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Tatuarsi la fronte per tremila dollari: il caso Pump.fun segna la deriva etica dei memecoin

alle challenge per i like alle sfide pagate in criptovalute. Au piattaforme come Pump.fun, la disperazione si trasforma in speculazione. Il caso dell’uomo indiano pagato per tatuarsi una parola senza senso silla la fronte è l’ultimo esempio come l’economia dell’attenzione stia superando ogni confine etico.
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Un tempo le challenge demenziali servivano solo a fare incetta di like sui social e indurre educatori e psicologi a versare fiumi d'inchiostro sull'apparente incoscienza delle nuove generazioni. Oggi, nell'era delle criptovalute, le azioni più estreme o irrazionali non cercano soltanto visibilità, ma possono trasformarsi in un'autentica fonte di guadagno. A Chennai, in India, c'è per esempio chi si è tatuato una frase sulla fronte per mettersi in tasca 3.000 dollari. La richiesta era comparsa su Pump.fun, una piattaforma che negli ultimi mesi è diventata uno dei fenomeni più discussi dell'universo crypto.

La storia è rapidamente diventata virale e ha portato alla luce un trend che non nasce certo oggi e che negli ultimi anni si sta diffondendo sempre di più: trasformare ogni cosa, anche la più stupida, in un contenuto capace di generare guadagno.

Cos'è Pump.fun, la piattaforma dove si paga

Lanciata sulla blockchain Solana, Pump.fun ha reso estremamente semplice creare e lanciare nuovi memecoin. Si tratta di una tipologia di criptovalute che nascono spesso come scherzo (meme appunto) o fenomeni virali, prive di un reale utilizzo tecnologico o economico. Su Fanpage.it ne abbiamo parlato anche in merito al caso delle cripto lanciate da Fabrizio Corona . Il loro valore dipende quasi esclusivamente dalla capacità di attirare interesse, creare engagement e generare entusiasmo sui social network. Ogni giorno nascono migliaia di questi token, molti dei quali durano poche ore prima di scomparire.

Pump.fun prospera proprio su questa economia dell'attenzione. Più un progetto riesce a far parlare di sé, più aumenta la probabilità che qualcuno compri il token. Per alimentare questo meccanismo, la piattaforma ha recentemente introdotto un nuovo spazio chiamato "GO", dove vengono offerte ricompense in criptovalute per chi completa determinate attività suggerite dagli utenti. Lo slogan scelto per lanciare l'iniziativa sui social è molto eloquente: "Paga chiunque per fare qualsiasi cosa".

Gli incarichi possono essere banali, come pubblicare una foto strana o recarsi in un luogo pubblico per fare qualche gesto imbarazzante, ma possono anche spingersi molto oltre. Il fenomeno non è affatto una novità – alcuni streamer di Twitch hanno costruito i propri personaggi proprio su dinamiche simili, eseguendo ordini in cambio di soldi o sub – ma l'impostazione di simili piattaforme sembra voler puntare proprio sul superamento di ogni confine.

Un nuovo modo per sfruttare la miseria altrui

Torniamo quindi alla storia del tatuaggio in fronte. All'interno dello spazio di Go, un utente di nome Ayush (che poi si è scoperto essere un ventunenne della Florida) aveva postato un annuncio in cui offriva 3.000 dollari in cripto a chi si fosse scritto la parola "bountywork" sulla fronte. L'indiano Arivu  ha accettato la sfida, filmandosi mentre un tatuatore marchiava la sua fronte con la frase che sarebbe diventata un memecoin. La storia è però diventata ancora più surreale quando gli utenti si sono accorti che il tatuatore aveva commesso un errore di battitura. Una sbavatura che avrebbe anche potuto compromettere il pagamento al povero Arivu. Alcuni trader avevano però già creato una nuova memecoin ispirata proprio all'errore, utilizzando l'immagine di Arivu come simbolo del progetto. In poche ore il token ha raggiunto una capitalizzazione di centinaia di migliaia di dollari, trasformando il tatuaggio in una vera e propria operazione speculativa.

La storia, ripresa anche dalla CNN, ha però mostrato come simili dinamiche possano facilmente trasformarsi in un meccanismo perverso dove persone provenienti da situazioni di estrema povertà possono mettere in gioco la propria dignità (e in certi casi anche la propria incolumità) in cambio di denaro. Il tutto per il divertimento di una community online capace di trasformare persone in carne in e ossa in semplici meme da rendere virali.

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