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Semaglutide, perdere peso con i nuovi farmaci è associato a un rischio ridotto di malattie a reni, cuore e ossa

I ricercatori hanno determinato che la perdita di peso con i nuovi farmaci dimagranti – come la semaglutide – ha una forte associazione con la riduzione del rischio di varie patologie. Fra esse osteoartrite, malattia renale cronica e insufficienza cardiaca.
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Chi perde peso grazie ai farmaci dimagranti di nuova generazione – come semaglutide, tirzepatide e liraglutide – mostra un rischio sensibilmente inferiore di ammalarsi di varie patologie associate all'obesità, alla stregua di malattia renale cronica, apnea ostruttiva del sonno (OSA) e osteoartrite. Sussiste un'associazione positiva anche con la riduzione del rischio di insufficienza cardiaca o scompenso cardiaco. È quanto emerso da un nuovo studio che ha valutato l'impatto nel mondo reale dei nuovi “super farmaci” per perdere peso, così efficaci da permettere anche l'eliminazione di decine di chilogrammi, in particolar modo la tirzepatide. Questo farmaco si basa su una combinazione di principi attivi che imitano l'azione di due ormoni: GLP-1, ovvero l'ormone peptide-1 simile al glucagone, che favorisce il senso di sazietà, rallenta il transito del cibo nel tratto digerente e regola insulina e glicemia; e il GIP (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente), anch'esso coinvolto nella regolazione dell'insulina e nel metabolismo dei grassi.

A determinare che la perdita di peso ottenuta grazie ai nuovi farmaci dimagranti è associata a una netta riduzione del rischio di varie malattie legate all'obesità è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati britannici dell'Institute of Life Course and Medical Sciences dell'Università di Liverpool, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Center for Observational Research (CfOR) di Amgen, del Medical Affairs e di Perisphere Real World Evidence, tutte organizzazioni degli Stati Uniti. I ricercatori, coordinati dal professor John Wilding, docente presso il Dipartimento di Medicina Cardiovascolare e Metabolica dell'ateneo del Regno Unito, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver determinato il tasso di incidenza di determinate patologie in una coorte di pazienti che seguivano una terapia a base semaglutide, tirzepatide o liraglutide, venduti rispettivamente con nomi commerciali come Ozempic/Wegovy, Mounjaro e Saxenda.

Il professor Wilding e colleghi hanno analizzato statisticamente i dati delle cartelle cliniche di circa 90.000 persone (inclusi nel database Optum Market Clarity) che hanno iniziato una delle sopracitate terapie tra gennaio 2021 e giugno 2024. I ricercatori hanno valutato i tassi di incidenza delle varie patologie a partire da un anno dall'inizio della terapia, indipendentemente dal fatto sei sia stata sempre seguita o interrotta (circa la metà ha interrotto). I tassi delle malattie sono stati messi a confronto con la perdita di peso registrata, facendo emergere un'associazione positiva fra miglior perdita di peso e la riduzione del rischio di ammalarsi.

Le persone coinvolte nello studio avevano un indice di massa corporea (BMI – Body Mass Index) medio di 34,7 kg/m² e, al basale, un'età media di 57,5 anni. Il 60,6 percento aveva ricevuto una diagnosi di diabete tipo 2. Il 75,6 percento ha iniziato la terapia con semaglutide; il 17,5 percento con tirzepatide; e il 6,9 percento con liraglutide. Nel primo anno di trattamento, il 27,0 percento ha perso meno del 5 percento del peso; il 22,4 percento ha perso tra il 5 e il 10 percento del peso; il 14,1 percento tra il 10 e il 15 percento; e il 15,8 percento almeno il 15 percento del peso. Il restante 20,8 percento ha riscontrato un aumento di peso. I ricercatori hanno osservato l'incidenza di varie malattie e l'hanno messa a confronto con la perdita di peso. È emerso che la perdita di peso superiore, rispetto a chi aveva perso lo 0-5 percento, era associata a un rischio ridotto del 37 percento di osteoartrosi; del 30 percento di malattia renale cronica; del 69 percento di apnea ostruttiva del sonno (per la quale è stata dimostrata l'efficacia di una pillola); e del 32 percento di insufficienza cardiaca (quest'ultimo valore non era statisticamente significativo). Coloro che hanno invece avuto un incremento del peso, hanno mostrato un aumento del rischio per tutte le patologie valutate: + 10 percento osteoartrosi; + 14 percento malattia renale; + 22 percento apnea ostruttiva; e persino + 69 percento insufficienza cardiaca. Tutti i valori risultavano statisticamente significativi.

In sostanza, è stato osservato che più peso veniva perduto grazie ai farmaci, migliore era la protezione verso determinate patologie associate all'obesità, il cui rischio si accresceva sensibilmente con l'aumento di peso. Diversi altri studi hanno evidenziato i benefici dei farmaci GLP-1/GIP contro il rischio di morte per tutte le cause e svariate patologie, da quelle cardiovascolari al cancro, fino al dolore al ginocchio e alla riduzione della dipendenza dal vizio del fumo. I dettagli della nuova ricerca “First-Year BMI Change after GLP-1-Based Treatment Initiation and Risk of Subsequent Adverse Clinical Outcomes” sono stati presentati durante una conferenza al recente Congresso Europeo sull'Obesità (ECO 2026).

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