagiano a vicenda due gruppi di tifosi rivali fisicamente separati all'interno di uno stadio. Il contagio emotivo va al di là dei confini di un gruppo", conclude Norscia. E che sia il gioco, uno stato d'animo o un atteggiamento ostile, quello stesso filo trasparente che tiene interconnessi i vari gruppi è probabilmente lo stesso che ancora tiene legate insieme tutte le scimmie. Umane e non.

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