Perdere il grasso “sbagliato” può portare al diabete, visto per la prima l’effetto sul metabolismo: lo studio dell’UM

Il grasso in eccesso può aumentare il rischio di diabete, malattie cardiache e altri problemi di salute. Ma anche il contrario può essere pericoloso. Perdere il grasso “sbagliato” può infatti portare al diabete e ad altre malattie metaboliche, come scoperto un team di ricercatori dell’Università del Michigan. Il meccanismo, visto per la prima volta in esperimenti condotti sia in modelli animali che in tessuti donati da pazienti, è caratterizzato da una serie di alterazioni che compromettono il normale funzionamento del tessuto adiposo e, di conseguenza, il metabolismo.
“Il tessuto adiposo è un organo metabolico ed endocrino fondamentale, e le alterazioni della sua massa o funzione hanno importanti conseguenze sulla salute” spiegano i ricercatori, che hanno cercato di capire perché un’anomala perdita di grasso possa compromettere il metabolismo. Il fenomeno si osserva anche in patologie genetiche, come la lipodistrofia parziale familiare di tipo 2 (FPLD2), nota anche come malattia di Dunnigan, in cui si verifica una perdita di grasso sottocutaneo dagli arti e dal tronco, con ridistribuzione che può interessare il viso, il collo e talvolta i depositi viscerali. Per studiare il processo, i ricercatori hanno sviluppato un modello murino in cui potevano disattivare il gene della lamina A/C specificamente nelle cellule del tessuto adiposo, gli adipociti. Si tratta dello stesso gene che presenta mutazioni nelle persone con FPLD2. I risultati della ricerca sono stati descritti in uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation.
Le cellule adipose perdono le loro normali funzioni
Analizzando i modelli animali e i tessuti donati dai pazienti, i ricercatori hanno osservato importanti cambiamenti nell’attività genica delle cellule adipose, che impedivano alle stesse di elaborare e immagazzinare correttamente i lipidi. Allo stesso tempo, gli adipociti e le cellule immunitarie all’interno del tessuto adiposo passavano a uno stato pro-infiammatorio, e anche i mitocondri delle cellule adipose smettevano di funzionare normalmente, con conseguenze diffuse sulla salute cellulare.
“Tutti questi effetti si combinano per creare l’ambiente perfetto affinché il tessuto adiposo diventi davvero malsano e alla fine scompaia” ha affermato Jessica Maung, ricercatrice del dipartimento di Fisiologia Molecolare e Integrativa e prima autrice dello studio
“Quando si perde tessuto adiposo sano, l’organismo non è più in grado di gestire i lipidi o rilasciare ormoni metabolici nel modo consueto” ha aggiunto la dottoressa Elif Oral, professoressa presso la Divisione di Metabolismo, Endocrinologia e Diabete e co-autrice principale dello studio. “Questa degradazione può contribuire a gravi patologie, tra cui il diabete e la steatosi epatica”.
“I nostri risultati sottolineano l’importanza di un tessuto adiposo sano per mantenere il corretto funzionamento del metabolismo. Spesso si tende a pensare che il diabete di tipo 2 sia una malattia delle cellule beta del pancreas, ma in realtà coinvolge anche le cellule adipose, che svolgono un ruolo fondamentale nel controllo della glicemia e della salute metabolica”.