
Si chiama “Pelli esotiche – La transizione next-gen a parità di valore”, ed è il nuovi dossier della LAV che analizza il peso economico delle pelli di rettile nel settore del lusso, i rischi per gli animali e per l’ambiente e le prospettive di una transizione verso materiali alternativi.
Secondo quella che l'associazione definisce una "stima prudenziale", le linee realizzate con pelli esotiche rappresentano meno dell’1% del fatturato di un grande gruppo del lusso. Nel 2022 l’import dell’Unione europea di pelli e prodotti di pelletteria in pelle di rettile ha raggiunto circa 867 milioni di euro, pari a circa lo 0,2% del mercato mondiale dei beni personali di lusso.
Numeri che sembrano di poco conto rispetto al giro economico che caratterizza il mondo della moda ma che in termini di vite animali significano che solo in Italia sono state importate 580.872 pelli di rettile nel 2022, di cui 227mila provenienti da varani d’acqua selvatici.
E i costi, oltretutto, non sono solo rispetto al contribuire alla morte di migliaia di animali ma anche nel pesare sui bilanci pubblici, tanto che nel report viene evidenziato che a fronte di un valore economico così limitato per i brand di lusso, la sola gestione CITES ad esempio può arrivare a far spendere tra i 100 mila e i 400 mila euro l’anno per la gestione del traffico. Le criticità emergono anche dai controlli doganali: tra il 2016 e il 2021 le autorità statunitensi, ad esempio, hanno sequestrato quasi 200 spedizioni di pelle di rettile, riconducibili anche a Hermès, Louis Vuitton e Gucci. Numerosi sequestri sono avvenuti anche in Italia nel 2024 e nel 2025 e "negli Stati Uniti è in corso un contenzioso nei confronti di Gucci in relazione a dichiarazioni sulla propria filiera e le nuove esigenze di tracciabilità legate al Digital Product Passport europeo".
In occasione dell'uscita del report la LAV si rivolge dunque proprio alle case di moda, invitando i marchi più noti che ancora utilizzano pellame di origine animale per i loro prodotti: "Chiediamo a Hermès, Louis Vuitton, Dior, Fendi, Loro Piana, Gucci, Bottega Veneta e Prada una roadmap per uscire dalla filiera entro il 2030", scrivono dall'associazione, ricordando che brand come Chanel, Burberry e Marc Jacobs hanno già eliminato le pelli esotiche dalle proprie produzioni.