L’avvocato spiega perché la scelta di Giorgia Meloni di registrare la sua voce non è una buona idea
La voce è forse tra le più riconoscibili in Italia dell'epoca moderna e la frase pronunciata dura all'incirca quattro secondi. La Presidente del Consiglio ha depositato all'Euipo quattro parole, ripetute due volte: "Io sono Giorgia Meloni, io sono Giorgia Meloni". L'ufficio europeo che ha sede in Spagna si occupa di proprietà intellettuale, ed era stato già utilizzato, come forma di tutela soprattutto all'incedere dell'intelligenza artificiale, dalla cantante Giusy Ferreri. Quello registrato – o meglio che è in corso di valutazione dopo essere stato depositato – è un marchio sonoro.
Di primo impatto la motivazione risulta evidente: evitare la replica di una voce o la realizzazione di deepfake che sempre più spesso generano truffe. Non troppo lontano nel tempo, poco più di un anno fa, la voce del Ministro della Difesa Guido Crosetto era stata replicata, spiegò lo stesso capo del dicastero, a sua insaputa. Eppure, quello che sembra essere uno strumento pronto ad arginare, in modo definitivo, questo genere di problemi, potrebbe non essere il più adatto. A esserne convinto, come spiega a Fanpage.it, è l'avvocato Alfredo Esposito di “Difesa D’Autore”, studio specializzato in diritto d'autore e nuove tecnologie, che definisce questa mossa più una "boutade comunicativa" , che un'effettiva strada risolutiva per eventuali truffe.
Avvocato, prima di tutto cos' è un marchio sonoro?
Il marchio sonoro è un marchio esattamente riconoscibile e riconducibile a un determinato prodotto. L'esempio potrebbe essere il suono di Netflix o della Playstation quando si accende. Quello è un marchio sonoro. Qualcosa diventata talmente identificativa da dover essere registrata, alla pari di qualsiasi altro asset di proprietà intellettuale, come ad esempio un logo.
Quali sono i vantaggi per chi registra il marchio sonoro?
Inibire l'utilizzo dello stesso marchio sonoro ad altri soggetti. Se io voglio utilizzare il suono di Netflix dietro i miei video, Netflix potrà inibirmi l'uso. È una tutela di carattere commerciale.
Che non implica un utilizzo dietro pagamento?
Volendo si potrebbe concedere in licenza anche un marchio sonoro.
È una forma di tutela efficace?
In questo caso non è una forma di tutela efficace, perché il marchio sonoro registra solamente quella che è la traccia audio all'interno del marchio sonoro. Quindi "Io sono Giorgia Meloni" detta con quel timbro, con quella voce, tra l'altro detta due volte è uno strumento di tutela commerciale nelle classi di registrazione, ovvero in questo caso 9, 41 e 45. Cioè l'ambito dei content media, quello nell' ambito formativo, culturale e di intrattenimento e quello legato ad eventi di carattere politico. Se domani qualcuno volesse registrare con la voce di Giorgia Meloni tramite dei deepfake un'altra frase, teoricamente questa non ricadrebbe nella tutela del marchio sonoro.
Non è possibile utilizzare "Io sono Giorgia Meloni", ma riprodurre la sua voce in altro modo sì?
La soluzione è bizzarra. O esistono già degli strumenti, come ad esempio quelli introdotti con la legge del 2025 che ha introdotto il 612 quater del codice penale. Oppure lo si va a individuare all'interno del diritto alla privacy come dato biometrico e anche questo già c'è. O altrimenti la norma non c'è. Ma sicuramente la soluzione non va individuata a mio parere in una pratica di carattere commerciale e di tutela commerciale, che è quella prevista dalla registrazione del marchio. Perché tu registri un marchio per impedire ad altri di utilizzarlo soprattutto in ottica di sviluppo o tutela commerciale.
Il dubbio che sta sollevando è: non era questa la strada per arginare eventuali truffe?
Non è questa la funzione della tutela del marchio sonoro, che è legato alla proprietà intellettuale, mentre contro i deepfake vanno azionati i diritti a tutela della personalità e della privacy. E laddove ci siano eventualmente dei risvolti penali, ad esempio, io con la voce di Giorgia Meloni compio una truffa nei confronti di un signore anziano, in quel caso non si va solo a tutelare Giorgia Meloni e la voce, ma si va a tutelare il soggetto. Ed è stato introdotto il 612 quater nel codice penale apposta.
Cosa dice questo 612 quater?
Leggo la norma edittale: chiunque cagioni un danno ingiusto a una persona – quindi non è il solo utilizzo – cedendo, pubblicando o diffondendo senza il suo consenso immagini, video o voci falsificate o alterate mediante l'impiego di sistemi IA, è punito con la reclusione da 1 a 5 anni. Ci sono altre specifiche poi, ma la base giuridica è questa. Quindi, non si rientra in questo, non si rientra nei diritti della personalità o della privacy, scegliendo una tutela di carattere commerciale che non ha valore se non una deterrenza pubblicitaria, per quello che penso io.
Perché definirla una deterrenza pubblicitaria?
È la stessa cosa che ha fatto Giusy Ferreri a maggio. Uguale, solo che la Meloni l'ha registrata in una classe in più. Se si vuole utilizzare per fermare i deepfake non è questo lo strumento perché si registra solamente quel jingle "Io sono Giorgia Meloni, io sono Giorgia Meloni". Il resto della tutela va rinvenuta nelle norme ordinarie che o sono ritenute sufficienti o non sono ritenute sufficienti. Motivo per cui, un'operazione del genere, serve da deterrente. Chi non è ben informato penserà che non si possa utilizzare, quindi forse questo può essere il suo valore maggiore. Da un punto di vista giuridico stretto, per quanto mi riguarda, è limitato.
Perché è limitato?
Non garantisce il non utilizzo della voce di Giorgia Meloni per la creazione di altri deepfake. L'unica cosa che fa è che ti dà, una volta registrato, la possibilità di avere un'inibitoria all'utilizzo di questo preciso marchio. Posso dire "Salve, sono sono la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni". Sono tutte cose che vanno attorno al marchio sonoro. Potrebbero eluderlo. Per una situazione del genere poi si andrebbe a guardare il reato di truffa, ma non si viola la proprietà intellettuale del Presidente del Consiglio. È più che altro una trovata comunicativa non pubblicitaria in senso stretto, perché non deve vendere niente. Una boutade comunicativa.