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Le orche di Gibilterra hanno imparato a strattonare le lenze dei pescatori per capire se ci sono tonni all’amo in profondità

Le orche dello Stretto di Gibilterra sembra abbiano imparato a ispezionare, toccare e tendere le lenze dei pescatori per capire se un tonno è rimasto all'amo in profondità. L'ennesimo comportamento che dimostra le incredibili capacità di questi cetacei.

27 Giugno 2026
15:39
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Le orche iberiche toccano, strattonano e tendono le lenze per controllare se in profondità c’è un tonno all’amo. Immagine da Esteve, 2026

Le orche iberiche dello Stretto di Gibilterra continuano a sorprendere i ricercatori. Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Ethology dal biologo marino Manu Esteve descrive infatti un comportamento mai documentato prima in modo così dettagliato: i cetacei sembrano aver imparato a ispezionare e tendere le lenze dei pescatori per capire se, a centinaia di metri di profondità, è rimasto allamato un tonno.

Se confermata da ulteriori osservazioni, questa strategia rappresenterebbe un nuovo esempio delle straordinarie capacità delle orche, in grado sviluppare comportamenti e tecniche di caccia complessi per poi trasmetterli culturalmente ai membri del proprio gruppo e alle generazioni successive.

Come fanno le orche a capire se c'è un tonno all'amo?

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Quattro orche son ostate filmate mentre interagivano con le lenze e le toccavano, probabilmente per percepire la tensione, il peso o le vibrazioni di una possibile preda all’amo. Immagine da Esteve, 2026

Lo studio si basa sulle osservazioni di quattro orche filmate in due diverse giornate durante la stagione della pesca al tonno nello Stretto di Gibilterra. I cetacei nuotavano ripetutamente lungo la lenza dei pescatori e la toccavano in modi diversi: la appoggiavano sul dorso, la premevano con il muso, con il cosiddetto "melone" – la struttura ricca di tessuto adiposo presente sulla fronte dei cetacei odontoceti – oppure con le pinne o con il ventre.

Secondo Esteve, questi movimenti non sarebbero affatto casuali. Le orche potrebbero infatti percepire la tensione, il peso o le vibrazioni della lenza per capire se all'altra estremità è presente un tonno rosso (Thunnus thynnus), conosciuto anche come pinna blu. Una volta individuata la preda, seguono il filo fino a raggiungere il pesce e lo catturano prima che venga recuperato dai pescatori, un comportamento già noto e descritto in passato.

Si tratta, almeno per ora, di un'ipotesi supportata dalle osservazioni sul campo, ma che coincide con quanto i pescatori della zona raccontano da anni. Molto prima della pubblicazione dello studio, infatti, sostenevano che le orche fossero in grado di distinguere le lenze "vuote" da quelle con un tonno allamato.

L'ennesimo esempio della straordinaria cultura delle orche

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Si tratta probabilmente di un comportamento appresso e tramandato culturalmente tra i vari individui. Immagine da Esteve, 2026

Le orche sono tra i pochi animali nei quali è stata documentata l'esistenza di vere e proprie tradizioni culturali. Le diverse popolazioni – talvolta anche singoli pod, ovvero i gruppi familiari – utilizzano infatti tecniche di caccia differenti, tramandate attraverso l'apprendimento sociale piuttosto che ereditate geneticamente. Ci sono orche che hanno imparato a cacciare gli squali balene o gli squali bianchi, altre che si spiaggiano deliberatamente per catturare i leoni marini sulla battigia altre ancora che generano onde per far cadere foche e pinguini in acqua.

Ogni gruppo o popolazione sviluppa quindi vere e propria tradizione adattate all'ambiente e alle singole prede, tramandando poi queste conoscenze acquisite alle generazioni successivo. E non si tratta solo di comportamenti adattativi o finalizzati alla cattura delle prede. Uno dei più curiosi, osservato per la prima volta nel 1987 e poi scomparso e riapparso più volte nel corso del tempo, è per esempio quello di posizionarsi salmoni morti sulla testa, come se fossero dei cappelli.

Anche questa nuova strategia potrebbe quindi rientrare tra questi comportamenti culturali. I giovani potrebbero imparare osservando gli adulti, perfezionando nel tempo una tecnica che consente di ottenere una preda molto energetica riducendo al minimo lo sforzo della caccia.

Sono le stesse orche che "attaccano" le barche nello Stretto di Gibilterra

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Le orche protagoniste di questo studio appartengono alla stessa popolazione che dal 2020 ha iniziato a prendere di mira le barche che attraversano lo Stretto di Gibilterra

Questa particolare popolazione, quella iberica, è la stessa diventata famosa negli ultimi anni per le frequenti interazioni con le imbarcazioni a vela nello Stretto di Gibilterra e lungo le coste della Penisola Iberica. Dal 2020 sono stati infatti registrati centinaia di episodi nei quali alcune orche si avvicinano alle barche e colpiscono soprattutto il timone, in alcuni casi danneggiandolo fino a renderlo inutilizzabile e causando l'affondamento dell'imbarcazione. È successo anche al velista italiano Alessandro Tosetti.

Le cause di questo comportamento non sono ancora del tutto chiare. Inizialmente, tra le ipotesi più accreditate c'era quella legata a una possibile esperienza negativa vissuta da una singola femmina chiamata White Gladis, forse ferita da un'imbarcazione o rimasta impigliata in attrezzi da pesca. Il comportamento si sarebbe poi diffuso ad altri individui attraverso l'apprendimento sociale.

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Secondo i ricercatori, le interazioni con le imbarcazioni sarebbero una sorta di "moda" o comportamento di gioco

Tuttavia, oggi l'ipotesi più accreditata è che si tratti di una sorta di "moda" culturale. La maggior parte dei ricercatori ritengono infatti che possa trattarsi di un comportamento esplorativo o di gioco, rivolto a un oggetto insolito come il timone in movimento poi diffusosi tra i vari individui, soprattutto tra quelli più giovani. Qualunque sia la spiegazione definitiva, le osservazioni raccolte negli ultimi anni dimostrano ancora una volta quanto siano flessibili e intelligenti queste orche.

Il nuovo comportamento descritto da Manu Esteve aggiunge così un altro tassello alla loro storia: le orche iberiche dello Stretto di Gibilterra non sembrano limitarsi a cacciare i tonni, ma potrebbero aver imparato persino a usare le lenze dei pescatori come una sorta di "sensore", sfruttando le informazioni trasmesse dal filo per individuare una preda invisibile nascosta a centinaia di metri di profondità.

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