
Nelle foreste pluviali del Queensland settentrionale, in Australia, un team internazionale di ricercatori ha scoperto una nuova specie di ragno dal comportamento predatorio unico. Questo piccolo aracnide notturno costruisce infatti una sofisticata trappola a molla con la seta usata – una sorta di catapulta – per catturare un'unica specie di preda: la formica tessitrice verde (Oecophylla smaragdina), chiamata così per il colore della regina.
La nuova specie, descritta sulla rivista Current Biology, è stata soprannominata "ragno balista" per il funzionamento della sua trappola, che ricorda le antiche macchine da guerra romane utilizzate per lanciare massi e dardi. Il ragno non ha ancora ricevuto un nome scientifico ufficiale, ma appartiene al genere Propostira.
Un ragno estremamente specializzato

La quasi totalità dei ragni cattura tante specie diverse di insetti nelle loro ragnatele, ma questo caso fa decisamente eccezione. Secondo i ricercatori, si tratta probabilmente dell'esempio più estremo di specializzazione mai osservato tra tutti i ragni conosciuti. Non solo si nutre di formiche, prede considerate di solito molto rischiose per qualsiasi piccolo predatore, ma sembra essersi addirittura specializzato a catturare una singola specie.
Le formiche tessitrici verdi vivono in colonie numerose e ben organizzate. Quando percepiscono una minaccia, rilasciano segnali chimici che richiamano rapidamente altre compagne in loro aiuto. Per un piccolo ragno, attaccare direttamente una di queste formiche potrebbe quindi essere molto pericoloso. Tuttavia, il ragno balista è riuscito a evolvere una strategia predatoria unica che finora non era mai stata osservata.
Come funziona la trappola a molla del ragno balista

Durante il giorno il ragno rimane nascosto sulla pagina inferiore di una foglia, sopra i sentieri percorsi abitualmente dalle formiche. Al calare della notte entra poi in azione. L'aracnide scende lungo il tronco o tra la vegetazione e costruisce una complessa struttura di seta. Per farlo impiega anche quattro ore. La trappola è composta da numerosi fili tesi raggruppati a formare una sorta di cono ancorato a una foglia o un ramo, capace di accumulare energia elastica come una molla compressa.
Una volta completata la costruzione, il ragno riveste il cono con un tipo diverso di seta e poi si allontana rapidamente verso l'alto. A questo punto accade qualcosa di sorprendente e di mai visto prima: nel giro di pochi secondi una formica si avvicina e attacca aggressivamente la struttura di seta, mordendola.

Quando poi la formica rompe il punto di ancoraggio della trappola, il sistema scatta. L'energia accumulata nei fili viene liberata all'improvviso e la preda viene catapultata verso l'alto per oltre 30 centimetri, finendo impigliata nella ragnatela principale del ragno. Solo quando la formica è completamente immobilizzata il ragno si avvicina per avvolgerla nella seta e consumarla.
Uno degli aspetti più insoliti di questa strategia è che questo meccanismo non viene azionato dal ragno, ma dalla stessa preda. I ricercatori sospettano che durante le fasi finali della costruzione il ragno aggiunga alla seta particolari sostanze chimiche, probabilmente composti simili a feromoni, in grado di attirare le formiche operaie e provocarne la reazione aggressiva. Se questa ipotesi sarà confermata, si tratterebbe di un caso unico: una ragnatela progettata per attirare una sola specie e attivata direttamente dall'insetto destinato a rimanervi intrappolato.
Un capolavoro di bioingegneria naturale

Per comprendere il funzionamento della trappola, gli scienziati hanno anche analizzato i fili di seta con strumenti avanzati, tra cui microscopi elettronici. I risultati mostrano che la struttura è in grado di immagazzinare grandi quantità di energia elastica e di rilasciarla quasi istantaneamente. La sfida non è affatto da poco. Le formiche tessitrici possiedono infatti zampe dotate di speciali cuscinetti adesivi che permettono loro di aggrapparsi saldamente alle superfici. Per sollevarle, la contrazione dei fili deve quindi vincere una forza molte volte superiore al peso dell'insetto.
Secondo gli autori, questa straordinaria strategia si sarebbe evoluta per consentire al ragno di catturare una singola preda formica alla volta, allontanandola rapidamente dalle piste percorse dalle compagne e riducendo così il rischio di essere attaccato dall'intera colonia. Una soluzione raffinata ed efficace che dimostra ancora una volta come l'evoluzione possa produrre adattamenti sorprendenti, trasformando una semplice ragnatela in una vera e propria catapulta biologica.