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24 Giugno 2026
15:06

Trovate microplastiche anche nei ricci: arrivano dal cibo per gli animali domestici

Le microplastiche sono state trovate anche nelle feci dei ricci e tra le varie fonti di contaminazione c'è soprattutto il cibo per animali domestici lasciato nei giardini o utilizzato nei centri di recupero.

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Nel cibo dei nostri animali domestici ci sono microplastiche, che ora sono arrivate anche nei ricci che lo mangiano nei giardini e nei centri di recupero

Le microplastiche sono ormai state trovate praticamente ovunque: negli oceani, nei fiumi, nell'aria che respiriamo, nell'acqua che beviamo e nel nostro stesso organismo. Ora un nuovo studio suggerisce che queste minuscole particelle di plastica possano raggiungere anche i ricci, attraverso però una fonte inaspettata: il cibo per animali domestici lasciato nei giardini o utilizzato nei centri di recupero della fauna selvatica.

La ricerca, pubblicata recentemente sulla rivista Environmental Toxicology and Chemistry e raccontata su The Conversation dalla prima autrice Emily Thrift, è nata dopo una scoperta inaspettata. Analizzando 189 campioni di feci di riccio raccolti in Regno Unito, i ricercatori hanno trovato microplastiche nel 19% dei campioni esaminati. Fino a quel momento nessuno aveva dimostrato che questi piccoli mammiferi ingerissero plastica.

Le microplastiche sono frammenti di plastica inferiori a 5 millimetri, spesso invisibili a occhio nudo. Possono derivare dalla degradazione di oggetti più grandi oppure essere prodotte direttamente sotto forma di microscopiche particelle da diversi processi industriali. Sappiamo ormai che le microplastiche sono dappertutto, dalla fauna selvatica ai nostri animali domestici, passando inevitabilmente anche per il nostro corpo.

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Le microplastiche sono state trovate in 29 prodotti su 38 totali analizzati

Per capire da dove provenissero quelle trovate nelle feci dei ricci, gli scienziati hanno prima analizzato la dieta naturale di questi animali, composta soprattutto da invertebrati come coleotteri, chiocciole, lumache, lombrichi. Le analisi hanno mostrato che la plastica è diffusa in molti ambienti terrestri e in numerose specie che fanno parte dell'alimentazione del riccio, ma non era l'unica possibile fonte di contaminazione.

In Regno Unito molte persone lasciano regolarmente cibo nei giardini per aiutare i ricci, una pratica che in alcuni casi è diventata una risorsa importante soprattutto durante i mesi più freddi. Si tratta spesso di cibo commerciale per cani e gatti, oppure di alimenti specifici per ricci da compagnia. I ricercatori hanno quindi esaminato 38 diversi prodotti destinati ad animali domestici, appartenenti a varie fasce di prezzo e tipologie. Le microplastiche sono state trovate in 29 prodotti su 38, soprattuto negli alimenti più economici.

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Nono è ancora chiaro come e quanto le microplstiche impattino sulla salute degli animali

I mangimi secchi, come le classiche crocchette, contenevano generalmente più particelle di plastica per grammo di prodotto. Tuttavia, gli animali consumano quantità maggiori di cibo umido, che potrebbe quindi rappresentare una fonte complessiva di esposizione ancora più importante. Secondo le stime degli autori, un cane di taglia grande potrebbe ingerire ogni giorno centinaia di particelle di microplastica attraverso il solo cibo.

Il tema delle microplastiche presenti all'interno del cibo per cani e gatti era già emerso grazie a questo lavoro, ma in pochi avevano evidenziato il possibile impatto per la fauna selvatica. In ogni caso, non è ancora chiaro quali effetti possono avere sulla salute dei ricci, dei cani o dei gatti. Tuttavia, un numero crescente di evidenze suggerisce che le microplastiche potrebbero avere conseguenze sulla fertilità, sul funzionamento degli organi e sulla salute in generale degli animali.

Per i ricercatori, i risultati indicano che il cibo per i domestici potrebbe essere una delle principali vie attraverso cui le microplastiche entrano nell'organismo non solo degli animali da compagnia, ma anche di specie selvatiche come appunto il riccio, sempre più minacciato in diverse parti del suo areale in Europa. Ridurre la contaminazione durante la produzione degli alimenti potrebbe quindi rappresentare un importante passo avanti per limitare la diffusione di queste particelle nell'ambiente e nelle reti alimentari degli ecosistemi.

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