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Più fumi erba, più guadagni: il caso Gudtrip, la sigaretta elettronica che ti premia in bitcoin a ogni tiro

La startup Puffpaw sta promuovendo una sigaretta elettronica alla cannabis che premia il consumo con ricompense in criptovalute. L’attività è perfettamente legale, almeno in California, ma il rischio sullo sfondo è quello della gamification: trasformare tutto in un gioco, anche quando le conseguenze possono impattare sulla salute.
A cura di Niccolò De Rosa
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Puffpaw è una startup americana che sfrutta la tecnologia blockchain per sviluppare e promuovere la propria linea di sigarette elettroniche.  Nell'ultimo periodo, l'azienda si è guadagnata l'attenzione dei media promettendo di far guadagnare criptovalute ai propri clienti semplicemente fumando un po' di erba. Il prodotto in questione si chiama Gudtrip ed è una e-cigarette a base di cannabis. Questa vape-pen, lo chiariamo subito, è attualmente in vendita solamente nello Stato della California, dove il consumo ricreativo della marijuana è legale. La sua storia sta però destando scalpore per l'idea di combinare cannabis, Bitcoin e intelligenza artificiale in un'unica proposta commerciale.

"La cannabis rappresenta libertà, individualità e il rifiuto di sistemi rigidi", si legge nella dichiarazione d'intenti sul sito di Gudtrip. "Le criptovalute portano proprietà, trasparenza e incentivi condivisi. L'intelligenza artificiale offre strumenti più efficaci per gestire le ricompense, i dati e le opportunità".

Come funziona il meccanismo delle ricompense

Il funzionamento di Gudtrip è all'apparenza molto semplice. Dopo l'acquisto della sigaretta elettronica, l'utente deve collegare il dispositivo tramite un QR code o tecnologia NFC. Una volta attivato, il sito inizia a registrare i dati di utilizzo della vape pen, rilevando tempo di utilizzo, frequenza delle sessioni e accessi giornalieri. "Nessun download di app, nessun abbinamento Bluetooth", promette la pagina di promozione.

Al momento dell'acquisto, ogni dispositivo contiene già una piccola quota di Bitcoin del valore di circa due o tre dollari che può essere riscattata immediatamente come premio di benvenuto. La sicurezza di ogni transazione viene poi garantito dalla rete decentralizzata di blockchain che rappresenta il marchio di fabbrica della compagnia.

Il cuore del sistema è però costruito attorno alle streak, ossia dei contatori che tracciano il numero di giorni consecutivi in cui un utente compie una determinata azione, che in questo caso è lo svapo. Più la serie di utilizzi giornalieri si allunga, maggiori sono i premi che l'utente può ottenere. Questa modalità è già stata rodata dall'azienda per promuovere sigarette elettroniche a basso contenuto di nicotina e, idealmente, ridurre progressivamente la dipendenza da tabacco.

Più fumi, più guadagni: il rischio della gamification

È proprio questa dinamica a ricordare da vicino i meccanismi delle piattaforme di gioco e dei social network. La logica delle streak spinge infatti gli utenti a tornare sull'app o sul sito di riferimento con continuità per non perdere vantaggi e ricompense accumulate. Una strategia già ampiamente utilizzata nei videogiochi mobile, nelle app fitness e nei sistemi di loyalty digitali. In questo caso, l'attività incoraggiata prevede però il consumo di cannabis che, al netto delle demonizzazioni eccessive, rimane una sostanza psicoattiva il cui consumo massiccio non è considerato dalla scienza come qualcosa di sano.

A rendere il quadro ancora più controverso c'è poi la possibilità, ben pubblicizzata sul sito, di trasferire le ricompense verso strumenti di finanza decentralizzata e prediction market basati sull'intelligenza artificiale. Uno stratagemma che rende inevitabilmente l'esperienza ancora più immersiva e rischia di trasformare il fumo in un gioco. È la cosiddetta gamification, il fenomeno che applica alla realtà le meccaniche tipiche dei videogame.

Negli ultimi anni sono tantissime le app e i siti che utilizzano questo sistema per fidelizzare l'utenza. Pensiamo al successo di Polymarket, il sito dove si può scommettere su qualsiasi cosa e che trasforma anche l'ipotesi di una guerra nucleare in un'occasione di profitto. Per quanto differenti nel core-business, il pensiero dietro tutte queste piattaforme è però il medesimo: impegnarsi per raggiungere l'obiettivo, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze o delle implicazioni che ciò può comportare.

La posizione dell'azienda

Simili dinamiche hanno immancabilmente sollevato dubbi e perplessità da parte degli esperti, convinti che la promozione "vape-to-earn" ("svapa per guadagnare") possa incentivare la dipendenza e promuovere stili di vita nocivi per la salute.

Puffpaw è però intenzionata a rispedire ogni critica al mittente. Come riportato dalla testata DL News, l'azienda sostiene che i punti abbiano soltanto una funzione interna di monitoraggio e non possano essere convertiti in denaro o prodotti.  Una posizione che però sembra stridere con un marketing piuttosto esplicito, che spinge sui bonus progressivi legati all'utilizzo e parla esplicitamente di ricompense "ad ogni tiro".

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