
Un granchio è rimasto intrappolato per circa due mesi dentro una bottiglia di plastica alla deriva nel mare di Okinawa, in Giappone. Non è la trama di un nuovo film d'animazione, ma un episodio realmente accaduto e raccontato in uno studio pubblicato sulla rivista Ecosphere, che mostra in modo molto concreto e insolito uno dei tanti effetti negativi dell'inquinamento da plastica sugli animali marini.
A imbattersi nel granchio sono stati due ricercatori dell'Università di Hiroshima durante un monitoraggio al largo dell'isola di Sesoko, a circa 500 metri dalla costa. Intorno alla bottiglia – simile a quelle usate sa noi per i detersivi – si aggiravano diversi piccoli pesci, una scena abbastanza comune in mare aperto: i rifiuti galleggianti, infatti, possono trasformarsi in piccoli "rifugi" per molte specie marine. Ma dentro quella bottiglia c'era qualcosa di inaspettato: un granchio vivo appartenente alla specie Portunus sanguinolentus, diffuso nelle acque tropicali dell'Indo-Pacifico.
Il granchio è entrato nella bottiglia quando era piccolo e poi crescendo è rimasto intrappolato

La cosa più sorprendente è che il granchio era molto più grande dell'apertura della bottiglia. Il collo del contenitore misurava appena 24 millimetri di diametro, mentre l'animale era lungo più di 4 centimetri e largo quasi 9. In altre parole, non avrebbe mai potuto entrarci da adulto. L'ipotesi dei ricercatori è quindi che il granchio sia finito nella bottiglia quando era ancora molto piccolo, per poi continuare a crescere fino a restare prigioniero del suo stesso rifugio.
Eppure, nonostante lo spazio strettissimo, il granchio era ancora vivo e in buone condizioni. Ironia della sorte, per capire come avesse fatto a sopravvivere gli studiosi lo hanno poi ucciso e sezionato per analizzare il contenuto del suo stomaco con tecniche genetiche. Hanno così scoperto che si era nutrito di piccoli pesci, tra cui giovani pesci balestra e castagnole, oltre che di alghe cresciute all'interno della stessa bottiglia. Insomma, quel rifiuto di plastica si era trasformato in una sorta di microhabitat galleggiante: una prigione, ma anche un ambiente in grado di offrire tutto il cibo di cui aveva bisogno.
La bottiglia e il granchio hanno vagato in mare per circa due mesi

Per ricostruire da quanto tempo il granchio fosse intrappolato, i ricercatori hanno osservato anche alcuni cirripedi attaccati alla bottiglia, in particolare il cosiddetto "dente di cane" Lepas anserifera. I cirripedi sono piccoli crostacei che si fissano alle superfici galleggianti e crescono nel tempo. Incrociando la dimensione di questi organismi con il tasso di crescita del granchio, gli autori dello studio hanno così stimato che il crostaceo fosse rimasto nella bottiglia per circa due mesi.
Il caso ha colpito molto anche per la sua somiglianza con Salamandra (Sanshōuo), un celebre racconto dello scrittore giapponese Masuji Ibuse pubblicato nel 1929. Nella storia, una salamandra rimane bloccata nella propria tana dopo essere cresciuta troppo e non riesce più a uscire. I ricercatori citano proprio questo parallelismo nel loro studio per sottolineare il carattere quasi surreale della vicenda, che però questa volta ha basi molto concrete e drammatiche.
L'impatto imprevedibile dell'inquinamento da plastica

Dal punto di vista ecologico, infatti, questa storia mette chiaramente in evidenza quanto la plastica dispersa in mare possa avere conseguenze negative e imprevedibili sugli animali. Le bottiglie e altri rifiuti non si limitano a inquinare il mare o a essere ingeriti per errore: possono anche trasformarsi in vere e proprie trappole. E secondo gli autori non si tratta nemmeno di un episodio isolato, perché casi simili di granchi rimasti bloccati in contenitori di plastica sono già stati segnalati in altre aree del Giappone.
L'avventura quasi surreale di questo granchio mostra quindi due aspetti opposti della stessa storia. Da una parte c'è la straordinaria capacità di adattamento di un animale che è riuscito a sopravvivere per settimane in condizioni estreme; dall'altra c'è l’impatto, spesso invisibile, dei rifiuti sugli ecosistemi marini. Ce ne sarebbe anche un terzo, volendo. Dopo essere riuscito a sopravvivere due mesi intrappolato in una bottiglia per colpa nostra, era davvero necessario sezionarlo per capire come ci era riuscito?