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Covid 19
31 Gennaio 2022
14:33

Perché la variante “invisibile” Omicron 2 potrebbe prolungare l’attuale ondata di Covid

Anche se la forma virale non è motivo di allarme, potrebbe rallentare il declino della curva epidemica nei Paesi dove si è già registrato un picco di casi legato alla variante “sorella” Omicron 1.
A cura di Valeria Aiello
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Le ultime notizie che parlano di una variante “invisibile” di Omicron, diventata dominante in Danimarca e che sta rapidamente prendendo piede anche in Paesi come India e Regno Unito, hanno nutrito l’idea che questa nuova forma virale del coronavirus possa scatenare una nuova disastrosa ondata di contagi anche in Italia. Uno scenario che secondo gli esperti è altamente improbabile perché la nuova variante, nota con il nome scientifico BA.2 e informalmente chiamata Omicron 2, non sarebbe in grado di provocare grandi ondate dove si è già registrato un picco di casi legato alla variante “sorella” Omicron 1 (BA.1).

Gli effetti di Omicron 2

In altre parole, in Paesi come il nostro, dove Omicron 1 ha già causato un vertiginoso aumento dei contagi e, in questa fase, sta dando i primi segnali di un’inversione di tendenza, la variante Omicron 2 rilevata in nove regioni italiane potrebbe non trascinarci in una recrudescenza della pandemia. Potrebbe, piuttosto, rallentare questa tendenza al ribasso, prolungando l’attuale ondata. Al contrario, se il picco causato da Omicron 1 non fosse stato davvero raggiunto, così come nei luoghi dove la stessa variante non ha avuto un apice di infezioni, la variante Omicron 2 “potrebbe significare un picco di contagi più elevato” ha affermato Thomas Peacock, virologo dell’Imperial College di Londra.

Questo sarebbe accaduto in Danimarca, dove le stime dello Statens Serum Institute indicano che la variante BA.2 rappresenta almeno il 65% dei nuovi casi. Una situazione invece simile a quella del Regno Unito, dove l’Agenzia per la sicurezza sanitaria (UKHSA) riporta BA.2 come una piccola percentuale di casi anche se in rapido aumento, si starebbe verificando negli Stati Uniti, dove gli esperti calcolano che l’8% delle nuove infezioni sia causato da questa variante, ma che questa stessa percentuale stia crescendo velocemente. “Sono abbastanza certo che negli Usa diventerà la variante dominante – ha affermato in un intervista al New York Times il professor Nathan Grubaugh, epidemiologo della Yale University School of Public Health di New Havern, nel Connecticut – , ma non sappiamo ancora cosa possa significare per la pandemia”. Secondo l’esperto è però possibile che BA.2 possa portare a una nuova ondata di infezioni sebbene sia più probabile che i casi di Covid continueranno a diminuire nelle prossime settimane. È anche possibile che BA.2 crei un piccolo dosso durante la discesa o semplicemente rallenti il declino.

La differenza tra BA.1 e BA.2 risiede nel profilo mutazionale che caratterizza questi due sotto-lignaggi di B.1.1.529, che è la variante di Sars-Cov-2 designata dall’Organizzazione Mondiale di Sanità con la lettera greca Omicron, capostipite di questa nuova famiglia di forme virali. Al momento, sono stati identificati tre rami evolutivi (il terzo è BA.3, descritto in uno studio recentemente pubblicato su Nature), che si stanno diffondendo più o meno velocemente in un crescente numero di Paesi.

“Stealth” Omicron, la variante “invisibile”

La variante BA.2, in particolare, è stata ribattezzata “stealth” Omicron non perché sia davvero “invisibile” ma perché uno degli espedienti utilizzato per identificare Omicron 1 prima del suo sequenziamento non funziona. Questo espediente, che permette di sospettare l’infezione da Omicron 1 già dal risultato del test molecolare, risiede nel fatto che uno dei tre geni bersaglio che indicano la presenza del virus nel campione, nel caso di BA.1 non viene rilevato – un fenomeno chiamato dropout del gene S (o fallimento del gene S).

Nel caso invece di infezione da variante Omicron 2, questo fallimento non è presente e il gene S viene correttamente rilevato, perché il genoma di questa forma virale manca di una specifica mutazione (la delezione 69/70 gene S) che diversifica BA.1. Ciò significa che, per identificare se l’infezione è causata da Omicron 2, è necessario analizzare la sequenza genetica del virus, sebbene i test molecolari del tampone risultino comunque positivi così come per BA.1 e per tutte le altre varianti di Sars-Cov-2.

Nonostante questa differenza, BA.2 non è motivo di allarme, in quanto non ci sono evidenze che indichino né una diversa gravità dell’infezione rispetto a BA.1 né una maggiore capacità di sfuggire allo scudo immunitario prodotto dai vaccini anti Covid. Anzi, secondo i risultati preliminari degli studi condotti dall’Imperial College di Londra, l’efficacia sarebbe non solo preservata, anzi leggermente più alta rispetto a BA.1, nonostante abbia sia un vantaggio in termini di crescita, dunque nel numero di infezioni derivate da un caso indice, sia in termini di contagiosità.

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