Israele secondo all’Eurovision, abbiamo seguito le tracce social del televoto per Noam Bettan

Fino all’edizione del 2023, i punti ottenuti da Israele all’Eurovision Song Contest sono stati molto vari. Qualche anno più bassi, qualche anno più alti. A volte sono stati abbastanza da arrivare al primo posto. Nel 2018 la cantante Netta è riuscita a vincere con Toy. Magari non avete presente il brano, ma il ritornello “I’m not your toy” vi ricorderà qualcosa. Nel 2023 Noa Kirel arriva terza con Unicorn: 362 punti. Da quel momento i cantanti di Israele si sono sempre mantenuti sullo stesso punteggio. Tutti altissimi. E questo nonostante l’edizione di quest’anno sia stata boicottata da alcuni Paesi proprio per la presenza di Israele.
Eden Golan nel 2024 è arrivata 5° con Hurricane: 375 punti. Nel 2025 Yuval Raphael è arrivata seconda con 357 punti. E ieri, nella finale dell’edizione 2026, Noam Bettan ha ottenuto di nuovo 343 punti classificandosi ancora secondo. Non solo. Negli ultimi tre anni i cantanti di Israele sono sempre arrivati al primo posto nella semifinale a cui partecipavano. Facile pensare a delle anomalie.
L’inchiesta del New York Times e le tracce delle campagne
Questi movimenti sono finiti al centro di un’inchiesta pubblicata dal New York Times dal titolo Come Israele ha trasformato il palco dell’Eurovision in uno strumento di Soft Power, formula con cui vengono definite tutte quelle tecniche che servono a fare propaganda in modo laterale. L’inchiesta, firmata da Mara Hvistendahl e Alex Marshall, mostra come il governo guidato da Benjamin Netanyahu sia intervenuto direttamente a finanziare campagne di marketing per supportare i cantanti di Israele con un investimento in pubblicità da un milione di dollari.
Ci sono ancora delle tracce. Sul portale Google Ads Transparency è possibile vedere tutte le campagne pubblicitarie condotte dalla Israeli Government Advertising Agency, un’agenzia governativa che si occupa di comunicazione di cui avevamo parlato in passato con diverse inchieste pubblicate su Fanpage.it. Israeli Government Advertising Agency si era occupata anche di promuovere campagne per screditare Francesca Albanese. Scorrendo con i suoi annunci indietro negli anni troviamo una lunga serie di campagne per sostenere il voto di Yuval Raphael, la cantante che poi sarebbe arrivata seconda. La scelta di un governo di entrare direttamente nella campagna dell’Eurovision è considerabile, almeno, irrituale.
Gli annunci su Facebook: l’Eurovision è un evento politico
Per capire che le ragioni del voto sull’Eurovision sono oltre la musica basta guardare gli annunci sui social. Abbiamo analizzato i risultati forniti da Facebook con la ricerca “Vote Noam Bettan”, il cantante in gara di Israele. Qui troviamo post con migliaia di interazioni pubblicati da pagine o profili privati che si occupano solitamente di altro. Stand With Us, pagina da 2,1 milioni di follower che “Combatte l’antisemitismo e supporta Israele” ha pubblicato diversi post da migliaia di like a favore di Bettan. In uno leggiamo: “L’Eurovision è molto di più della musica. È un momento per supportare Israele sul palco globale”.
E ancora. La Zionist Federation of Australia ha pubblicato un post che ha ottenuto oltre 3.000 like per sostenere Noam Bettan invitando a svegliarsi alle 5:00 per inviare il voto nella finale. L’Australia, lo ricordiamo, partecipa all’Eurovision. Un altro post pubblicato da Israel Center, anche qui 10.000 like, è ancora più diretto e suggerisce di votare almeno 10 volte per Bettan. Il voto multiplo è consentito dal regolamento. Stesso post, con gli stessi temi e le stesse indicazioni anche per la Jewish Federation of Greater Vancouver, in Canada. Non mancano certo le pagine italiane come Italia Israele Today. Certo, anche in Italia abbiamo registrato pagine che invitavano al voto per Sal Da Vinci, ma di solito eravamo davanti a pagine fan del cantante o profili più generici sull’Eurovision.
Ma dove vanno a finire questi voti? In linea teorica i voti che arrivano fuori dai Paesi partecipanti vengono conservati nella sezione Rest of The World. È una sezione nata nel 2023 che per tre anni è stata dominata proprio da Israele. Da qui ha conquistato nelle edizioni 2023, 2024 e 2025 il massimo dei punti disponibili: 12. Nell’ultima edizione è andata peggio. Israele ha ottenuto 10 punti, il secondo risultato più alto, nella semifinale e 6 punti alla finale. Quinto posto.
La trasparenza del voto è arrivata anche sui tavoli dell’European Broadcasting Union (EBU), l’autorità che gestisce l’Eurovision. Proprio negli ultimi anni ha modificato il regolamento per bilanciare il voto: ha introdotto di nuovo le giurie, ridotto il numero di voti per cantante da 20 a 10 e applicato controlli maggiori su uno dei punti più complessi di tutto il voto: la geolocalizzazione del voto. Il sistema per cui non si può votare direttamente il proprio Paese è in effetti molto equilibrato, almeno finché si riesce a definire con certezza la posizione di chi vota.