Funerali di Stato per Mladić, i tre grafici che mostrano tutto l’orrore del massacro di Srebrenica

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Nel luglio del 2005 a Srebrenica sono stati uccisi 8.000 bosgnacchi, cittadini bosniaci di religione musulmana. Ratko Mladić, ex generale della generale della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina, è stato condannato nel 2021 per questa strage e per altri crimini contro l’aumanti. In questi tre grafici vengono riassunti tutti i dati.

Ratko Mladić è morto ieri a 84 anni. Era nell’ospedale penitenziario dell’Aia dove stava scontando una condanna all’ergastolo per crimini di guerra. Ex generale della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina, è stato condannato in via definitiva nel 2021 ed è passato alla storia come il macellaio di Srebrenica. Qui, nel luglio del 1995, condusse un’operazione di pulizia etnica che portò al genocidio di oltre 8.000 bosgnacchi, cittadini bosniaci di religione musulmana. Per ricordare quello che è stato il massacro condotto nel luglio di 31 anni fa, è possibile incrociare i dati del memoriale di Srebrenica con quelli raccolti da RadioFreeEurope, che a ogni vittima ha dato un volto, e con la perizia processuale del Tribunale penale internazionale redatta per il processo contro il tenente colonnello Vujadin Popović, anche lui condannato per il massacro del luglio 1995. Dati che ci raccontano come quanto erano giovani le vite spezzate dagli uomini agli ordini di Mladić.

Ben 953 delle 8.372 vittime (l’11,4% del totale) non aveva ancora compiuto vent’anni. Tra i morti figurano due bambini di 8 anni, un ragazzo di 11, quattro di 13 anni. I dati ci consentono anche di capire come si sono svolti gli eventi. Sì, perché le vittime più anziane della follia genocida di Mladić sono scomparse a Potočari, all’interno dell’ex fabbrica di batterie che fino a pochi giorni prima del massacro aveva accolto un battaglione di caschi blu olandesi e all’interno della quale si erano rifugiati gli abitanti di Srebrenica.


Questo grafico mostra la distribuzione per classe di età delle vittime nei due principali epicentri del genocidio di Srebrenica. Appunto la fabbrica di batterie e il bosco nel quale centinaia di persone si erano riversate nel tentativo di raggiungere Tuzla, nella zona controllata dall’esercito bosniaco. Un tentativo di fuga, fallito, che coinvolse la parte più giovane della popolazione bosgnacca di Srebrenica.


Per capire cosa significhi la pulizia etnica perpetrata da Mladić è utile anche osservare i cognomi delle vittime. Ben 301 persone uccise, il 3,6% del totale, faceva di cognome Hasanović: questo significa che una vittima su trenta portava scritto questo nome sui documenti. E probabilmente erano imparentate. Un numero che rappresenta bene il significato della pulizia etnica condotta dall’ex generale morto ieri in carcere all’Aia.


I dati alla base di questo articolo sono stati raccolti, elaborati e visualizzati con Claude Opus 5. Gli script di scraping e i dati raccolti sono stati verificati con Gemini 3.7 Flash.

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