
Ascoltare la voce di un'orca per capire chi è, a quale gruppo appartiene e cosa si dicono questi affascinanti e intelligenti cetacei. Sono questi alcuni degli obiettivi del nuovo Orca Call Catalogue, una biblioteca online delle vocalizzazioni sviluppata dalla Simon Fraser University in collaborazione con il progetto HALLO (Humans and Algorithms Listening to Orcas). Il database raccoglie per la prima volta in modo consultabile da tutti decenni di registrazioni di orche effettuate soprattutto lungo la costa della Columbia Britannica, in Canada.
Dietro una parte importante di questa lunga storia di ascolti c'è John Ford, uno dei massimi esperti mondiali di orche che hanno contribuito allo studio di questi cetacei del Pacifico nord-orientale. Ford ha iniziato a registrare i loro suoni negli anni '70, quando la bioacustica era ancora agli albori e la ricerca si affidava soprattutto sull'osservazione diretta e le possibilità di registrare e analizzare i suoni sott'acqua erano molto più limitate rispetto a oggi.
Per decenni Ford ha seguito le popolazioni di orche che vivono lungo la costa della Columbia Britannica, studiandone il comportamento, la struttura sociale e soprattutto le loro vocalizzazioni. Il suo lavoro ha contribuito così a mostrare quanto i richiami possano essere importanti per riconoscere i diversi gruppi e non solo. Le registrazioni accumulate nel corso di oltre mezzo secolo costituiscono oggi una parte fondamentale di questo grande archivio digitale.
Le voci delle orche sono come delle impronte digitali
Le orche (Orcinus orca) non hanno tutte la stessa "voce". Anche se tutte le orche del pianeta sono considerata ancora un'unica grande specie, in tutto il mondo vengono riconosciuti diversi ecotipi, ovvero gruppi e popolazioni distinte caratterizzati da differenze ecologiche, comportamentali e culturali. Tra questi, nel Pacifico nord-orientale, ci sono le cosiddette orche residenti, quelle di Bigg, un tempo chiamate anche transienti, e le orche offshore. Anche le orche iberiche che attaccano le barche a Gibilterra sono un gruppo distinto da tutti gli altri.
I diversi ecotipi hanno anche vocalizzazioni caratteristiche e, in particolare nelle residenti e in quelle di Bigg, esistono ulteriori sottogruppi o clan che condividono specifici insiemi di richiami che possono essere paragonati a veri e propri dialetti. All'interno dei clan possono poi esserci a loro volta differenze persino tra i singoli pod, i gruppi familiari nei quali le orche vivono e si spostano abitualmente: studiare le orche è davvero molto complesso e ancora oggi facciamo fatica a capire a fondo tante cose della loro biologia e del loro comportamento.
Le vocalizzazione e i richiami vengono appresi e trasmessi socialmente e possono quindi essere considerati una delle tantissime espressioni della cultura delle orche. Naturalmente, non si tratta di una lingua nel senso umano del termine: non sappiamo ancora quali informazioni vengano trasmesse attraverso ogni singolo suono né se esista una sorta di corrispondenza tra specifici richiami e concetti anche lontanamente paragonabili a quelli delle parole umane.
Un singolo suono può raccontare molto sull'orca che l'ha emesso

In ogni caso, una singola registrazione può quindi raccontare moltissimo sull'orca che l'ha emessa. Confrontando un richiamo con quelli raccolti nel catalogo, per esempio, i ricercatori possono arrivare a stabilire a quale ecotipo, clan e, in alcuni casi, singolo pod appartiene. In questo modo, è possibile studiare in maniera molto più precisa movimenti, distribuzione, relazioni e, naturalmente, il comportamento delle varie orche.
Il catalogo permette inoltre di osservare non solo quale richiamo viene prodotto, ma anche come viene prodotto. Durata, altezza e altre caratteristiche del suono possono infatti variare notevolmente. Secondo Ford, alcune di queste variazioni potrebbero essere associate anche a specifici comportamenti: per esempio, un richiamo più breve e acuto può accompagnare una situazione di maggiore eccitazione. È però ancora necessario studiare in maniera più approfondita e sistematica queste associazioni e l'Orca Call Catalogue servirà proprio a questo.
Da cinquant'anni di registrazioni a un grande archivio digitale

Il valore del catalogo sta anche nella quantità di materiale che conserva. Ford ha iniziato a costruire la propria raccolta quando le registrazioni dei suoni delle orche erano ancora un lavoro difficile e per certi versi artigianale. Nel corso degli anni ha continuato però a raccogliere personalmente nuovi dati, mentre nel frattempo la tecnologia permetteva di registrare, archiviare e analizzare i suoni con una precisione e una facilità sempre maggiore.
Oggi quelle "vecchie" registrazioni possono essere messe a confronto con i suoni raccolti attraverso gli idrofoni, i microfoni progettati per funzionare sott'acqua, molti dei quali sono installati in maniera stabile lungo la costa o sul fondale marino. Alcuni di questi trasmettono persino in diretta online, permettendo a chiunque di ascoltare le orche e non solo.
Il passaggio da una collezione personale costruita in decenni di lavoro a una biblioteca digitale consultabile da chiunque permette quindi di utilizzare una quantità di informazioni che altrimenti rimarrebbe frammentata. Il catalogo può essere aggiornato con nuove registrazioni e diventare uno strumento condiviso per la ricerca sempre più ricco.
Una biblioteca per capire meglio cosa si dicono le orche

Ed è proprio questo uno degli obiettivi futuri della ricerca: associare con maggiore precisione determinati suoni ai vari gruppi che li producono. Questo può aiutare i ricercatori a capire meglio se alcuni richiami sono legati a specifiche attività o situazioni. Le orche hanno una vita sociale complessa e basano buona parte della loro vita sull'acustica. Non solo per comunicare tra loro e coordinarsi, ma anche per orientarsi e cacciare. Tuttavia, non sappiamo ancora quali esatte informazioni vengano effettivamente trasmesse attraverso i diversi suoni.
Capire chi sta "parlando" può comunque avere conseguenze molto concrete anche per la conservazione. Le registrazioni acustiche possono aiutare a seguire gli spostamenti delle orche, individuare le aree marine utilizzate in determinati periodi dell'anno e studiare l'effetto dell'inquinamento e il disturbo acustico prodotto dalle attività umane. Il progetto HALLO sta anche lavorando a sistemi di intelligenza artificiale capaci di riconoscere automaticamente i suoni delle orche.
L'obiettivo è arrivare a utilizzare tutte le informazioni bioacustiche disponibili anche per migliorare il monitoraggio e lo studio di questi cetacei. In questo senso, il nuovo catalogo non è quindi soltanto un semplice archivio di registrazioni. È il risultato di oltre cinquant'anni di ascolto e osservazione e uno strumento destinato a crescere insieme alla ricerca. Quello che Ford ha iniziato a fare da solo negli anni '70 può così diventare la base per provare, oggi e con strumenti molto più avanzati, a capire qualcosa in più della complessa società delle orche.