Abbiamo capito perché ci piace vedere i video dei disastri meteo: i risultati dello studio

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Un gruppo di ricercatori dell’Università di Plymouth in Inghilterra ha analizzato oltre 65 ore di filmati trasmessi in streaming di grandi disastri naturali. Monitorando i commenti del pubblico è emerso cosa cercano gli utenti quando guardano un disastro: sembra un meccanismo di prevezione.

Su TikTok c’è un audio che gli utenti conoscono bene. Si chiama Hoist The Colours – Bass Singers. È una vecchia canzone pirata, interpretata molte volte nel corso della storia. Vanta anche un’apparizione nella saga Pirati dei Caraibi. L’audio è stato usato come base per oltre 486.000 video, tutti che mostrano terribili condizioni meteorologiche in mare: onde alte come palazzi, vortici e correnti in grado di spazzare via qualsiasi cosa.

Il trend di guardare video di disastri naturali sui social non è certo nato con TikTok. Il sentimento che porta conforto nel guardare i disastri altrui senza esserne toccati è noto come Schadenfreude e ci sono ampie tracce già della letteratura classica. I ricercatori dell’Università di Plymouth in Inghilterra però hanno valuto capire cosa c’è dietro questo sentimento in un ambito particolare: i disastri metereologici. Nello specifico i ricercatori hanno provato a capire cosa tiene attaccati allo schermo gli utenti che passano ore a guardare uragani e tempeste trasmesse in streaming.

Gli eventi analizzati nello streaming

Lo studio si intitola Study explores what motivates people to watch footage of disasters and extreme weather. I ricercatori si sono concentrati nello specifico su tre eventi. L’uragano Irma nel 2017, l’uragano Ian nel 2022 e le tempeste di Dudleu, Eunice e Franklin nel 2022. La ricerca è stata guidata da Simon Dickinson, professore di Rischi e Pericoli Geologici. Il gruppo di ricerca ha analizzato il flusso di commenti degli utenti. Nove live streaming per un totale di 65 ore di filmati e 14.300 commenti.

Smentita l’ipotesi del rubber-necking

L’ipotesi dei ricercatori era che le persone si trovassero attorno a vedere questi eventi in streaming solo per curiosità. Spiega Simone Dickinson: “Si potrebbe supporre che si tratti solo di una forma di "rubber-necking" online e che le persone siano naturalmente attratte da viste spettacolari”.

Rubber-necking è un termine con cui si definisce la tendenza a sporgere il collo dal finestrino per guardare quello un incidente mentre si è in auto. Eppure i fattori sono più complessi. In molti casi infatti le persone nei commenti si confrontano sulle strategie da seguire in caso di disastro, commentano i consigli sul governo e cercano di capire insieme qual è il momento migliore pre evacuare.

Dallo studio dei commenti sembra quindi che prima di tutto gli utenti si stiano preparando alla prossima tragedia: “Il filmato diventa un indicatore che le persone usano per verificare la propria comprensione di quanto sia significativo l'evento, di come funzionano i pericoli e come punto di ritrovo online per condividere esperienze di eventi simili. È un'affascinante intuizione sul comportamento umano che in precedenza era rimasta inesplorata”.

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