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7 Ottobre 2026
7:00

La Svizzera è il primo paese al mondo a vietare l’importazione e la vendita di pellicce frutto di maltrattamento

La Svizzera vieta la vendita di pellicce ottenute con metodi crudeli. Il divieto sarà introdotto gradualmente entro il 2030, con controlli e certificazioni ufficiali per garantire il rispetto del benessere animale.

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Un cincillà

La Svizzera è il primo paese al mondo a vietare l'importazione e la vendita di pellicce con "metodi che comportano maltrattamenti sugli animali". La decisione è stata presa a distanza di un anno da quando il Consiglio federale aveva vietato tutte le importazioni di pellicce e prodotti in pelliccia realizzati in tal modo e ora è arrivata il divieto di vendita, una conseguenza logica rispetto a quanto si era già stabilito.

Ora nel paese verrà messa in atto quella che è definita la "fase transitoria", tipica di tutte le normative che comportano la conclusione di determinate attività per consentire al comparto di ricollocare le risorse e di trovare delle alternative soprattutto in termini di personale e gestione degli animali. Nella seduta del 5 giugno 2026, il Consiglio federale ha così deciso di prolungare di due anni, ossia fino al 30 giugno 2029, le disposizioni transitorie relative al divieto di importazione dei prodotti di pellicceria e di un anno, ovvero fino al 30 giugno 2030, il periodo transitorio per il divieto di vendita. A decorrere da queste date, potranno essere importate a titolo commerciale e vendute soltanto pellicce provenienti da produzioni che rispettano il programma di certificazione dell’USAV.

Si tratta di un regolamento che prevede il controllo delle importazioni, l'affidamento della certificazione di conformità a un ufficio federale e non ad auto certificazioni o documentazioni private e una stretta collaborazione con il Servizio veterinario di confine e le autorità doganali svizzere per monitorare i flussi commerciali di animali, alimenti e merci. 

Il punto su cui si interrogano ancora le associazioni di tutela e protezione degli animali è però cosa si intenda per "metodi che comportano maltrattamenti sugli animali". A tal proposito Humane World for Animals precisa: "Siamo ancora in attesa di alcuni dettagli definitivi sul significato esatto.  Quel che sappiamo è che la decisione spetterà alle autorità svizzere, non al settore delle pellicce, e le incoraggiamo vivamente a garantire che la definizione includa tutte le fonti di produzione di pellicce".

Ciò a cui si sono attenuti in Svizzera ad ora è la considerazione che la produzione internazionale di pellicce in generale non soddisfa i requisiti del benessere animale secondo la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità animale (WOAH). In particolare per quanto riguarda le dimensioni delle gabbie, i metodi di uccisione o le privazioni etologiche che subiscono gli animali. Il Consiglio federale ha ritenuto valido quanto evidenziato in più studi scientifici e in particolare in un rapporto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare pubblicato nel luglio del 2025. Nel testo viene evidenziato che è sostanzialmente impossibile pensare a una riduzione dei danni e della sofferenza subita dalle specie allevate per la produzione di pellicce secondo gli attuali standard di allevamento in gabbia per visoni, volpi, cani procione e cincillà. Per migliorare le condizioni di questi animali, secondo il report, sarebbe necessario passare a recinti notevolmente più ampi ed arricchiti con ambienti naturali.

Ma anche su questo, chiaramente, chi si preoccupa della salute e del benessere degli animali ha un parere decisamente opposto. " Alla luce del recente parere scientifico dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare e delle testimonianze delle associazioni veterinarie di tutto il mondo – spiegano da Humane World for Animals – qualsiasi misura che non preveda un divieto totale dei prodotti derivati ​​da animali allevati o catturati per la loro pelliccia sarebbe una vera e propria ingiustizia. Questo perché non esiste un modo per allevare o uccidere un animale per la sua pelliccia in modo umano".

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