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Rischio malaria in Italia, Giovanni Rezza: “Le zanzare non possono trasmettere un parassita assente”

La ricomparsa dell’Anopheles sacharovi, una specie di zanzara in grado di trasmettere la malaria, ha generato timori sul rischio che la malattia possa diffondersi di nuovo in Italia. Era stata debellata negli anni ’60. Il punto dell’epidemiologo Giovanni Rezza, ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute.
Intervista a Giovanni Rezza
Epidemiologo ed ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute.
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Erano 50 anni che non si vedeva, l'Anopheles sacharovi ora è stata segnalata di nuovo in Italia. Si tratta di una particolare specie di zanzara in grado di trasmettere la malaria. Uno studio dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilica l'ha rintracciata lungo le zone costiere del Salento in un'indagine nell'area svolta a settembre 2023.

Sebbene la malaria non esista più dagli anni '60, quando è stata debellata con un piano programmatico di bonifiche, questa malattia tropicale è ancora presente in forma endemica in molti Paesi del mondo: solo nel 2020 sono stati segnalati 241 milioni di casi di infezione. Ecco perché la ricomparsa di questa specie di zanzara ha creato qualche timore sul possibile ritorno della malattia in Italia.

A Fanpage.it il Prof. Giovanni Rezza, docente di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ed ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute durante la pandemia di Covid-19, ha chiarito quale significato dare al ritorno dell'Anopheles sacharovi.

La ricomparsa di questa zanzara deve farci preoccupare?

Il fatto che questa zanzara, l'Anopheles sacharovi, sia stata segnalata dopo 50 anni di assenza è un dato rilevante. È vero che si tratta di una specie in grado di trasmettere alcuni tipi di malaria, tuttavia, vale la pena ricordare che in Italia è già presente un'altra zanzara, dello stesso genere ma di una diversa specie, teoricamente in grado di trasmettere la malaria, l’Anopheles labranchiae. La sua presenza però non ha finora determinato rilevanti focolai di malaria nel nostro territorio.

Rispetto alle altre zanzare, come la comunissima culex (vettore della febbre del Nilo Occidentale o West Nile) o la aedes responsabile della Dengue, questa specie è molto meno presente. Di Anopheles sacharovi ce ne sono poche e si trovano soprattutto in aree circoscritte, per lo più in zone paludose. Quindi la novità sta non tanto nella presenza di una zanzara in grado di trasmettere la malaria, ma nel fatto che sia comparsa una nuova specie assente ormai da 50 anni.

Il ritorno dell'Anophelse sacharovi può essere collegato con il cambiamento climatico?

Parliamo a livello teorico, ma è probabile sia il cambiamento climatico che la modifica degli habitat abbiano giocato un ruolo nella ricomparsa della Anaphlese Sachorovi. D’altronde, le due cose sono collegate.

Ci spieghi meglio. 

Tra le cause ipotetiche potrebbero esserci ad esempio l’urbanizzazione di alcune aree e l’abbando di altre, o i sempre più frequenti fenomeni alluvionali, che favoriscono la formazione di zone paludose. Tutto questo potrebbe aver creato un ambiente favorevole al ritorno della zanzara. Certo, è probabile che questa zanzara sia tornata in Italia, trasportata in qualche modo da un altro paese, come ennesimo effetto della globalizzazione, ma certamente questi fattori possono aver creato l’ambiente favorevole per farla rimanere, riprodursi e prosperare in alcune aree del nostro Paese.

La ricomparsa di questa zanzara deve far temere un ritorno della malaria?

Dal punto di vista della valutazione del rischio, il rischio che la malaria venga reintrodotta di nuovo in Italia è davvero molto limitato. Le ragioni sono strutturali. È vero che il contagio avviene tramite la puntura delle zanzare, ma la causa della malattia è un parassita particolare, il Plasmodium. Ne esistono diversi tipi: il più aggressivo è il Plasmodium falciparum, diverso dal parassita che era presente in Italia prima della grande bonifica eseguita a metà del ‘900, ovvero il Plasmodium vivax, che in genere determina una forma di malaria meno aggressiva, anche se recidivante. Ma in Italia questo parassita non c’è più da tempo. Ci sono i vettori (pochi), ma non il parassita. Anche se fosse reintrodotto da aree endemiche, cosa certamente possibile, avrebbe però scarse probabilità di diffondersi su vasta scala

Come facciamo a stare tranquilli sapendo che ci sono in giro zanzare in grado di trasmettere la malaria?

Anche se sono presenti alcune zanzare in grado di fare da vettore al parassita, le zanzare da sole, senza il parassita, non possono trasmettere la malaria. Certo, il rischio teorico esiste, ma dovrebbe verificarsi tutta una serie di eventi: una zanzara di questa specie dovrebbe pungere una persona che ha contratto la malaria in un viaggio in un paese dove la malattia è presente in modo endemico e poi quella stessa zanzara dovrebbe pungere un’altra persona, infettandola a sua volta.

Finché queste zanzare rimarranno rare e il numero di persone infette estremamente basso (di fatto limitato a poche persone che arrivano o rientrano infette da paesi endemici), tale probabilità sarà remota.

È difficile, ma potrebbe succedere. Nemmeno in quel caso saremmo a rischio?

Anche se si verificasse questa eventualità, la probabilità che la malaria si diffonda su larga scala è davvero molto bassa (anche se non si può escludere che si verifichino piccoli focolai). Per due motivi: la scarsa presenza di queste zanzare in Italia e il fatto che in condizioni normali il numero di persone con la malaria è ristretto a un numero limitato di viaggiatori. Lo abbiamo visto anche in Grecia qualche anno fa.

Perché parliamo di Grecia?

Recentemente in Grecia, nell’area del Peloponneso, sono stati segnalati alcuni focolai di malaria, ma questi sono rimasti circoscritti a qualche decina di casi, senza diffondersi in maniera rilevante. È l’esempio concreto che anche qualora la malaria venisse reintrodotta in Italia causando dei casi di trasmissione locale, difficilmente troverebbe il modo di diffondersi.

Cosa possiamo fare per proteggerci? 

Ovviamente questo non significa sottovalutare la ricomparsa della Anopheles sacharovi: dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione e intensificare le operazioni di sorveglianza e controllo per continuare a monitorare nel tempo la presenza di questa nuova specie di zanzara e, qualora necessario, intervenire con adeguate misure di controllo e contrasto alla diffusione delle zanzare.

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