
I barbagianni possono essere alleati molto preziosi nella lotta ai roditori che danneggiano i vigneti, e spesso sono persino più efficaci (e sostenibili) dei veleni. Un nuovo studio condotto tra i vigneti della Napa Valley, in California, dimostra infatti che questi rapaci notturni non si limitano solo a cacciare topi, ratti e arvicole: la loro sola presenza è sufficiente a spaventare i roditori e a tenerli lontani dall'uva, riducendo così i danni alle coltivazioni.
Pubblicato sulla rivista Ecological Applications, lo studio conferma come favorire la biodiversità possa offrire soluzioni basate sulla natura molto concrete per l'agricoltura, limitando il ricorso ai rodenticidi, sostanze chimiche molto tossiche utilizzate per eliminare i roditori, ma che possono avere conseguenze enormi anche su altri animali selvatici e sull'ambiente.
I barbagianni spaventano i roditori e li tengono lontani dalle coltivazioni

Per capire quanto i barbagianni siano efficaci nel controllo dei roditori, i ricercatori della Cal Poly Humboldt e dell'Università della California di Davis hanno studiato sei vigneti della Napa Valley durante il 2023. Gli scienziati hanno monitorato l'attività dei barbagianni attraverso le cassette nido installate nei vigneti e hanno osservato il comportamento dei roditori utilizzando speciali vassoi con cibo.
La quantità di cibo rimasta permetteva infatti di capire quanto gli animali si sentissero al sicuro: se mangiavano poco significava che percepivano un rischio maggiore di essere predati. I risultati sono stati molto netti: nei vigneti con una maggiore presenza di barbagianni è stato registrato tra il 38 e il 52% di roditori in meno rispetto a quelli dove i rapaci erano assenti o poco numerosi. Inoltre, i roditori si comportavano anche in modo molto più prudente, mostrando un aumento del 16-38% dei comportamenti legati alla paura per i predatori.
Questo significa che i rapaci notturni "proteggono" i vigneti in due modi diversi: predando direttamente una parte dei roditori e, allo stesso tempo, spaventando gli altri, costringendoli a uscire meno allo scoperto e a nutrirsi con maggiore cautela, riducendo così ulteriormente i danni alle coltivazioni. Si tratta di un fenomeno ecologico già noto, conosciuto come landscape of fear (o "paesaggio della paura"), dove con la loro presenza i predatori al vertice della piramide alimentare influenzano dall'alto verso il basso anche le loro prede.
Anche la vegetazione aiuta i rapaci a catturare più roditori

Lo studio ha evidenziato anche un altro aspetto interessante. Le aree con una maggiore copertura vegetale sembrano favorire l'efficacia nella caccia dei barbagianni. Il motivo è legato al modo in cui predatori e prede percepiscono l'ambiente. Sebbene i barbagianni caccino utilizzando il loro piumaggio bianco e la luce della Luna per "accecare" le loro prede, sfruttano soprattutto l'udito per localizzarle al buio.
I roditori, invece, si affidano soprattutto alla vista per individuare i pericoli, anche perché un barbagianni in volo quasi non produce alcun rumore e perciò non possono neppure sentirlo arrivare. In presenza di erba e vegetazione più fitta, quindi, le piccole prede fanno molta più fatica ad accorgersi dell'arrivo del rapace, mentre il barbagianni continua a localizzarli grazie ai suoni che producono e può avvicinarsi senza essere visto.
Una sola famiglia di barbagianni può catturare migliaia di roditori

Questa ricerca si inserisce in un progetto iniziato nel 2015, durante il quale gli studiosi hanno monitorato oltre 500 cassette nido installate tra i vigneti della California. Nel corso degli anni hanno anche scoperto che tra il 30 e il 75% delle cassette viene occupato ogni anno da coppie riproduttive di barbagianni. E monitorando nel tempo tutte queste coppie con pulli sono anche riusciti a stimare il numero di prede che una singola famiglia cattura ogni anno: fino a 4.000 roditori.
Si tratta di un contributo enorme per ridurre i danni alle coltivazioni, il tutto praticamente gratis e soprattutto senza dove ricorrere a pericolosi rodenticidi o prodotti chimici tossici: basta semplicemente installare una cassetta nido. I ricercatori consigliano cassette in legno piuttosto alte, montate su pali elevati e collocate in aree dove sono presenti prati o ambienti aperti per cacciare. Tuttavia, serve un po' di pazienza: possono volerci da uno a tre anni prima che una coppia di barbagianni scelga di occupare una nuova cassetta.
Più biodiversità, meno pesticidi

Questo studio rientra nel più ampio filone della biodiversità "al servizio" delle attività umane. Favorire infatti la presenza di alcune specie tra i campi e le coltivazioni, non solo può offrire servizi ecosistemici legati alla predazione, cosa abbastanza intuitiva, ma in alcuni casi permette anche di aumentare la produzione e quindi i guadagni. Come ha per esempio dimostrato un altro studio condotto invece in Michigan, dove un altro rapace, il gheppio americano, aiuta gli agricoltori a vedere un numero maggiore di ciliegie.
Agricoltura e fauna selvatica possono quindi coesistere e persino collaborare tra loro a vantaggio di entrambe. Proteggere o favorire la presenza di predatori come i rapaci significa infatti sfruttare un meccanismo ecologico già presente in natura da millenni, riducendo la dipendenza dalle sostanze chimiche tossiche. Naturalmente, i predatori non eliminano completamente il problema dei roditori, ma possono ridurne in modo significativo la loro presenza e i danni che causano, contribuendo a rendere la produzione agricola più sostenibile.
Anche qui in Italia il barbagianni è una specie piuttosto diffusa in molte aree agricole e rurali, comprese quelle vitivinicole. Conservare gli ambienti adatti alla sua presenza e installare cassette nido dove possibile potrebbe quindi rappresentare una strategia molto utile non solo per tutelare questo affascinante rapace notturno, ma anche per favorire un'agricoltura e una produzione di uva e vino più rispettosa della biodiversità e delle natura.