UN PROGETTO DI
3 Maggio 2026
10:00

Incastonato in una pietra di 210 milioni di anni fa il coccodrillo che uccideva le prede schiacciandole con la sua grande bocca

Si chiama Eosphorosuchus lacrimosa ed è una specie esistita nel tardo Triassico. I suoi resti ritrovati nel "Ghost ranch" in New Messico hanno permesso di scoprire un animale che fino da ora si pensava appartenesse ad un'altra specie di coccodrillo.

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Foto esemplificativa di un coccodrillo

E' l'Università di Yale a riscrivere la storia di una specie, quella dei coccodrilli, scoprendo incastonato in una pietra di 210 milioni di anni fa il fossile di un esemplare che è stato chiamato Eosphorosuchus lacrimosa.

Questo animale rappresenta una specie mai scoperta fino ad ora che ha vissuto in una remotissima era in cui avvenne "la diversificazione dei proto-coccodrilli verso l'inizio dell'Era dei Rettili", come ha spiegato Bhart-Anjan Bhullar, professore associato di scienze della Terra e planetarie della Facoltà di Arti e Scienze di Yale, curatore associato di paleontologia e zoologia dei vertebrati al Peabody Museum e autore senior del nuovo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B.

L'evoluzione e la diversificazione iniziali dei Crocodylomorpha rappresentano una componente chiave dell'evoluzione dei vertebrati terrestri e questo studio ha ora consentito di ricostruire gli ultimi istanti di vita di due "cugini".

Uno era già noto agli studiosi, l'Hesperosuchus agilis, un proto coccodrillo che aveva un muso lungo, zampe posteriori robuste e braccia più piccole e sottili rispetto a quelli che conosciamo oggi. E poi è stato ora scoperto che c'era un suo parente stretto, appunto Eosphorosuchus lacrimosa, che era più o meno delle stesse dimensioni ma aveva un'altra morfologia: presentava un muso più corto, il cranio più robusto e i suoi muscoli mascellari erano più sviluppati, perfetti per chiudere la bocca su prede di grandi dimensioni.

Entrambi gli animali hanno avuto lo stesso destino, ovvero come scrivono gli studiosi sono spariti nello stesso momento per cause che possono essere legate a un cataclisma naturale.

La scoperta è però rilevante per la riscrittura delle origini di questa specie, considerando che "l'ascesa e il declino dei Crocodylomorpha costituiscono una parte fondamentale della narrazione dell'evoluzione dei vertebrati terrestri".

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I resti di Eosphorosuchus lacrimosa

Durante il tardo Triassico, praticamente, erano due le specie di rettili che si contendevano il dominio: da un lato la linea che avrebbe prodotto coccodrilli e alligatori, e dall'altro quella che avrebbe portato agli uccelli che, ricordiamolo, sono ancora oggi dei veri e propri dinosauri.  "I dinosauri di quel tempo erano animali snelli e delicati – ha spiegato Bhullar – che camminavano su due zampe sottili quasi come gli aironi, mentre i coccodrilli erano predatori veloci a quattro zampe, bassi e dalla corporatura più robusta, analoghi a uno sciacallo, una grossa volpe o un cane".

Eosphorosuchus lacrimosa è stato ritrovato nell'area del cosiddetto "Ghost Ranch", nel Nuovo Messico. In questa zona sono decine i fossili di animali simili a coccodrilli, parenti delle lucertole, pesci e dinosauri che ad oggi sono riaffiorati. Questo reperto, poi, si conosce in realtà dal 1948 ma non era stato mai analizzato completamente. "Per anni, si è pensato che entrambi i coccodrilli di Ghost Ranch fossero esemplari di Hesperosuchus, ma l'animale di Yale sembrava avere una struttura facciale diversa", ha concluso il professore.

Ad approfondire, nel vero senso della parola, la sua storia è stata Miranda Margulis-Ohnuma, una dottoranda in scienze della Terra che ha utilizzato la tomografia computerizzata (TC)  per analizzare lo scheletro dell'animale riuscendo così a dettagliarne la forma e le caratteristiche osso per osso e così riuscendo a far emergere le differenze tra Eosphorosuchus lacrimosa e il suo parente più stretto.

"È uno spaccato di un singolo momento di 210 milioni di anni fa", ha detto Bhullar. "Questi due individui dovevano competere e interagire tra loro. È molto probabile che si stessero guardando negli occhi quando sono morti", hanno dichiarato gli esperti.

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