Un segnale di infarto può nascondersi sul viso: cos’è lo xantelasma e perché è considerato un indicatore

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Lo xantelasma può segnalare un maggior rischio di infarto e altri eventi carebro-cardiovascolari maggiori.
I piccoli accumuli di grasso sulle palpebre, noti come xantelasmi, possono segnalare un maggiore rischio di infarto. Un nuovo studio su 35.000 persone ha rilevato che sono associati a una più alta incidenza di eventi cerebro-cardiovascolari maggiori anche dopo 10 anni di osservazione.

Un segnale di infarto può comparire sul viso anni prima di un attacco di cuore. Si tratta dello xantelasma, un piccolo accumulo di grasso che può comparire sulle palpebre e nella zona intorno agli occhi, considerato un indicatore di anomalie del metabolismo lipidico e del rischio cardiovascolare. Ad indagare più da vicino su questo legame è un nuovo studio pubblicato sulla rivista Atherosclerosis, che ha rilevato una maggiore incidenza di infarti e altri eventi cerebro-cardiovascolari nelle persone con xantelasma.

Lo studio ha analizzato le cartelle cliniche elettroniche della rete TriNetX, una piattaforma che integra informazioni provenienti da strutture sanitarie degli Stati Uniti e di altri Paesi, confrontando i dati di 17.770 persone con xantelasma con altrettante senza xantelasma ma con presbiopia. “Abbiamo scelto come gruppo di controllo i pazienti con diagnosi di presbiopia per garantire che tutti i partecipanti fossero stati sottoposti a un esame oculistico” spiegano i ricercatori, guidati da Negin Yavari, visiting researcher alla Stanford University. Le diagnosi di xantelasma sono infatti solitamente riportate nella cartella clinica da uno specialista oculista e l’assenza di questa indicazione dopo l’esame oculistico ha garantito che i pazienti del gruppo di controllo non presentassero la condizione.

Xantelasma e il legame con l'infarto

Lo studio ha rilevato che le persone con xantelasma hanno un maggior rischio di infarto sia nel medio che nel lungo periodo. Nel primo anno di osservazione, l'incidenza di infarti è stata dell’1% nei pazienti con xantelasma contro lo 0,35% nel gruppo di controllo, con un rischio quasi triplicato. Il divario è rimasto evidente dopo 5 e 10 anni di osservazione, con un’incidenza del 2,26% e 3,13% rispettivamente, rispetto all’1,12% e 1,73% di chi non aveva xantelasmi.

I ricercatori hanno osservato anche una maggiore incidenza di ictus e attacchi ischemici transitori, che insieme all’infarto rappresentanoi principali eventi cerebro-cardiovascolari maggiori (MACCE) osservati nello studio. Il rischio di questi eventi è risultato quasi doppio nelle persone con xantelasma rispetto al gruppo di controllo, con una differenza che si è mantenuta nel periodo di osservazione.

Cos’è lo xantelasma e perché può essere un marker del rischio

Lo xantelasma è un piccolo accumulo di grassi, in particolare colesterolo, che può formarsi sulle palpebre e nella zona periorbitale del viso. Si presenta come una placca morbida e giallastra, di forma e dimensioni variabili, che non causa dolore né interferisce con la vista. La sua comparsa è spesso associata ad alterazioni lipidiche nel sangue, inclusi livelli più alti di colesterolo totale e colesterolo LDL, ma non mancano i casi in cui non è legata alla dislipidemia.

Diversi studi hanno collegato lo xantelasma alla presenza di placche aterosclerotiche nelle arterie e nelle coronarie, supportando il suo ruolo di marker cutaneo di ateroscerosi e rischio di malattie cardiovascolari. A queste evidenze si aggiungono i nuovi dati sugli eventi cerebro-cardiovascolari maggiori.

“Il nostro studio suggerisce che lo xantelasma può essere considerato un indicatore di rischio per futuri eventi cardiovascolari maggiori (MACCE)” hanno aggiunto i ricercatori. “Può rappresentare un indicatore visibile per avviare una valutazione completa del rischio e una gestione preventiva di questi eventi”.

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