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10 Settembre 2026
16:25

Dal cigno del Naviglio ai cambiamenti climatici, fauna sempre più sotto pressione: “Nei CRAS ricoveri in costante aumento”

Il cigno imbrattato dai liquami sversati nel Naviglio è ancora in gravi condizioni, ma è solo il simbolo di una fauna sempre più in difficoltà. Al CRAS Lipu La Fagiana aumentano ogni anno i ricoveri, tra cambiamenti climatici, inquinamento e attività umane. La responsabile Stefania Pulici: "Animali selvatici sempre più sotto pressione"

Intervista a Stefania Pulici
Naturalista e responsabile del Centro Recupero Fauna Selvatica Lipu "La Fagiana" di Magenta
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Il cigno reale recuperato nei giorni scorsi dal Naviglio dopo lo sversamento di liquami

Il piumaggio ricoperto da una sostanza nera e oleosa, il corpo ormai fortemente debilitato e una lunga lotta per riuscire a sopravvivere. Il cigno reale recuperato nei giorni scorsi dal Naviglio dopo lo sversamento di liquami è diventato il simbolo di un disastro ambientale che ha coinvolto decine di altri animali. Ma per il Centro Recupero Fauna Selvatica Lipu "La Fagiana" di Magenta, dove il cigno è ricoverato, ciò che è accaduto a Milano racconta solo una parte della crescente pressione a cui è sottoposta oggi la fauna selvatica.

"Dopo lo sversamento dei liquami sono arrivati diversi animali", racconta a Fanpage.it Stefania Pulici, naturalista e responsabile del Centro di Recupero La Fagiana. "Il primo è stato una tortora, morta dopo pochi minuti. Poi è arrivato il cigno reale, insieme a una gallinella d'acqua, anche lei deceduta. Nella notte è purtroppo morto anche il marangone minore, che aveva ormai ingerito le sostanze tossiche. Ma chissà quanti altri animali non sono stati trovati e sono purtroppo deceduti".

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Il cigno reale recuperato dal Centro di Recupero La Fagiana è ancora in condizioni critiche

Tra gli animali imbrattati, al momento nel centro sono ancora ricoverati solo un piccione e lo stesso cigno, che sta lottando con grande tenacia per sopravvivere. "È stabile, anche se ancora non mangia da solo. È in fluidoterapia e viene lavato costantemente per pulire il piumaggio dai liquami. La situazione resta molto critica, ma sta reagendo bene. Perlomeno non è peggiorato, se vogliamo guardare il lato positivo".

Come se non bastasse, durante gli accertamenti veterinari è emerso anche un altro problema. La radiografia ha infatti mostrato che il cigno era stato anche impallinato: qualcuno in passato gli ha sparato ed era riuscito a sopravvivere. Questa è la fotografia che racconta bene quanto gli animali selvatici oggi siano ormai sempre più sotto pressione e che ciò che è accaduto al cigno e gli altri animali arrivati al centro rappresentano solo la punta dell'iceberg.

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Tra gli animali recuperati c'era anche un marangone minore, purtroppo morto

"Purtroppo anche quest'anno stiamo registrando un aumento di ingressi al CRAS di animali in difficoltà. Stiamo ancora analizzando i dati, ma il trend sembra evidente. Già lo scorso anno c'era stato un forte aumento e dopo questa estate possiamo già dire di aver superato quei numeri", sottolinea Pulici. Tra le cause principali ci sono sempre più spesso anche il surriscaldamento globale e i cambiamenti climatici, che stanno stravolgendo gli habitat e le condizioni ambientali alle quali gli animali si sono adattati nel corso del tempo. Non ci sono soltanto le temperature sempre più elevate e le ondate di calore a mettere a dura prova gli animali, ma anche la siccità, gli incendi e l'aumento degli eventi meteorologici estremi.

I giovani rondoni sono forse l'esempio più evidente di questo trend. "Risentono molto per le ondate di calore e sono aumentati costantemente anno dopo anno", spiega la responsabile del centro, aggiungendo che si tratta di un fenomeno che viene osservato ormai in tutta Italia. I rondoni nidificano infatti tra le tegole, nelle cavità dei muri o in quelle dei vecchi edifici storici. Il caldo eccessivo, però, spinge i piccoli nei nidi e ancora non pronti per volare a lanciarsi fuori da queste cavità.

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Gli animali selvatici che entrano nei Centri di Recupero stanno aumentando negli ultimi anni

Ma anche i temporali, ormai sempre più forti e frequenti anche in tarda primavera e in estate, possono avere conseguenze pesanti: "Ormai abbattono ogni anno numerosi alberi e nidi. Ne arrivano a decine. Colombacci, aironi, rapaci. Anche i nidi abbattuti con piccoli all'interno sono in aumento".

Le temperature sempre più alte possono inoltre modificare le abitudini e cicli stagionali degli animali, come la riproduzione, la ricerca di cibo e il letargo. "I ricci, per esempio, ormai partoriscono anche a settembre inoltrato e questo è un problema, perché non c'è cibo a sufficienza. Recuperiamo sempre più cuccioli debilitati e al sud ormai non vanno neppure più in letargo", spiega ancora Stefania Pulici.

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Siccità, ondate di calore e pressione antropica in aumento stanno mettendo a dura prova la sopravvivenza di molti animali selvatici

A rendere la situazione ancora più critica c'è poi la progressiva trasformazione degli ambienti naturali: la pressione antropica aumenta, mentre gli habitat disponibili per la fauna si riducono. Urbanizzazione, strade, edifici, agricoltura e altre attività umane portano gli animali selvatici a entrare sempre più spesso in contatto con le aree urbane e i centri abitati. E anche qui aumentano i rischi: investimenti stradali, collisioni contro finestre e palazzi, ingestione di rifiuti e intossicazioni.

Come se non bastasse, a tutto questo si aggiunge anche il bracconaggio, una piaga ben lontana dall'essere superata. Lo stesso cigno recuperato dal Naviglio ne porta ancora i segni e purtroppo non si tratta di un caso isolato. "Ogni anno riceviamo animali feriti e colpiti dai pallini da caccia. Cicogne, falchi e altri rapaci, uccelli che non possono neppure essere cacciati". Nemmeno le specie più rare e a un passo dall'estinzione vengono risparmiare: circa il 30% degli ibis eremita morti durante la migrazione viene ucciso dai bracconieri su suolo italiano durante la stagione venatoria.

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Il cigno reale non è ancora fuori pericolo ed è diventato il simbolo della fauna selvatica in difficoltà a causa delle attività umane

I centri di recupero vedono inoltre arrivare soltanto una piccola parte degli animali in difficoltà. "In tutti i centri di recupero il numero di ricoveri è in costante crescita. E prendiamo solo i casi più gravi e soprattutto quelli che vengono recuperati", conclude Pulici. Dietro ogni animale recuperato ce ne sono probabilmente decine che non vengono mai trovati. È questo uno degli aspetti più difficili da misurare della crisi della fauna selvatica: non tutti gli animali feriti o debilitati riescono a raggiungere un centro di recupero e molti muoiono senza che nessuno se ne accorga.

Il cigno del Naviglio sta ancora lottando tra la vita e la morte ed è diventato il volto di un problema molto più grande. L'inquinamento di un singolo d'acqua può infatti uccidere in poche ore tanti animali, ma cambiamenti climatici, perdita di habitat, urbanizzazione, traffico, rifiuti e bracconaggio agiscono ogni giorno, spesso lontano dagli sguardi. E per gli animali selvatici che vivono intorno a noi riuscire a sopravvivere senza finire vittima delle attività umane sta diventando sempre più difficile.

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