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31 Luglio 2026
10:02

Le scimmie si prendono cura delle altre specie: l’indizio sul nostro rapporto con gli animali da compagnia

Uno studio su 427 casi racconta come molte scimmie instaurano legami con animali appartenenti a specie diverse, dai cani agli scoiattoli, passando per maiali e tanti altri. Un comportamento che potrebbe far luce sull'origine evolutiva del rapporto tra umani e animali da compagnia.

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Macachi orsini (Macaca arctoides) mentre "spulciano" un cane randagio in Thailandia. Foto di Neil Challis via Grueter et al., 2026

Perché noi esseri umani ci prendiamo cura degli animali da compagnia? Secondo un nuovo studio, per rispondere a questa domanda bisogna guardare molto più lontano nel nostro albero evolutivo. Le basi comportamentali che ci permettono di instaurare legami con cani, gatti e tanti altri animali, infatti, potrebbero avere origini molto più antiche di quanto creduto finora. Anche molte altre specie di primati, infatti, sembrano propense a interagire e stringere legami con altri animali.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Primates e coordinato dall'Università di Oxford, ha raccolto per la prima volta tutte le osservazioni disponibili su queste interazioni interspecifiche. I ricercatori hanno così analizzato 427 casi che coinvolgono 88 specie di primati e ben 127 specie di altri animali, documentando tantissimi episodi in cui scimmie antropomorfe e non giocano, fanno grooming, trasportano o addirittura si prendono cura di altri animali grandi e piccoli.

Scimmie che giocano, "spulciano" e si prendono cura di altri animali

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Un entello dal ciuffo (Semnopithecus priam) accarezza uno scoiattolo gigante dello Sri Lanka (Ratufa macroura). Foto di Senthi Aathavan Senthilverl via Grueter et al., 2026

Di storie e racconti di scimmie che interagiscono con altri animali ce ne sono tantissimi. Tra gli episodi più noti di queste interazioni eterospecifiche, per esempio, ci sono i macachi orsini (Macaca arctoides) che in Thailandia spulciano il pelo dei cani, gli entelli dal ciuffo (Semnopithecus priam) che in Sri Lanka "accarezzano" o accudiscono gli scoiattoli giganti (Ratufa macroura), i rinopitechi bruni (Rhinopithecus bieti) che giocano con i maiali in Cina e i lemuri del Madagascar che si dedicano alla pulizia reciproca con altri lemuri appartenenti a specie diverse.

Chi è stato in Giappone sull'isola di Yakushima, invece, avrà spesso visto i macachi (Macaca fuscata) associati ai cervi sika (Cervus nippon). Le scimmie li "cavalcano", ci interagiscono e, a volte, provano in realtà anche ad accoppiarsi con loro. Per non parlare poi dei cebi cappuccini (Cebus capucinus) che rapiscono cuccioli di scimmie urlatrici (Alouatta palliata) su un'isola al largo di Panama o del caso straordinario documentato per la prima volta in Brasile nel 2006 in cui gli stessi cebi hanno accudito per mesi piccoli uistitì.

L'analisi mostra che le interazioni più frequenti sono il gioco e il grooming, che è molto più che una semplice pulizia reciproca del pelo: è infatti un comportamento fondamentale per i primati, perché serve a instaurare e a rafforzare i legami sociali. I giovani individui sono quelli che più spesso "giocano" con animali di altre specie, come prevedibile, mentre le femmine adulte tendono a dedicarsi di più al grooming e ai comportamenti di accudimento. I maschi adulti, invece, mostrano questi comportamenti molto più raramente.

Nelle altre scimmie potrebbero esserci le basi evolutive del prendersi cura degli animali da compagnia

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Un gibbone dalla guance bianche (Nomascus leucogenys) accudisce un topolino in uno zoo in Cina. Foto di Cyril Grueter via Grueter et al., 2026

Nella maggior parte dei casi sono proprio i primati a prendere l'iniziativa. Le relazioni si instaurano più facilmente con specie evolutivamente vicine, ma non mancano casi che coinvolgono cani, uccelli, scoiattoli e perfino rettili. Secondo gli autori, tutti questi comportamenti non equivalgono naturalmente all'instaurare una relazione con animali domestici o da compagnia per come la intendiamo noi oggi, tuttavia potrebbero aiutarci a capire meglio o almeno in parte perché lo facciamo.

Alcuni dei meccanismi evolutivi e biologici come la curiosità verso altre specie, la propensione a prendersene cura o semplicemente il tollerare la compagnia di altri animali, infatti, potrebbero essere presenti nei primati da molto tempo prima che comparisse la nostra specie. Milioni di anni dopo, poi, queste stesse basi evolutive potrebbero aver favorito negli esseri umani la nascita delle relazioni strette con altre specie culminate nella domesticazione e lo sviluppo del desiderio di prendersi cura degli animali da compagnia.

Naturalmente, in questo tipo di relazioni entrano in gioco tantissimi altri fattori, come i segnali infantili dei cuccioli o di certe specie che attivano "l'istinto" a prendersene cura, l'elevata socialità della nostra specie e di molti molti altri primati e così via. Eppure, il desiderio, la spinta innata o la semplice curiosità verso altri animali, sembra essere una caratteristica condivisa almeno in parte tra noi e molte altre specie di primati.

Scimmie, umani e relazioni con altri animali, una storia probabilmente antica e condivisa

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Un macaco giapponese (Macaca fuscata) cavalca un cervo sika (Cervus nippon) in Giappone. Foto di Alexandre Bonnefoy e Cédric Sueur via Grueter et al., 2026

Non tutte queste storia, però, hanno poi un lieto fine. Lo studio riporta infatti 13 episodi in cui l'animale coinvolto è purtroppo morto, spesso perché per ovvi motivi le scimmie non riescono a prendersene cura in maniera adeguata. In Arabia Saudita, per esempio, i babbuini amadriadi (Papio hamadryas) spesso rapiscono cuccioli di cani randagi e li tengono con sé per diverso tempo. Tuttavia, altrettanto spesso questi cuccioli muoiono perché le scimmie non sono davvero in grado di comprendere le loro esigenze.

Ma oltre a offrire nuovi indizi sull'evoluzione dell'empatia e dei comportamenti sociali verso altre specie nei primati, tutti questi casi raccolti e analizzati dai ricercatori potrebbero avere anche applicazioni molto più pratiche. Capire infatti come e perché alcune specie sono più propense a relazionarsi con altre, potrebbe migliorare la gestione degli animali negli zoo o nei centri di recupero, dove spesso gli spazi sono ristretti, i conspecifici pochi e tante specie diverse di animali sono costrette a stare insieme.

Gli autori, infine, sottolineano anche come queste interazioni apparentemente insolite o eccezionali siano in realtà probabilmente molto più comuni di quanto si creda. Tuttavia, nella maggior parte dei casi restano comportamenti difficili da osservare e soprattutto documentare in natura. Eppure, studiarle in maniera sistematica queste interazioni potrebbe aiutarci a capire meglio come si sono evolute la flessibilità sociale e la capacità dei primati, esseri umani compresi, di riuscire a creare legami così unici con tantissimi animali diversi.

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