
Una ricerca condotta dalle università del Sussex e di Exeter ha rilevato la presenza di microplastiche in 16 dei 19 marchi di cibo per animali domestici che sono stati analizzati, inclusi alcuni marchi "molto noti".
Gli esperti hanno messo sotto la lente di ingrandimento 38 prodotti alimentari disponibili nel Regno Unito, coprendo una vasta gamma di marche, fasce di prezzo e tipologie di alimenti. Sono stati testati sei campioni da 1 grammo di materiale essiccato per ciascun prodotto, per un totale di 228 campioni. Le microplastiche sono state trovate in 63 campioni, ovvero il 27,6% del campione. Dei 38 prodotti, il 76% è risultato positivo: il 29% presentava un solo campione positivo e il 47% due o più. La maggior parte, ovvero l'84% delle 19 marche testate, era contaminata, "con i prodotti economici che presentavano un numero maggiore di campioni positivi rispetto ai prodotti di fascia media e premium".
I polimeri più comuni erano poliestere, poliacrilammide, polietilene e polipropilene. Si tratta di tutti elementi che se ingeriti possono causare blocchi intestinali. I ricercatori hanno rilevato che le concentrazioni più elevate si trovano negli alimenti secchi ma nonostante ciò gli alimenti umidi comportano un maggiore apporto giornaliero di microplastiche perché gli animali domestici devono mangiarne di più per soddisfare il loro fabbisogno energetico.
Le concentrazioni di microplastiche negli alimenti per animali domestici che sono state analizzate sono superiori a quelle riportate per gli alimenti per il consumo umano e, scrivono gli esperti, "potrebbero rappresentare un'importante via di contaminazione per pet, mammiferi selvatici ed ecosistemi terrestri. Questo studio rivela, pertanto, una via finora sconosciuta attraverso cui le microplastiche entrano nelle catene alimentari sia degli animali domestici che dei mammiferi selvatici".
"Gli animali domestici potrebbero inavvertitamente diffondere inquinamento da plastica attraverso il cibo e le feci, con conseguenze sulla fauna selvatica e sull'ambiente in generale", ha dichiarato alla BBC Fiona Mathews, professoressa di biologia ambientale all'Università del Sussex.