30 Settembre 2022
13:50

3 motivi per cui Google Stadia ha fallito

Una comunicazione poco chiara prima del lancio, la rinuncia di esclusive e l’incapacità di stare dietro ai colossi consolidati del gaming hanno reso Stadia uno dei fallimenti più grandi del settore videoludico.
A cura di Lorena Rao

Google Stadia chiuderà i server il prossimo 18 gennaio 2023. La notizia, diramata via comunicato ufficiale dal vicepresidente e general manager di Stadia Phil Harrison, segna il fallimento dell'esperimento dedicato al gaming del colosso tecnologico di Mountain View. "Sebbene l'approccio di Stadia ai giochi in streaming per i consumatori sia stato costruito su una solida base tecnologica, non ha ottenuto la spinta che ci aspettavamo, quindi abbiamo preso la difficile decisione di iniziare a chiudere il nostro servizio di streaming Stadia", ha affermato Harrison. "Siamo grati ai giocatori affezionati di Stadia che sono stati con noi dall'inizio. Rimborseremo tutti gli acquisti di hardware Stadia effettuati tramite Google Store e tutti gli acquisti di giochi e contenuti aggiuntivi effettuati tramite lo Store Stadia. I giocatori continueranno ad avere accesso alla loro libreria di giochi e a giocare fino al 18 gennaio 2023 in modo da poter completare le sessioni di gioco finali".

C'è del rammarico, perché sulla carta Google Stadia rappresentava una rivoluzione: nessun vincolo da una piattaforma di gioco e, soprattutto, stabilità e prestazioni del cloud gaming estremamente efficienti. In altre parole, Stadia si annunciava al mondo come "Il Netflix dei videogiochi", dando la possibilità di giocare ai titoli del momento in cloud, incluse esclusive sviluppate da Google, senza la necessità di una macchina di gioco performante grazie alle capacità dei server.

Con l'arrivo sul mercato, avvenuto a novembre 2019, il servizio di cloud gaming di Google ha però svelato gli altarini che ne hanno decretato il fallimento in tre anni. Ad aver fatto storcere subito il naso alla community di giocatori e giocatrici è stata la mancanza di un abbonamento che mettesse a disposizione un catalogo di giochi – a là Netflix per l'appunto – dato l'acquisto necessario di ogni singolo gioco in versione digitale.

Una situazione che ha tranciato le gambe all'esperimento già sul nascere, tant'è che, visto lo scarso successo, nel 2021 Google è giunta alla conclusione di chiudere il suo studio di sviluppo, Stadia Games and Entertainment, sancendo la fine delle esclusive. Un ulteriore errore che di fatto ha privato Stadia delle sue killer application, vale a dire titoli in esclusiva che trainano le vendite di una piattaforma. Una filosofia su cui si basano major come PlayStation e Nintendo. In questo contesto, non è nemmeno da escludere la competitività generata dal servizio xCloud di Microsoft accorpato a Xbox Game Pass, che con un abbonamento mensile (12,99 euro) permette di scaricare titoli videoludici da un folto catalogo in aggiornamento, incluse le esclusive Microsoft sin dal giorno di uscita.

Una comunicazione poco chiara prima del lancio, la rinuncia delle esclusive e l'incapacità di stare dietro ai colossi consolidati del gaming hanno reso Stadia uno dei fallimenti più grandi del settore videoludico. E questo nonostante le ottime prestazioni del servizio. Da qui il principale rammarico della sua dipartita prevista all'inizio del 2023.

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