
Nelle foreste che circondano la città di Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, c'è un luogo dove decine di giovani bonobo ricevono una seconda possibilità. Si chiama Lola ya Bonobo ed è l'unico santuario al mondo dedicato esclusivamente ai bonobo rimasti senza madre, quasi sempre vittime del bracconaggio e del traffico di carne di animali selvatici.
Qui lavorano decine di "mamme adottive" che da oltre vent'anni si prendono cura dei piccoli appena arrivati: li nutrono con il biberon, li tengono stretti come farebbe una madre e li accompagnano per anni nel difficile percorso di crescita. Secondo loro, senza l'affetto umano questi bonobo non sopravviverebbero.
I bonobo (Pan paniscus) sono scimmie antropomorfe molto simili agli scimpanzé e condividono con noi quasi il 99% del DNA. Insieme agli scimpanzé sono i parenti viventi più vicini alla nostra specie. Vivono solo nelle foreste equatoriali a sud del fiume Congo, un'enorme regione tropicale spesso definita il "secondo polmone verde" della Terra dopo l'Amazzonia.
Una specie minacciata da bracconaggio e bushmeat

Nonostante siano protetti dalla legge, i bonobo continuano a essere uccisi per il commercio di bushmeat, termine che indica la carne di animali selvatici cacciati nelle foreste tropicali. Questo commercio coinvolge tantissime specie, dai roditori alle antilopi, ma i grandi primati possono valere molto di più sul mercato illegale. Spesso i cuccioli vengono catturati vivi e usati come esca. I loro richiami attirano gli adulti del gruppo, che vengono poi abbattuti dai bracconieri.
I piccoli sopravvissuti finiscono poi per essere venduti come animali da compagnia oppure recuperati dai volontari dei centri di recupero, quando vengono salvati. Fino agli anni Ottanta, si stimava ci fossero circa 100.000 bonobo tra le foreste del Congo. Oggi potrebbero esserne rimasti appena 20.000. La popolazione è in declino e per questo l'IUCN ha inserito questa specie nella categoria "In pericolo (EN)" nella sua Lista Rossa. La minaccia principale per il bonobo è proprio il commercio illegale della loro carne.
Crescere un bonobo richiede anni

Nel santuario i piccoli vivono in una sorta di asilo nella foresta. Ogni cucciolo viene affidato a un caregiver, cioè una persona che lo seguirà giorno e notte per diversi anni. In natura, infatti, le madri si prendono cura dei loro piccoli per almeno quattro o cinque anni e anche per questo i bonobo hanno un ritmo riproduttivo molto lento: le femmine partoriscono un solo piccolo a distanza di molti anni e questo rende la specie particolarmente vulnerabile.
Dopo i primi anni trascorsi con gli esseri umani, i giovani vengono poi gradualmente inseriti in gruppi sociali insieme ad altri bonobo. Solo in rarissimi casi alcuni individui riescono però a tornare in natura, dopo lunghi programmi di preparazione. Reinserire un bonobo allevato e cresciuto in cattività in un gruppo che vive nella foresta è infatti molto complicato e molto raramente è possibile farlo con successo.
I bonobo che restano nel centro instaurano legami molto forti con chi si prende cura di loro. I guardiani li riconoscono uno per uno e raccontano che alcuni animali "ringraziano" gli operatori toccandosi il petto dopo aver ricevuto il cibo. Anche se non potranno più essere completamente liberi, questo è il posto migliore dove potere vivere una vita dignitosa insieme ad altri individui della propria specie.
Le "scimmie hippy" empatiche e intelligenti

I bonobo sono diventati famosi anche per il loro comportamento sociale molto particolare e unico rispetto agli altri primati più simil ia loro. Vivono infatti in gruppi guidati dalle femmine e, rispetto a scimpanzé e gorilla, di solito mostrano livelli molto bassi di aggressività tra gruppi diversi. Quando due gruppi si incontrano, spesso evitano gli scontri e possono persino mescolarsi temporaneamente senza conflitti, anche se studi recenti stanno ridimensionando il loro "pacifismo".
Fino a qualche anno fa, infatti, pensavamo che i conflitti e le tensioni non sfociassero quasi mai in comportamenti aggressivi, come accade invece spesso per gli scimpanzé. I rapporti sociali molto stretti e soprattutto il sesso praticato in tutte le combinazioni possibili hanno infatti un ruolo importante nel mantenere la coesione del gruppo e ridurre le tensioni. Per questo si sono guadagnati nel tempo il soprannome di "scimmie hippy", ma talvolta anche i bonobo mostrano come gli scimpanzé un lato oscuro e molto violento.
Negli ultimi anni diversi studi hanno anche evidenziato le loro incredibili capacità cognitive ed emotive. Ricercatori della Johns Hopkins University hanno ipotizzato che i bonobo possano perfino avere capacità di immaginazione. Kanzi, il famoso bonobo scomparso nel 2025, sapeva "fare finta" come un bambino, giocando a bere del tè immaginario, distinguendo realtà e finzione. Altri studi hanno dimostrato che hanno pure un certo senso per la giustizia e una forma di linguaggio simile alla nostra.
Proteggere i bonobo significa proteggere la foresta

Salvare i bonobo non significa però soltanto salvare una specie molto vicina a noi dal punto di vista evolutivo. Vuol dire anche difendere una delle più grandi foreste tropicali del pianeta. Per questo in Congo si sta discutendo persino della creazione di una forma di "crediti bonobo", un sistema simile ai crediti di carbonio che dovrebbe premiare economicamente le comunità locali impegnate nella protezione di questi primati e, di conseguenza, delle foreste in cui vivono.
Nel frattempo, però, il lavoro quotidiano continua soprattutto nella foresta, attraverso gli studi dei ricercatori e le attività dei guardiaparco, ma anche a Lola ya Bonobo grazie alle tante persone che si prendono cura degli orfani. Qui ogni nuovo cucciolo salvato dal traffico illegale rappresenta insieme una tragedia e una possibilità: quella di trasformare un animale destinato a morire in un futuro ambasciatore della sua specie.