UN PROGETTO DI
video suggerito
video suggerito
7 Ottobre 2026
13:13

Chiede il corpo del suo gatto dopo la necroscopia, ma lo smaltiscono: “Mi hanno chiesto 16mila euro al giorno per cercarlo”

Dopo la morte del gatto Ciccio, Desislava Mitova scopre che il corpo è finito nel circuito di smaltimento. Per cercarlo le vengono chiesti circa 16mila euro al giorno e alla fine è costretta a rinunciare: "Volevo conservare la sua urna e tenerlo vicino a me per tutta la vita"

Immagine
Il gatto Ciccio. Foto di Desislava Mitova

Desislava Mitova voleva soltanto riportare a casa Ciccio. Il suo gatto era morto dopo dieci anni trascorsi insieme e lei aveva scelto di farlo cremare privatamente, per conservare le ceneri e tenerle con sé. Prima, però, voleva capire perché si fosse ammalato e avesse cominciato a stare sempre peggio così velocemente. Per questo, il giorno dopo la morte, aveva portato il corpo all'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche (IZSUM) di Perugia per una necroscopia.

"I veterinari sospettavano un tumore, ma dagli esami non era mai emerso niente e volevo sapere con certezza che cosa gli fosse successo. Quando l'ho portato all'Istituto ho chiesto che, terminati gli esami, mi venisse restituito perché volevo farlo cremare privatamente come ho sempre fatto con tutti i miei animali", racconta Mitova a Fanpage.it.

Ciccio muore il 18 settembre 2026 e il giorno successivo viene consegnato all'IZSUM. Secondo il racconto di Mitova, la volontà di riavere il suo corpo viene espressa chiaramente a voce davanti al medico, ma durante l'accettazione non viene compilato il modulo necessario per formalizzare la restituzione. È questo il passaggio intorno al quale ruota tutta la vicenda e sul quale Mitova oggi chiede chiarezza. "Nessuno mi ha mai detto che servisse un modulo".

"Credevo che Ciccio mi sarebbe stato restituito"

Immagine
Ciccio e la sua umana di riferimento. Foto di Desislava Mitova

Il 22 settembre Mitova telefona all'Istituto per conoscere l'esito degli accertamenti e soprattutto per sapere quando potrà tornare a prendere Ciccio. È in quel momento, racconta, che scopre che il corpo non si trova più lì. "Non avevo cambiato idea e non avevo mai rinunciato alla restituzione. Credevo che Ciccio mi sarebbe stato semplicemente riconsegnato dopo la necroscopia. Ho scoperto invece che era entrato nel circuito dello smaltimento soltanto quando ho chiamato per sapere quando potevo andare a riprenderlo".

Da quel momento comincia una corsa contro il tempo per tentare di avere i resti del suo gatto prima che sia troppo tardi. Mitova racconta di aver contattato l'IZSUM, aziende, associazioni animaliste, autorità sanitarie, avvocati e persone sul territorio per cercare di ricostruire il percorso seguito dal corpo.

In quello stesso giorno Umbra Service, la società con sede a Foligno che si occupa anche di raccolta, trasporto e stoccaggio di carcasse e sottoprodotti di origine animale, le avrebbe comunicato che tutto il materiale proveniente dall'IZSUM era già stato ritirato quella stessa mattina. Il giorno successivo, un responsabile le ha spiegato che il carico si trovava probabilmente ancora a Foligno, ma che i resti animali erano già stati trasferiti tutti insieme nella cella frigorifera. Si trattava, sempre secondo la donna, di circa 50 quintali di materiale.

"Mi hanno spiegato che a quel punto la tracciabilità riguardava il carico e i quantitativi nel loro complesso, non più il singolo animale. Per loro Ciccio non era più individuabile".

La diffida e i circa 16mila euro al giorno per cercare Ciccio

Immagine
Alla richiesta di individuare e recuperare il corpo di Ciccio, le è stato detto che sarebbero serviti circa 16mila euro al giorno per fermare le attività dell'impianto. Foto di Desislava Mitova

Mitova si rivolge quindi anche a LNDC Animal Protection. La sera del 23 settembre l'ufficio legale dell'associazione invia una diffida urgente a Umbra Service chiedendo di sospendere lo smaltimento e tentare di identificare il corpo di Ciccio. È nella risposta del legale dell'azienda che compaiono le cifre che rendono di fatto impossibile questo tentativo di recupero.

"Sono stati indicati circa 15mila euro al giorno per la sospensione dell'attività dell'impianto, più circa mille euro al giorno per le operazioni necessarie a cercare la carcassa. In pratica circa 16mila euro al giorno. Davanti a una cifra del genere non avevo scelta. Ho dovuto rinunciare".

Nella risposta veniva inoltre indicata la necessità di un'autorizzazione sanitaria e che l'azienda avrebbe atteso fino alla fine della giornata prima di procedere. La gestione delle carcasse degli animali da compagnia segue effettivamente precise norme sanitarie e prevede precise modalità, impianti coinvolti e procedure rigorose attraverso cui questi materiali possono essere raccolti, trasportati e smaltiti.

Il nodo del caso di Ciccio, però, viene in realtà prima: Mitova dice di aver chiesto fin dall'inizio che il corpo gatto le fosse restituito dopo le analisi e vuole capire perché quella volontà non sia stata formalizzata e perché il corpo sia entrato nel circuito destinato allo smaltimento.

"Non era un rifiuto da smaltire. Era Ciccio"

Il 23 settembre Mitova torna personalmente all'IZSUM. Secondo il suo racconto, il direttore dell'Istituto si mostra disponibile a effettuare ulteriori verifiche, ma successivamente le comunica che non è stato possibile individuare il corpo del gatto. "Mi ha spiegato che all'Istituto i resti vengono inseriti in sacchi separati, ma che una volta arrivati all'impianto il contenuto viene poi riversato insieme ad altro materiale. A quel punto ritrovare Ciccio non era più possibile".

Mitova racconta anche che il direttore si è scusato per l'accaduto e ha fatto conservare alcuni campioni biologici rimasti all'Istituto dopo la necroscopia. Sono proprio questi piccoli resti l'unica parte di Ciccio che Desislava è riuscita infine a riavere. Il resto del corpo, invece, non è stato più ritrovato. "Per qualcuno può sembrare soltanto il corpo di un animale morto. Per me era Ciccio. Era quello che viveva con me, quello di cui conoscevo ogni espressione, ogni abitudine e ogni piccolo gesto. Era parte della mia famiglia".

Immagine
La donna spera che la sua esperienza serva a evitare che possa succedere di nuovo ad altre persone. Foto di Desislava Mitova

Ed è proprio questo, per Mitova, il punto più doloroso di tutta la vicenda. Non soltanto la morte improvvisa del proprio gatto, ma quella che definisce una seconda perdita: non aver potuto scegliere come salutarlo. "Volevo cremarlo, conservare la sua urna e tenerlo vicino a me per tutta la vita. Avevo fatto una promessa a Ciccio e non sono riuscita a mantenerla. Tutto quello che è successo dopo la sua morte ha reso il lutto ancora più difficile".

Ora Mitova vuole innanzitutto capire con precisione che cosa sia accaduto esattamente tra l'accettazione all'IZSUM e il momento in cui il corpo è stato avviato allo smaltimento e come mai l'esistenza del modulo è emersa solo successivamente. "Nessun mi ha detto che serviva un modulo per riavere Ciccio". Ma vuole anche e soprattutto che la sua esperienza serva a evitare che possa succedere di nuovo.

"Non sto combattendo soltanto per la richiesta di 16mila euro al giorno, per quanto possa sembrare assurda per una persona normale. Vorrei capire cosa non ha funzionato e fare in modo che nessun'altra famiglia perda il proprio animale una seconda volta. Perché per chi lo ha amato non è qualcosa da smaltire. Per me era Ciccio".

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views