Scopre Sơn Đoòng, la grotta più grande del mondo, ma non la ritrova per 17 anni: la storia di Hồ Khanh

La storia di Hồ Khanh, un esploratore vietnamita oggi conosciuto come il “re delle grotte”, ha dell’incredibile. In pochi sanno che la sua scoperta più straordinaria – Sơn Đoòng, la grotta più grande del mondo – rimase per anni avvolta dal mistero: dopo averla individuata per caso, non riuscì più a ritrovarla per quasi 17 anni. Tutto iniziò nel 1990, quando Khanh, poco più che ventenne, lavorava come cercatore di legno di agar, un durame resinoso utilizzato per produrre incenso e fragranze. Durante una delle sue esplorazioni, mentre si trovava nel Parco nazionale di Phong Nha-Kẻ Bàng, fu sorpreso da una violenta tempesta e cercò un riparo. Fu allora che Khanh si imbatté in un’enorme apertura nella roccia. Dall’ingresso uscivano aria gelida e fitte colonne di nebbia, come il respiro di un drago.
Khanh non entrò. Si fermò davanti a quella visione e tornò indietro, senza sapere di aver appena scoperto qualcosa di unico al mondo.
Negli anni successivi provò a ritrovare quell’ingresso, ma ogni tentativo si rivelò vano. La giungla del Parco Nazionale di Phong Nha-Kẻ Bàng è un territorio estremo: vegetazione fittissima, creste rocciose, piogge improvvise e animali pericolosi rendono l’orientamento difficilissimo. In un ambiente così, anche individuare un luogo già visto può diventare impossibile.
La sua storia è tornata di recente sotto i riflettori grazie a un servizio del programma 60 Minutes, storico format giornalistico statunitense della CBS noto per i suoi reportage. Il racconto ha riportato l’attenzione su una scoperta che, per anni, è rimasta sospesa tra memoria e ricerca.
Il ritrovamento dopo 17 anni di ricerche
Per anni, Hồ Khanh non dimenticò mai quella visione. Nel 2007 entrò in contatto con Howard Limbert, membro della spedizione speleologica anglo-vietnamita legata alla British Cave Research Association (BCRA): il gruppo stava lavorando nella regione e Khanh li accompagnò nell’area dove ricordava di aver visto l’ingresso. Il primo tentativo fallì: non riuscirono a ritrovare quell’apertura.
Nel 2008 Khanh tornò da solo nella giungla e riprese a cercare. Per giorni si orientò tra vegetazione fitta e punti di riferimento ormai irriconoscibili, finché non riconobbe quell’apertura nella roccia: era lo stesso ingresso visto anni prima. Ne segnò con precisione la posizione e tornò indietro.
L’anno successivo, nel 2009, la spedizione fece ritorno nella zona e, con il supporto dell’Università di Scienze di Hanoi, Khanh riuscì finalmente a entrare nella grotta. Le dimensioni erano fuori scala: la grotta di Sơn Đoòng si rivelò circa cinque volte più grande della grotta dei Cervi in Malesia, fino ad allora considerata la più grande.
Con un volume di circa 38,4 milioni di metri cubi, passaggi lunghi quasi 9 chilometri e sezioni larghe fino a 198 metri, è una cavità così vasta da poter contenere un Boeing 747 senza che le ali tocchino le pareti. All’interno, due enormi voragini nel soffitto lasciano entrare la luce, creando ambienti unici con vegetazione, fiumi sotterranei e formazioni gigantesche, tra cui una stalagmite alta circa 70 metri chiamata “Speranza e Visione”.