
Residui di funghi e metodi di fabbricazione della carta: così vengono prodotti degli indumenti da indossare in alternativa al cuoio che ancora viene derivato dalla lavorazione delle pelli degli animali. Ad analizzare come è lavorato il materiale che deriva dai funghi Agaricus bisporus è uno studio dell'Università di Vienna appena pubblicato che dimostra come la sofferenza degli animali può essere evitata utilizzando dei "fogli flessibili di chitina-glucano" derivati dal trattamento di questi funghi.
"L'estetica e le proprietà meccaniche dei fogli sono state ottimizzate attraverso un'estrazione modificata della polpa fungina – spiegano gli esperti – la tintura e il rinforzo con fibre a base di cellulosa per ottenere resistenze allo strappo paragonabili a quelle della pelle bovina". I fogli realizzati con residui di funghi hanno dimostrato di essere una soluzione in linea "con i principi dell'economia circolare, convertendo i sottoprodotti sottoutilizzati in indumenti indossabili per ridurre gli sprechi e il consumo di risorse nei settori della moda e del tessile".
Il metodo identificato consente l'utilizzo della biomassa derivante dai sottoprodotti dell'industria alimentare, che rappresenta migliaia di tonnellate di materiale disponibile. Il processo, ispirato alla fabbricazione della carta, riduce il fabbisogno energetico e di spazio. Secondo lo studio, il materiale che così viene lavorato presenta proprietà meccaniche migliori del cuoio e un aspetto paragonabile alla pelle tradizionale, utilizzando coloranti naturali e risorse rinnovabili.
Il mercato globale stimato per i prodotti in pelle, secondo i dati dichiarati nella ricerca, è stato pari a 261,5 miliardi di dollari nel 2023 e "si prevede che crescerà a un tasso di crescita annuo composto del 6,3% fino al 2032". Sebbene la pelle sia un materiale popolare, sottolineano i ricercatori, il suo utilizzo è associato a diverse problematiche ambientali ed etiche. "Il settore della pelle, che comprende l'allevamento del bestiame, richiede un notevole consumo di terra e acqua, tanto che gli esperti indicano che "sono necessari fino a 370 litri d'acqua per produrre un metro quadrato di pelle bovina".
La lavorazione della pelle genera inoltre una notevole quantità di rifiuti solidi e liquidi che causano inquinamento idrico e del suolo. "Queste problematiche, unite alla crescente consapevolezza sociale in materia di ambiente e benessere animale – spiegano nello studio – alimentano la domanda di alternative sostenibili ed etiche alla pelle convenzionale che sono tipicamente prodotte da materiali rinnovabili, come le fibre di foglie di ananas, cellulosa batterica, residui di mele e legno, sughero, fibre di cactus (Nopal) e micelio fungino".
Il progetto che ha portato all'elaborazione del materiale prodotto dall'uso dei funghi Agaricus bisporus è stato supportato da un finanziamento di 16 milioni di euro e ha portato alla creazione di "fibbre" resistenti, riciclabili e prive di microplastiche. Questo approccio responsabile potrebbe accelerare l'adozione di alternative sostenibili alla pelle animale e promuovere, a lungo termine, un'industria della moda etica e responsabile.