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25 Settembre 2026
13:49

Gli squali hanno un udito molto più sviluppato di quanto si pensasse

Gli squali possono percepire suoni in acqua anche fino a 74 metri di distanza, riuscendo a individuare con precisione la sorgente. Anche l’udito può quindi essere usato da questi predatori per individuare la presenza in mare di altri animali.

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Uno squalo orlato o pinna nera minora (Carcharhinus limbatus), la specie protagonista di questo studio

Gli squali possono percepire i suoni sott'acqua da distanze molto maggiori di quanto si pensasse e, soprattutto, sembrano essere in grado di capire da quale direzione provengono. A dimostrarlo è uno studio della Florida Atlantic University pubblicato recentemente sulla rivista Integrative Organismal Biology, condotto nelle acque della Florida sugli squali orlati o pinna nera minore (Carcharhinus limbatus).

E per un predatore che vive in un ambiente dove la visibilità può essere spesso molto limitata, l'udito può rappresentare un senso importante in più per individuare la presenza di altri animali, sia potenziali prede che predatori, anche quando questi non sono ancora visibili.

Gli squali reagiscono ai suoni fino a oltre 70 metri

Per capire quanto lontano potessero percepire un suono gli squali, i ricercatori hanno utilizzato un altoparlante subacqueo e seguito dall'alto, attraverso un drone, i movimenti dei predatori. Gli esperimenti sono stati condotti in acque basse e limpide al largo della contea di Palm Beach, dove durante l'inverno si concentrano numerosi squali orlati. Gli scienziati hanno trasmesso diversi suoni a bassa frequenza, tra 100 e 800 hertz, e un suono di controllo a 10 kilohertz, una frequenza che non può essere percepita dagli squali.

I suoni emessi non servivano ad attirare gli animali, ma a innescare una risposta di allerta. I ricercatori hanno poi misurato la distanza tra ogni squalo e la sorgente sonora nel momento in cui l'animale reagiva.

Il risultato è stato particolarmente interessante: gli squali hanno reagito ai suoni a bassa frequenza da almeno 62 metri di distanza e, in alcuni casi, fino a 74 metri. Quando percepivano il segnale, cambiavano rapidamente direzione, allontanandosi dalla sorgente con una virata che poteva raggiungere i 160 gradi. Questo comportamento indica che non si limitavano solo a percepire il suono, ma erano anche in grado di orientarsi rispetto alla sorgente.

Un sistema uditivo unico tra i pesci

La maggior parte delle risposte, il 71,6%, è avvenuta inoltre nel cosiddetto campo acustico lontano (far field). È la zona in cui le caratteristiche fisiche delle onde sonore sono diverse rispetto a quelle che si osservano nelle immediate vicinanze della sorgente. Il dato è significativo perché finora si riteneva che gli squali avessero difficoltà a percepire e localizzare i suoni oltre il campo vicino, dove è particolarmente rilevante anche il movimento delle particelle d'acqua provocato dall'onda sonora.

Gli squali sembrano inoltre essere particolarmente sensibili alle frequenze più basse, che riescono a percepire a distanze maggiori e con livelli sonori inferiori. Per capire come sia possibile, bisogna però guardare alla loro particolare anatomia. A differenza di molti pesci ossei, gli squali non possiedono una vescica natatoria piena di gas, una struttura che può contribuire anche alla percezione della pressione sonora.

Il loro sistema uditivo si basa invece sull'orecchio interno, che include diverse strutture sensibili alle vibrazioni e al movimento dell'acqua. Tra queste c'è la cosiddetta macula neglecta, una particolare area dotata di cellule sensoriali specializzate tipica di squali, razze e altri pesci cartilaginei.

Le possibili implicazioni di questa scoperta

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Questi risultati potrebbero in futuro essere utilizzati anche per sviluppare sistemi di dissuasione sonora

Questa scoperta dimostra chiaramente perché sia importante studiare gli animali nel loro ambiente naturale. Finora, infatti, l'udito di questi animali era stato poco studiato e, soprattutto, sottovalutato. Questo anche perché gli esperimenti condotti nelle vasche di un acquario possono essere alterati dalle pareti, che riflettono le onde sonore e creano segnali più complessi e innaturali rispetto a quelli presenti in mare aperto.

Per il momento, la ricerca non dimostra che gli squali utilizzino l'udito anche per individuare e catturare una preda. Mostra però che questo senso può fornire a questi predatori informazioni su grandi distanze, permettendo di percepire un suono e di reagire alla sua direzione prima ancora di avere un contatto visivo con ciò che lo ha prodotto.

Le implicazioni di questa scoperta, infine, potrebbero persino essere utilizzate per lo sviluppo di possibili dissuasori sonori per provare a tenere gli squali lontani dalle spiagge più frequentante. Gli attacchi di squalo rimangono eventi rarissimi, ma hanno un impatto percepito sulle persone ancora molto forte. I metodi utilizzati occhio per rendere le spiagge più sicure – tra cui abbattimenti e reti anti-squalo, pericolose anche per altre specie – non sembrano infatti funzionare. Ma anche in questo caso ci vorranno tempo e studi più approfonditi.

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