Caso Revolut, ora gli hacker pubblicano i primi file rubati all’Italia
Nuovo colpo di scena sul caso Revolut. Dopo aver aperto una nuova pagina sul Dark Web per vendere i dati sottratti direttamente ai clienti coinvolti, ora gli hacker minacciano apertamente l'Italia. Il gruppo ImNotAVillain ha infatti messo online una nuova sezione completamente dedicata al nostro Paese. Da giorni icybercriminali sostengono di essersi impossessati per mesi di una PEC appartenente a un ufficio delle Forze dell'Ordine italiane (successivamente identificato nella Prefettura di Reggio Calabria) per chiedere e ottenere da Revolut il pacchetto di informazioni relative a un ristretto gruppo di clienti facoltosi. In questo lasso di tempo gli aggressori avrebbero anche messo le mani su circa 147 GB di dati appartenenti al Ministero dell'Interno. La Polizia Postale ha subito avviato le dovute indagini, ma i primi controlli sembravano aver smentito tali rivendicazioni. Ora, però la nuova mossa del gruppo sembra rimescolare le carte del mazzo. ImNotAVillain ha infatti iniziato a pubblicare documenti riservati, immagini, indirizzi e altri dati personali di dipendenti riconducibili a diversi uffici e sezioni ministeriali.
I nuovi leak degli hacker: cosa è stato pubblicato
Come nel caso del precedente ricatto a Revolut, pubblicando le anteprime di quelli che vengono chiamati Italian Files gli hacker intendono forzare la mano alle istituzioni per ottenere un riscatto. Sulla nuova pagina non è stato dichiarata ufficialmente la somma richiesta – alla fintech britannica erano stati chiesti tre milioni di dollari – ma l'intento ricattatorio è piuttosto evidente, anche perché il materiale trafugato sembra essere decisamente sensibile.
Nel corso delle nostre verifiche ci siamo imbattuti in passaporti diplomatici, liste di indirizzi mail associati a nomi e cognomi di agenti e funzionari della Polizia di Stato, scansioni di tessere sanitarie con tutti i dati bene in vista e scambi di messaggi istituzionali coperti da segreti d'ufficio. Tra i file compaiono anche documenti relativi alla detenzione di armi per l'equipaggio a bordo di una nave israeliana e dettagliate profilazioni di intere ambasciate italiane all'estero.
Stando a ciò che ImNotAVillain scrive sulla pagine, il gruppo sarebbe in possesso di oltre 85.000 file di questo tipo. Per ora sulla pagina sono stati pubblicati soltanto dei campioni, senza pacchetti di dati da poter scaricare. Al momento non è stato comunicato neanche un ultimatum allo scadere del quale tutti i dati trafugati verranno messi in vendita. Tutto fa pensare che la partita sia appena cominciata.
Questo articolo è stato realizzato con la consulenza di Paolo Dal Checco, perito informatico forense