Il filtro Flash di Instagram ci rende tutti belli come negli ’90: il prezzo da pagare è la nostra autenticità

In queste settimane c'è un nuovo trend che sta invadendo le storie di Instagram. Si chiama Flash ed è un filtro capace di conferire alle immagini quell'estetica anni 90 che tanto piace ai millenial nostalgici e ai Gen Z dal gusto vintage. Volti illuminati dal lampo della macchina fotografica (da qui il nome), ombre nette e ben distinte, colori saturi e quell'effetto da macchinetta usa e getta che ricorda gli album delle vacanze o le serate tra amici immortalate con una compatta analogica.
Il successo è stato immediato, anche perché Flash non si limita ad applicare un semplice effetto luminoso, ma sfruttando l'intelligenza artificiale rielabora le immagini, modifica i contrasti e ridefinisce perfino i tratti del volto. Il risultato è una fotografia realistica e accattivante, perfetta per valorizzare il proprio feed. Certo, si perde tutta l'autenticità dello scatto, ma è esattamente lo scopo per cui questo filtro è stato sviluppato.
Come funziona il filtro Flash
A differenza dei classici effetti disponibili nel carosello di Instagram, Flash utilizza un sistema diverso. Il primo passo è caricare la foto o scattarne una nuova con la modalità "Storie". Per modificare l'immagine occorre poi digitare l'opzione "Effetti" (l'icona con le stelline) e cercare il filtro "Flash". Qui entra in gioco l'IA, che rigenera la foto applicando il look retrò.
Ultimato questo passaggio la foto è pronta e può essere pubblicata come Storia o salvata sullo smartphone per poi essere postata in un secondo passaggio direttamente sul feed di Instagram. Basta aprire il social e cercare "flash filter" per notare quante persone abbiano già provato il filtro.
Il paradosso dell'imperfezione artificiale ha i suoi rischi
L'apprezzamento del pubblico e della pletora di influencer e creator che si sono subito apprestati a cavalcare il trend la dice lunga sul fatto che il nuovo filtro abbia pienamente centrato il proprio obiettivo. L'immagine, sporca di flash e granulosità, comunica immediatezza e autenticità, e a pochi interessa che sia comunque il risultato di una manipolazione capace di cambiare i nostri connotati. Se infatti un tempo la fotografia analogica catturava davvero un momento imperfetto, oggi quell'imperfezione viene ricreata artificialmente perché percepita come più credibile, più umana, più vera. Si tratta però di una spontaneità artificiale, così come artificiale è l'immagine di un viso modificato e reso più avvenente dall'IA.
Qual è dunque lo scopo di tutto questo? Senza dubbio c'è il bisogno da parte degli utenti di offrire un'immagine migliore di se stessi. In un primo momento ciò può portare anche a benefici concreti, come una migliore percezione sociale e anche una certa dose di autostima. C'è però un prezzo da pagare. Ogni filtro che modifica il volto lavora inevitabilmente sulla percezione che abbiamo di noi stessi. Anche quando lo scopo sembra giocoso, il messaggio implicito resta lo stesso: esiste una versione di noi più bella di quella reale.
Certo, Flash non stravolge i lineamenti come altri filtri estremi, ma interviene comunque sull'immagine accentuando luci, pelle e proporzioni del viso. Da un lato rende più desiderabili, dall'altro evidenzia tutto ciò che non corrisponde a quel risultato. È un meccanismo che, alla lunga, rischia di alimentare insicurezze, soprattutto tra i più giovani, e di rafforzare l'idea che la nostra faccia abbia sempre bisogno di essere corretta o perlomeno ottimizzata.
Persone come oggetti di consumo
Uscire da queste logiche poi non è affatto semplice. Sui social, la possibilità di presentare un'immagine più accattivante genera anche più visualizzazioni, più like, più interazioni. E ricevere approvazione spinge a pubblicare ancora, a inseguire nuove tendenze, a produrre continuamente contenuti. È un ciclo che si autoalimenta e che finisce per trasformare gli utenti in prodotti perfettamente integrati nell'economia dell'attenzione.
Per non parlare poi del fatto che, nel momento in cui affidiamo i nostri volti a un modello di IA generativa, esso si nutre della nostra immagine e acquisisce dati che un giorno potrebbero essere usati anche per altri scopi. Per molti non rappresenta un problema, ma il punto è esserne consapevoli. Il costo della leggerezza digitale, spesso, è invisibile.