Riscritta la storia di Lizzie, per decenni considerato il rettile più antico: “È tutt’altro”

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Ricostruzione di Lizzie. Credit: Wikipedia
Grazie alle scansioni a raggi X condotte presso l’European Synchrotron Radiation Facility, i ricercatori hanno riscritto la storia del fossile di Westlothiana lizziae, un tetrapode simile alla lucertola che per decenni è stato considerato il rettile più antico, così come il più antico amniote terrestre. “Lizzie” era tutt’altro.

Il fossile del tetrapode simile a una lucertola Westlothiana lizziae, soprannominato affettuosamente “Lizzie”, ha rappresentato per decenni un vero e proprio simbolo. Per gli studiosi, infatti, è stato a lungo considerato il più antico rettile descritto e conosciuto (o perlomeno uno dei più antichi), nonostante rivisitazioni più recenti abbiano riscritto questa narrazione. Vissuto circa 345 milioni di anni fa nel Carbonifero Inferiore o Mississippiano, questo affascinante animale estinto era soprattutto noto come il più antico tra gli amnioti adattato alla vita terrestre. Gli amnioti sono il gruppo di vertebrati tetrapodi che abbraccia rettili, uccelli e mammiferi (dunque compreso l'essere umano) e , come suggerisce il nome, si distingue dagli anfibi per la presenza dell'amnios, una membrana deputata alla protezione dell'embrione durante lo sviluppo.

Ora però, tutte queste interpretazioni su Lizzie, impresse in buona parte dei libri di anatomia comparata pubblicati fino ai giorni nostri, sono cadute. Gli scienziati, infatti, hanno potuto analizzare Westlothiana lizziae con una profondità senza precedenti, grazie a una scansione a raggi X ad altissima potenza condotta presso l'European Synchrotron Radiation Facility sito a Grenoble, in Francia. Queste analisi, condotte sul delicatissimo fossile incastonato su due lastre di roccia, hanno permesso di osservarne l'interno per la prima volta, facendo emergere una realtà decisamente diversa. Se infatti in passato, grazie alla presenza di artigli ben visibili sui quattro arti esposti e alla struttura del piede con cinque dita su mani e piedi (tipica di mammiferi e rettili), gli scienziati lo avevano inserito fra gli amnioti, con la nuova indagine Lizzie risulta essere decisamente più “anfibio” di quanto si credesse.

Gli esperti sottolineano che il fossile è deformato quindi è difficile da interpretare, ma sin dal 1990, quando fu descritto per la prima volta, è sempre stato un'icona alla base degli amnioti. Le scansioni condotte in Francia hanno però rilevato che Lizzie ha un cranio non da rettile ma più primitivo, presenta branchie interne ossificate e la sua bocca è decisamente simile a quella di un pesce, essendo rivestita di migliaia di piccoli denti, ideali per catturare prede sott'acqua e non sulla terraferma. Queste caratteristiche “escludono la possibilità che Westlothiana fosse un antenato dei rettili”, perché i risultati suggeriscono che questo animale “fosse acquatico o anfibio, non terrestre”, hanno scritto gli autori dello studio in un comunicato stampa. Caratteristiche inattese sono state osservate anche nel palato e nella mandibola.

A descrivere per la prima volta in modo così approfondito questo prezioso fossile è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Oxford (Regno Unito) e della Divisione di Paleontologia del Museo Americano di Storia Naturale di New York (Stati Uniti), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti il Dipartimento di Zoologia e il Museo di Zoologia dell'Università di Cambridge, il Museo di Storia Naturale di Londra e l'European Synchrotron Radiation Facility. I ricercatori, coordinati da Ben Igielman e Xavier Jenkins, hanno deciso di sottoporre Lizzie a questi esami approfonditi ai raggi X proprio per preservare il delicato fossile e avere una visione preziosissima del suo interno, che come indicato ha totalmente cambiato le carte in tavola.

“Lizzie è stato un'icona per la prima evoluzione degli amnioti per decenni – ha affermato il dottor Jenkins – ma quando siamo finalmente riusciti a vedere all'interno del fossile, abbiamo trovato un animale dall'aspetto molto diverso da quello che ci aspettavamo.” “Le caratteristiche sorprendentemente primitive del cranio ci mostrano che Lizzie non solo non era un rettile, ma apparteneva a una stirpe molto più antica. A quanto pare, l'apparenza inganna e Lizzie conduceva uno stile di vita completamente diverso da quello che pensavamo in precedenza”, gli ha fatto eco il dottor Igielman. “La lezione più ampia è che le caratteristiche dall'aspetto terrestre, come il piede simile a quello di un rettile, l'arto anteriore portante e le falangi simili ad artigli, non erano caratteristiche esclusive dei tetrapodi, ma si sono piuttosto accumulate gradualmente nei loro parenti stretti, in animali che vivevano ancora dentro e fuori dall'acqua”, ha chiosato il dottor Jenkins.

In sostanza, i ricercatori ritengono che Lizzie non fosse affatto un rettile, ma un anfibio o persino animale acquatico appartenente a un lignaggio basale dei tetrapodi, nei quali artigli e piedi da amniote si sono sviluppati indipendentemente in vari gruppi e non solo in quelli esclusivamente terrestri. I tratti rilevati, concludono gli esperti, “collocano Westlothiana come tetrapode basale nelle nostre analisi filogenetiche, dimostrando che gli adattamenti terrestri, come una formula del piede simile a quella degli amnioti, la perdita della funzione degli arti anteriori simili a pinne e le falangi terminali superficialmente simili ad artigli, si sono evoluti in modo a mosaico, e che questi tratti si sono evoluti in un contesto transitorio e anfibio prima dell'origine del gruppo corona dei tetrapodi.” I dettagli della ricerca "Evolution of terrestrial anatomy revealed by a derived stem tetrapod" sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature.

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