
Considerando quanto sia ancora difficile far passare il concetto che ogni cane ha il suo carattere, e si tratta dell'animale che ci è più vicino e con cui ci siamo co evoluti, risulterà complessissimo comprendere che anche i serpenti a sonagli hanno ognuno la sua personalità. E a dimostrazione di ciò due ricercatori del Dipartimento di "Earth and Biological Sciences" dell'Università di Loma Linda in California hanno scoperto che proprio in base al carattere ogni rettile appartenente a questa specie usa il veleno a suo modo.
Nello studio pubblicato su Frontiers in Ethology, gli esperti hanno scoperto che i serpenti a sonagli del Pacifico meridionale (Crotalus oreganus helleri) mostrano differenze individuali nei comportamenti difensivi, tra cui la quantità di veleno che rilasciano quando mordono. "I risultati suggeriscono che l'iniezione di veleno ha una componente ripetibile che potrebbe riflettere differenze di temperamento", precisano nello studio.
La personalità del serpente: cosa c'è alla base dello studio
Il punto fondamentale per capire questa notizia è andare alla base del ragionamento, ovvero accettare l'individualità anche in una specie così lontana da noi. "La personalità animale è caratterizzata da differenze comportamentali costanti tra individui, nel tempo e in diversi contesti, e può influenzare un'ampia gamma di processi ecologici ed evolutivi – scrivono i ricercatori – Il veleno rappresenta un sistema ideale per affrontare questa questione, poiché gli animali velenosi possono regolare la quantità di veleno iniettato".
Partendo dunque dal presupposto che ogni rettile sceglie la quantità di veleno da utilizzare, i ricercatori sottolineano anche il "costo" della produzione del veleno: i serpenti devono produrlo, conservarlo e poi reintegrarlo dopo l'uso. Lì dove è uno strumento fondamentale per difendersi, il consumo eccessivo può chiaramente ridurne la disponibilità poi per altri scopi come catturare le prede e preservarne una scorta per altri eventuali attacchi. I ricercatori hanno dunque voluto valutare come i singoli esemplari si regolano per gestire questa importante risorsa che hanno, analizzando 48 serpenti a sonagli del Pacifico meridionale, di cui 35 adulti e 13 subadulti. Ogni serpente è stato sottoposto a tre prove di estrazione del veleno, intervallate da due settimane. Durante il monitoraggio, sono stati valutati diversi parametri come il numero di volte in cui ogni singolo animale ha deciso di mordere e la quantità utilizzata.
Sono così chiaramente emerse le scelte che ogni animale ha fatto e nonostante sia stato evidente che i serpenti più grandi emettevano più veleno rispetto a quelli più piccoli, le differenze individuali sono sempre risultate discriminanti e non potevano essere spiegate semplicemente dalla grandezza degli animali, cosa che invece si deve ricondurre alla loro maggiore capacità di immagazzinamento del veleno.
Paura e mistificazione: l'immaginario collettivo sui serpenti è fuorviante
I serpenti nell'immaginario collettivo evocano paure e mistificazioni dell'etologia di questi animali. Come ha spiegato la psicologa Giorgia Inferrera su Kodami "l'ofidiofobia è la paura intensa e irrazionale dei serpenti, ma spesso coinvolge più in generale tutti gli animali che strisciano, e può essere innescata da cause diverse. Può essere dovuta a esperienze traumatiche o da informazioni apprese, o addirittura dalla simbologia associata al serpente".
Per quella che è una vera fobia ma anche per questioni culturali che hanno radici antiche, parlare di uno studio in cui si mette in rilievo le caratteristiche individuali di questi rettili è utile a comprendere quanto tutte le creature viventi abbiano una vita a sé, indipendente dalla nostra percezione e dovrebbe contribuire ad acquisire una visione meno antropocentrica della vita.
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