
Gli oranghi hanno uno dei ritmi di crescita più lenti tra tutti i mammiferi. Impiegano molti anni per diventare adulti, fanno pochi figli nel corso della vita e le madri investono moltissimo tempo nella cura del proprio piccolo. Ora un nuovo studio ha approfondito uno degli aspetti più straordinari di questa strategia: gli oranghi continuano ad allattare i loro cuccioli per oltre sei anni, il periodo di allattamento più lungo conosciuto tra tutti i mammiferi.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Communications Biology, ha osservato gli oranghi del Borneo (Pongo pygmaeus) che vivono in natura e ha mostrato che i giovani continuano a consumare latte materno almeno fino a sei anni e mezzo di età. Per fare un confronto, la maggior parte dei mammiferi svezzano i piccoli dopo poche settimane o mesi, mentre anche tra gli altri grandi primati i tempi sono generalmente comunque più brevi.

Gli studiosi sapevano già che gli oranghi allattano molto a lungo i loro piccoli, ma fino a oggi era difficile capire con precisione per quanto tempo i cuccioli continuassero davvero a bere latte materno. Seguire lo sviluppo in natura per anni è molto complicato e le ricerche precedenti si basavano soprattutto su tracce chimiche presenti nei denti o nei tessuti, come isotopi e minerali, che però possono essere influenzati anche da altri alimenti.
Per superare questo problema, il team di ricercatori ha utilizzato una tecnica chiamata "proteomica fecale". In pratica, gli scienziati hanno cercato nelle feci specifiche proteine presenti solo nel latte materno. Trovare queste proteine significava avere una prova diretta che il piccolo stava ancora assumendo latte. I campioni sono stati raccolti nell'area protetta della Danum Valley, nel Borneo malese, campionando oranghi identificati e già conosciuti singolarmente per oltre due anni.
Le proteine del latte sono state trovate in tutti i campioni appartenenti a giovani oranghi sotto i sei anni e mezzo di età. Lo studio ha inoltre osservato che i piccoli che consumavano più latte mostravano anche una maggiore presenza di proteine legate alle difese immunitarie e di batteri intestinali "buoni", i probiotici. Questo suggerisce che il latte materno non serve soltanto come nutrimento, ma come accade in molte altre specie inclusa la nostra aiuta anche a rafforzare il sistema immunitario e la salute dell'intestino.

Questa lunga dipendenza dalla madre è una delle ragioni per cui gli oranghi si riproducono molto lentamente. Una femmina può avere un nuovo cucciolo solo dopo molti anni (in media ogni 6-9 anni e sempre uno per volta), perché deve dedicare enormi energie e tempo alla crescita del piccolo precedente. È una strategia evolutiva molto diversa da quella di molti altri mammiferi, che puntano invece ad avere tanti figli in poco tempo.
Ma proprio questa lentezza e queste cure parentali tanto prolungate rendono gli oranghi particolarmente vulnerabili. Se una popolazione diminuisce a causa della distruzione delle foreste o del bracconaggio, servono decenni per recuperare i numeri perduti. Gli oranghi, infatti, sono oggi tra i primati più minacciati al mondo e la conservazione delle ultime foreste tropicali del Sud-est asiatico è l'unico modo per garantirne davvero la sopravvivenza.