Attacco a Revolut, ora gli hacker chiedono il riscatto ai clienti

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Il gruppo hacker di IAmNotAVillain ha pubblicato nuove le anteprime dei dati rubati e ora si rivolge direttamente ai clienti Revolut per non diffondere ulteriori informazioni in cambio di denaro.

Dopo giorni di silenzio, il gruppo hacker ImNotAVillain è tornato online pubblicando nuovi estratti dei dati che sostiene di aver sottratto a Revolut. I cybercriminali hanno aperto una pagina sul Dark Web e annunciato che presto metteranno in vendita tutte le informazioni relative ai 680 clienti coinvolti dalla clamorosa fuga di informazioni subita dalla fintech britannica. È solo l'ultimo colpo di scena di un caso sempre più complesso, dove sono ancora molti i punti da chiarire.

Come abbiamo raccontato su Fanpage.it, gli hacker sostengono di aver ottenuto i dati di un gruppo ristretto di clienti facoltosi sfruttando una PEC italiana, utilizzata per fingersi un ente governativo e chiedere a Revolut alcune informazioni nell'ambito di un'indagine penale. I criminali affermano inoltre di avere sottratto circa 147 GB di dati riconducibili al Ministero dell'Interno. Finora, però, le verifiche ufficiali italiane non hanno confermato queste rivendicazioni, anche se il Garante per la protezione dei dati personali ha comunque segnalato l'esistenza di "lati deboli delle PEC ufficiali" che dovranno essere approfonditi.

La nuova pagina sul dark Web: cosa è stato diffuso

L'ultima novità è l'apertura di un DLS (Data Leak Site), un sito utilizzato dai gruppi criminali per pubblicare o mettere in vendita dati sottratti. Il nuovo portale è ospitato sulla rete Tor, nel Dark Web, e presenta un'anteprima delle informazioni che IAmNotAVillain sostiene di avere raccolto attraverso le richieste inviate tramite la PEC istituzionale. Tra i dati indicati ci sono quelli relativi a clienti Revolut che comprendono scansioni di documenti d'identità, foto di volti caricate per attivare il riconoscimento biometrico, nonché tutto lo storico delle transazioni dei conti intestati.

"I nuovi leak riguardano una decina di clienti di cui gli hacker hanno pubblicato i volti, i documenti d'identità e le informazioni bancarie", spiega a Fanpage.it Paolo Dal Checco, perito informatico forense che ha visionato parte del materiale pubblicato da ImNotAVillain. "È senz'altro un tentativo di forzare la mano a Revolut e dimostrare che sono effettivamente in possesso di tutte le informazioni rivendicate". Fortunatamente, ha sottolineato l'esperto, le pagine alle quali puntavano i link condivisi dai criminali sono state rapidamente segnalate e messe offline, quindi al momento non è più possibile scaricare i dati caricati.

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Screen della pagina caricata da IAmNotAVillain

Ora gli hacker si rivolgono direttamente ai clienti

Attraverso nuovi canali Telegram il gruppo sostiene di voler vendere l'intero archivio relativo agli utenti Revolut. Per ora non è stata comunicata una cifra ufficiale, ma fonti giornalistiche riferiscono che il prezzo potrebbe aggirarsi intorno ai 300mila dollari, una comunqe cifra molto inferiore ai tre milioni di dollari richiesti in precedenza come riscatto. Non è però l'unica novità. Questa volta gli hacker hanno iniziato a rivolgersi direttamente ai clienti coinvolti.

"Il gruppo ora fa sapere ai clienti che, se pagano, possono riottenere i propri dati, senza ulteriori diffusioni", afferma Dal Checco. C'è però un altro aspetto da considerare: i cybercriminali avrebbero accesso a centinaia di dati bancari, con una visione potenzialmente molto dettagliata della situazione patrimoniale dei singoli utenti. "Oltre a calibrare il riscatto sulla base delle disponibilità di ogni cliente, gli hacker puntano sul fatto che qualcuno potrebbe avere tutto l'interesse a tenere nascosti i propri movimenti e la propria situazione economica".

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