Si soffia il naso per stappare le orecchie ma finisce in ospedale con una bolla d’aria nella testa
Si stava soffiando il naso per liberare le orecchie, quando ha improvvisamente avvertito un forte mal di testa, accompagnato da sensibilità a luce e rumori, e da disturbi della vista. Era sotto la doccia e non avrebbe mai immaginato che quel gesto, compiuto per alleviare la sensazione di “pressione” e un “crepitio” che avvertiva nell’orecchio sinistro, potesse avere conseguenze così serie.
È il caso di una donna sulla settantina arrivata al pronto soccorso di Roanoke, in Virginia, dopo che il suo medico di base aveva attribuito i sintomi a un attacco di emicrania. Al triage, il suo battito cardiaco era lento, la pressione alta e la respirazione accelerata: una combinazione nota come triade di Cushing, che può riflettere un aumento della pressione intracranica e indicare un’imminente ernia cerebrale.
Una TC cerebrale ha evidenziato uno pneumocefalo, cioè la presenza di una bolla d’aria all’interno della cavità cranica. “Lo pneumocefalo era esteso intorno al tronco encefalico, con un tratto visibile che collegava il canale uditivo esterno, attraverso il canale uditivo interno, allo spazio infratentoriale, con compressione del tronco encefalico” hanno spiegato i medici Allison Seifert e colleghi descrivendo il caso della donna sull’American Journal of Emergency Medicine.
Un percorso insolito attraverso l’orecchio
La particolarità del caso della donna risiede nel percorso che l’aria sembra aver seguito, entrando attraverso l’orecchio. Generalmente, lo pneumocefalo è una conseguenza di un trauma cranico o di un intervento chirurgico, mentre nei rari casi spontanei associati al soffiarsi il naso sono stati individuati difetti delle ossa del cranio. La donna, invece, non presentava alcun problema di questo tipo.
Ulteriori esami hanno tuttavia rivelato un’anomalia nella fenestra cochleae, una piccola apertura protetta da una membrana che separa l’orecchio medio da quello interno. Secondo i medici, proprio quest’anomalia avrebbe permesso all’aria di entrare nella cavità cranica.
Per la paziente, considerata anche l’età, è stato scelto un approccio conservativo, senza ricorrere a un intervento chirurgico, e la donna è guarita completamente. “Come operatori sanitari del pronto soccorso – hanno sottolineato i medici – lo pneumocefalo dovrebbe essere sempre preso in considerazione nella diagnosi differenziale di cefalea ad insorgenza improvvisa, anche in assenza di trauma”.