
In natura esistono tante forme di mimetismo. Alcuni animali imitano i colori e l'aspetto di specie velenose per non farsi mangiare, altri si confondono perfettamente con la vegetazione tanto da sembrare foglie o rami. La vipera cornuta dalla coda a ragno, però, ha portato il mimetismo a un livello decisamente superiore: la punta della sua coda sembra un ragno a tutti gli effetti, con tanto di lunghe zampe che penzolano.
Il suo nome scientifico è Pseudocerastes urarachnoides, è una specie scoperta e descritta solo nel 2006 e vive esclusivamente in alcune aree remote dell'Iran. Il serpente usa la punta della coda per attirare le prede e l'inganno è così realistico e unico nel suo genere che quando questo rettile venne visto per la prima volta si pensò fosse una sorta di deformità, come un tumore.
La vipera muove la punta della coda per attirare gli uccelli, che possono scambiarla facilmente per un vero aracnide da mangiare. Si posiziona immobile su una roccia, camuffandosi grazie alle squame dal colore simile al substrato, e muove il "ragno" facendolo "camminare" come se fosse vivo. Quando poi un uccello si avvicina abbastanza per cercare di catturare il presunto ragno, il serpente scatta e lo preda.
Per molto tempo, però, gli scienziati non sapevano cosa si nascondesse all'interno di quella coda così insolita. Ora un gruppo di ricercatori ha potuto osservarla per la prima volta nel dettaglio grazie alla tomografia computerizzata a raggi X, ovvero una TAC che permette di ottenere migliaia di immagini dell'interno di un oggetto e ricostruirlo in tre dimensioni senza doverlo aprire o danneggiare.
Lo studio, pubblicato sulla rivista The Anatomical Record, ha analizzato in particolare l'olotipo della specie, ovvero il primo individuo di questa specie conservato in un museo e che viene utilizzato come riferimento per descrivere le caratteristiche della specie. Il serpente è lo stesso raccolto nel 1968, quando al Field Museum di Chicago l'estremità della coda era stata inizialmente interpretata come una malformazione. Solo dopo il ritrovamento di un secondo individuo con una coda simile molti anni dopo, nel 2003, gli scienziati iniziarono a capire che quella caratteristica era invece del tutto normale e tipica della specie.

Le immagini ottenute dalla TAC hanno però rivelato qualcosa di sorprendente: al suo interno, la coda è molto più normale di quanto si potrebbe immaginare osservandola dall'esterno. Le vertebre che la compongono, infatti, non presentano forme particolarmente insolite. Sono del tutto simili a quelle di molte altre vipere e nello scheletro non c'è nulla che permetta di capire quanto sia particolare l'aspetto della punta della coda o che possa suggerire il comportamento utilizzato per attirare gli uccelli.
La scoperta è interessante perché significa che strutture anche incredibilmente complesse non hanno necessariamente bisogno di un "supporto" scheletrico, ma lo è soprattutto per chi studia l'evoluzione degli animali. I fossili, infatti, conservano principalmente le parti dure del corpo, come ossa e denti. Ma alcune caratteristiche fondamentali per la sopravvivenza possono dipendere anche da tessuti molli, appendici, strutture esterne e comportamenti che non lasciano alcuna traccia nelle rocce.

Nel caso della vipera dalla coda a ragno, osservando soltanto le ossa sarebbe quindi praticamente impossibile immaginare che quel rettile possieda una struttura così complessa, particolare e che la utilizzi come esca per attirare e catturare gli uccelli. Il suo scheletro è praticamente indistinguibile da quello di altri serpenti che hanno invece una coda normalissima.
La coda di Pseudocerastes urarachnoides è un ulteriore prova di quanto possa essere difficile ricostruire l'aspetto e il comportamento delle specie estinte partendo esclusivamente dai loro fossili. Pensiamo per esempio ai dinosauri non aviani. Ma è anche la dimostrazione di come anche strutture molto complesse e che ci aspetteremmo del tutto diversamente viste dall'interno, si rivelino poi molto semplici. E lo abbiamo scoperto grazie a un serpente trovato quasi sessant'anni che ci ha offerto nuove informazioni grazie alle tecnologie disponibili oggi.