
Per un cucciolo di orango i primi anni di vita al fianco della propria madre sono una lunga scuola di vita. Gli oranghi detengono infatti il primato per le cure parentali più lunghe non solo tra i primati, ma tra tutti i mammiferi terrestri, esseri umani esclusi. Un piccolo viene allattato fino all'età di sei anni, rimane con la madre per circa otto anni e durante questo periodo impara da lei molte delle competenze necessarie per diventare indipendente, anche come rifarsi il letto. Tra queste, però, una delle più importanti riguarda il cibo.
Gli oranghi adulti di Sumatra conoscono infatti un repertorio alimentare molto ampio, che comprende circa 250 diversi alimenti scelti tra migliaia di possibilità presenti nella foresta. Il cucciolo deve quindi imparare non solo quali risorse siano commestibili, ma anche dove e quando trovarle e persino come prepararle.
Una nuova ricerca che si è guadagnata la copertina prestigiosa rivista Science ha studiato proprio come si sviluppano queste conoscenze. I ricercatori del Max Planck Institute of Animal Behavior hanno seguito 21 giovani oranghi dalla nascita fino all'indipendenza, che avviene intorno agli 8 anni e mezzo, nella stazione di ricerca di Suaq Balimbing, nel Parco nazionale di Gunung Leuser, in Indonesia. In totale sono state analizzate oltre 4.700 ore di osservazione.
Osservare gli altri e sperimentare da soli: così imparano i piccoli oranghi

Gli autori sono riusciti a individuare due diverse forme di apprendimento. La prima è quella sociale: i giovani osservano e "spiano" attentamente la propria madre e gli altri oranghi, un comportamento chiamato anche peering. L'osservazione attenta e ravvicinata di tutto ciò che fanno gli altri permette così di "rubare" tutti i segreti della vita adulta. La seconda è l'apprendimento individuale attraverso l'esplorazione, la sperimentazione e l'esperienza diretta dell'ambiente e delle diverse risorse disponibili.
Il primo risultato interessante è che queste due modalità non si escludono a vicenda, ma lavorano insieme. I piccoli che utilizzavano maggiormente sia l'apprendimento sociale che quello individuale arrivavano infatti all'indipendenza con un bagaglio di conoscenze alimentari molto più ampio. Al contrario, quelli che mostravano livelli più bassi di entrambe le forme avevano una dieta molto più limitata.
Osservare e imitare gli altri (inclusi noi umani) sembra anche stimolare l'esplorazione autonoma. Dopo un episodio di peering, i giovani oranghi tendevano infatti a esplorare di più l'ambiente nelle ore successive. Osservare attentamente la propria madre, quindi, non significa semplicemente copiarla: stimola il giovane orango a mettersi alla prova in prima persona.
Un nuovo tassello per comprendere la cultura delle altre scimmie

Questo meccanismo è particolarmente importante perché imparare attraverso solamente tentativi ed errori può essere molto rischioso, oltre che più faticoso. Per un animale giovane, mangiare qualcosa per la prima volta senza sapere se sia commestibile o meno può persino essere fatale. Osservare un individuo più esperto, invece, permette così di acquisire le conoscenze base per evitare intossicazioni e cibi pericolosi.
Questo studio aggiunge così un nuovo tassello sull'apprendimento sociale, lo sviluppo delle competenze e l'accumulo di saperi negli altri primati. Oranghi, gorilla, scimpanzé e bonobo – i nostri parenti più prossimi – accumulano saperi e conoscenze attraverso un vero e proprio processo culturale che si tramanda di generazione in generazione.

Esperienza diretta, osservazione, imitazione e tentativi ed errori contribuiscono così a formale le conoscenze necessarie per procurarsi da mangiare, interagire con i propri simili e in alcuni casi – come per esempio negli scimpanzé – persino per fabbricare e utilizzare di strumenti. Tutte competenze che, per un scimmia tendenzialmente solitaria e poco sociale come un orango, possono fare la differenza per sopravvivere da sola nella foresta una volta lasciata la propria madre.