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17 Luglio 2026
16:56

Come gli animali si preparano allo scontro: vigilanza, incursioni, alleanza e strategie prima di un attacco

Prima di uno scontro, molti animali si preparano aumentando le attività di vigilanza, compiendo incursioni e rafforzando i legami sociali. Uno studio svela le strategie delle specie sociali per ridurre i rischi e aumentare le probabilità di successo.

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Uno scimpanzé durante un conflitto all'interno del Parco Nazionale di Kibale, Uganda

La vita in natura per gli animali sociali è spesso fatta anche di conflitti e scontri. Due gruppi possono arrivare ad affrontarsi faccia a faccia per un territorio, una fonte di cibo o la possibilità di riprodursi. E gran parte di ciò che determina l'esito di una contesa non è però lo scontro fisico vero e proprio, ma quello che avviene prima ancora che inizi.

È quanto emerge da una review pubblicata recentemente sulla rivista Trends in Ecology & Evolution, dove gli autori hanno raccolto numerosi studi su specie sociali molto diverse tra loro, dalle formiche ai primati. Secondo i ricercatori, molti animali si preparano attentamente a un conflitto mettendo in atto una serie di comportamenti preventivi per aumentare le probabilità di successo e ridurre i rischi dello scontro diretto.

Come gli animali si preparano a una "guerra"

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In vista di uno scontro, le manguste nane (Helogale parvula) aumentano il numero delle sentinelle

Le contese tra gruppi rappresentano una forte pressione evolutiva all'interno di una specie, perché possono influenzare la sopravvivenza e il successo riproduttivo degli individui. Per questo motivo la selezione naturale ha favorito diverse strategie che permettono di arrivare preparati a un eventuale conflitto. Gli autori, analizzando diverse specie ne hanno individuati molti: ci sono una maggiore vigilanza dell'ambiente, spostamenti più prudenti, il controllo dei confini del territorio e, in alcuni casi, perfino vere e proprie incursioni nei territori dei rivali.

L'intensità di queste strategie, inoltre, cambia in base al livello di minaccia: gli animali si preparano di più quando il gruppo avversario è numeroso, poco conosciuto o ha maggiori probabilità di attaccare. Prendiamo per esempio gli scimpanzé, probabilmente i primati in grado di organizzare la cosa che più si avvicina al concetto umano di "guerra".

Queste scimmie, nelle zone dove gli incontri con gruppi rivali sono più frequenti, tendono a sostare in luoghi elevati da cui possono osservare meglio l'ambiente invece di dedicarsi ad attività più rumorose – e che potrebbero quindi rilevare agli altri la propri presenza – come mangiare o spostarsi. Le manguste nane (Helogale parvula), invece, quando percepiscono l'odore o i richiami di un gruppo rivale rallentano i movimenti e aumentano il numero delle sentinelle, cioè gli individui che controllano i dintorni per individuare eventuali pericoli.

Pattugliamenti, incursioni e alleanze

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Gli scimpanzé maschi si coalizzano per compiere pattugliamenti e incursioni nei terrioptri rivali

Anche il modo in cui gli animali utilizzano il proprio territorio cambia in funzione della minaccia. Alcune specie rafforzano i segnali olfattivi lasciando più marcature odorose per ribadire che quell'area è occupata, mentre altre preferiscono evitare temporaneamente le zone frequentate dai rivali per ridurre il rischio di uno scontro vero e proprio. In alcune specie, però, la strategia è completamente opposta.

I maschi di scimpanzé possono infatti organizzare silenziose e letali incursioni nel territorio confinante, avanzando in fila indiana e dirigendosi verso i rivali seguendo il suono delle loro vocalizzazioni. Anche le manguste striate (Mungos mungo) effettuano veri e propri raid contro gruppi vicini, arrivando talvolta a ucciderne i piccoli.

La preparazione non riguarda solo la sorveglianza o l'attacco. Quando il rischio di un conflitto aumenta, molti mammiferi rafforzano anche i legami sociali e quindi le alleanze. Sempre gli scimpanzé, per esempio, trascorrono più tempo a fare grooming e a pulirsi reciprocamente la pelliccia oppure a giocare insieme. Questi comportamenti sembrano ridurre lo stress, migliorare la comunicazione e soprattutto rafforzare la coesione del gruppo, rendendolo più efficace nel difendere un territorio.

L'evoluzione biologica della pianificazione di un conflitto

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Un gruppo di suricati in allerta sorveglia il proprio territorio

Per decenni abbiamo considerato gli scontri tra individui o gruppi negli altri animali una questione di mera forza bruta. A vincere è il più grosso, il più forte, il gruppo più numeroso. Tuttavia, evidentemente non è così, perlomeno nelle specie sociali, dove relazioni, alleanze e strategie contano molto di più della forza fisica. E secondo gli autori dello studio, capire come gli anche altri animali valutino il livello di minaccia e decidano quale strategia adottare è una delle principali sfide per la ricerca futura.

Memoria delle esperienze passate, segnali percepiti nell'ambiente e capacità cognitive sembrano infatti lavorare insieme nel guidare queste decisioni. Si tratta di capacità che, come accade molto spesso nello studio del comportamento animale, abbiamo a lungo considerato erroneamente un'esclusiva umana.

Ancora una volta, invece, molto di ciò che facciamo noi – nel bene e nel mare – trova un filo conduttore biologico che si intreccia, in modi e grandi diversi, con la vita e l'evoluzione delle altre specie che ci hanno accompagnato fino a qui. E capire come gli altri animali si preparano a uno scontro o pianificano un vero e proprio conflitto, potrebbe offrirci anche nuove informazioni sull'evoluzione delle capacità cognitive e sulle origini di questi fenomeni persino nella nostra stessa specie.

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