
La vita in natura per gli animali sociali è spesso fatta anche di conflitti e scontri. Due gruppi possono arrivare ad affrontarsi faccia a faccia per un territorio, una fonte di cibo o la possibilità di riprodursi. E gran parte di ciò che determina l'esito di una contesa non è però lo scontro fisico vero e proprio, ma quello che avviene prima ancora che inizi.
È quanto emerge da una review pubblicata recentemente sulla rivista Trends in Ecology & Evolution, dove gli autori hanno raccolto numerosi studi su specie sociali molto diverse tra loro, dalle formiche ai primati. Secondo i ricercatori, molti animali si preparano attentamente a un conflitto mettendo in atto una serie di comportamenti preventivi per aumentare le probabilità di successo e ridurre i rischi dello scontro diretto.
Come gli animali si preparano a una "guerra"

Le contese tra gruppi rappresentano una forte pressione evolutiva all'interno di una specie, perché possono influenzare la sopravvivenza e il successo riproduttivo degli individui. Per questo motivo la selezione naturale ha favorito diverse strategie che permettono di arrivare preparati a un eventuale conflitto. Gli autori, analizzando diverse specie ne hanno individuati molti: ci sono una maggiore vigilanza dell'ambiente, spostamenti più prudenti, il controllo dei confini del territorio e, in alcuni casi, perfino vere e proprie incursioni nei territori dei rivali.
L'intensità di queste strategie, inoltre, cambia in base al livello di minaccia: gli animali si preparano di più quando il gruppo avversario è numeroso, poco conosciuto o ha maggiori probabilità di attaccare. Prendiamo per esempio gli scimpanzé, probabilmente i primati in grado di organizzare la cosa che più si avvicina al concetto umano di "guerra".
Queste scimmie, nelle zone dove gli incontri con gruppi rivali sono più frequenti, tendono a sostare in luoghi elevati da cui possono osservare meglio l'ambiente invece di dedicarsi ad attività più rumorose – e che potrebbero quindi rilevare agli altri la propri presenza – come mangiare o spostarsi. Le manguste nane (Helogale parvula), invece, quando percepiscono l'odore o i richiami di un gruppo rivale rallentano i movimenti e aumentano il numero delle sentinelle, cioè gli individui che controllano i dintorni per individuare eventuali pericoli.
Pattugliamenti, incursioni e alleanze

Anche il modo in cui gli animali utilizzano il proprio territorio cambia in funzione della minaccia. Alcune specie rafforzano i segnali olfattivi lasciando più marcature odorose per ribadire che quell'area è occupata, mentre altre preferiscono evitare temporaneamente le zone frequentate dai rivali per ridurre il rischio di uno scontro vero e proprio. In alcune specie, però, la strategia è completamente opposta.
I maschi di scimpanzé possono infatti organizzare silenziose e letali incursioni nel territorio confinante, avanzando in fila indiana e dirigendosi verso i rivali seguendo il suono delle loro vocalizzazioni. Anche le manguste striate (Mungos mungo) effettuano veri e propri raid contro gruppi vicini, arrivando talvolta a ucciderne i piccoli.
La preparazione non riguarda solo la sorveglianza o l'attacco. Quando il rischio di un conflitto aumenta, molti mammiferi rafforzano anche i legami sociali e quindi le alleanze. Sempre gli scimpanzé, per esempio, trascorrono più tempo a fare grooming e a pulirsi reciprocamente la pelliccia oppure a giocare insieme. Questi comportamenti sembrano ridurre lo stress, migliorare la comunicazione e soprattutto rafforzare la coesione del gruppo, rendendolo più efficace nel difendere un territorio.
L'evoluzione biologica della pianificazione di un conflitto

Per decenni abbiamo considerato gli scontri tra individui o gruppi negli altri animali una questione di mera forza bruta. A vincere è il più grosso, il più forte, il gruppo più numeroso. Tuttavia, evidentemente non è così, perlomeno nelle specie sociali, dove relazioni, alleanze e strategie contano molto di più della forza fisica. E secondo gli autori dello studio, capire come gli anche altri animali valutino il livello di minaccia e decidano quale strategia adottare è una delle principali sfide per la ricerca futura.
Memoria delle esperienze passate, segnali percepiti nell'ambiente e capacità cognitive sembrano infatti lavorare insieme nel guidare queste decisioni. Si tratta di capacità che, come accade molto spesso nello studio del comportamento animale, abbiamo a lungo considerato erroneamente un'esclusiva umana.
Ancora una volta, invece, molto di ciò che facciamo noi – nel bene e nel mare – trova un filo conduttore biologico che si intreccia, in modi e grandi diversi, con la vita e l'evoluzione delle altre specie che ci hanno accompagnato fino a qui. E capire come gli altri animali si preparano a uno scontro o pianificano un vero e proprio conflitto, potrebbe offrirci anche nuove informazioni sull'evoluzione delle capacità cognitive e sulle origini di questi fenomeni persino nella nostra stessa specie.