Perché il vaccino provoca sintomi più intensi in alcune persone
Dopo aver fatto un vaccino possono emergere sintomi temporanei come mal di testa, dolore, arrossamento e gonfiore nel sito di iniezione, affaticamento, mialgia (dolori muscolari) e una leggera febbre. Si tratta di un insieme di effetti collaterali – sia locali che sistemici – che assieme prendono il nome di reattogenicità. Non parliamo di reazioni avverse gravi e potenzialmente letali, come ad esempio la rarissima trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (VITT) associata ai vaccini anti Covid con vettore adenovirale, ma di sintomi passeggeri e tutto sommato lievi. Ciò nonostante, la reattogenicità può variare sensibilmente da individuo a individuo; si spazia da chi, dopo il vaccino, non sperimenta assolutamente nulla e si sente in piena forma (anche per lo sport) e chi, per il dolore al braccio, non riesce nemmeno ad alzarlo per un paio di giorni. In alcuni casi può manifestarsi una sintomatologia del tutto assimilabile a quella di una sindrome simil-influenzale.
Sino ad oggi i ricercatori non sapevano da cosa potesse dipendere questa significativa variabilità nella risposta alla vaccinazione, ma grazie a un nuovo studio si è scoperto che potrebbe essere coinvolta una specifica predisposizione, ovvero una maggiore reattività del sistema immunitario, in particolar modo nella precoce produzione di interferoni da parte delle cellule T. Gli interferoni, così chiamati perché “interferiscono” con la replicazione virale, sono proteine della famiglia delle citochine prodotte dalle cellule immunitarie (ma non solo) in presenza di agenti patogeni o cellule tumorali: rappresentano una sorta di sistema di allarme contro le infezioni. C'è chi di base presenta livelli più alti, chi più bassi: nei primi, in base ai risultati del nuovo studio, c'è una maggiore probabilità che la risposta alla vaccinazione possa manifestarsi con sintomi più marcati.
I ricercatori hanno anche determinato cosa potrebbe innescare la sintomatologia più intensa dopo la seconda dose, ovvero un'eccessiva attivazione di anticorpi e globuli bianchi – principalmente monociti – nel sito di iniezione, in grado di catalizzare infiammazione e sintomi sistemici. Se vi siete sentiti più spossati o avete avuto sintomi più forti dopo la seconda dose di vaccino anti Covid, potrebbe essere dipeso da questo fenomeno, ma al momento è stato osservato solo si modelli murini (topi) in test di laboratorio.
In sostanza, i ricercatori hanno osservato un'associazione tra livelli più elevati di interferoni ed effetti collaterali più intensi dopo la vaccinazione, che possono risultare più forti dopo la seconda dose a causa dell'infiammazione innescata da una maggiore attivazione di anticorpi e monociti. A determinare che questi meccanismi possono innescare sintomi più forti dopo la vaccinazione e in particolar modo dopo la seconda dose è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati svizzeri del Centro di Vaccinologia – Dipartimento di Patologia e Immunologia dell'Università di Ginevra, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti il Dipartimento di Biomedicina – Divisione di Virologia Sperimentale dell'Università di Basilea; l'Unità di immunologia traslazionale – Institut Pasteur dell'Università Paris Cite; l'Istituto svizzero di bioinformatica e altri. I ricercatori, coordinati dai professori Natacha Madelon e Arnaud M. Didierlaurent, docenti presso la Facoltà di Medicina dell'ateneo elvetico, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato il profilo immunologico di 51 volontari prima, durante e dopo la vaccinazione anti Covid (due dosi) con vaccino a mRNA. Hanno inoltre condotto esperimenti su modelli murini per verificare gli effetti della seconda dose.
I ricercatori hanno osservato che i volontari con una risposta basale più forte all'interferone avevano maggiori probabilità di sviluppare effetti collaterali più intensi – come quelli sistemici – in seguito alla vaccinazione. Risposte più forti erano più probabili con un particolare stato immunitario legato ad alti livelli di interferone. “Più attiva è la risposta naturale all'interferone di una persona, anche prima della vaccinazione, più pronunciate saranno probabilmente le sue reazioni alla vaccinazione”, ha spiegato in un comunicato stampa l'autrice principale dello studio Natacha Madelon. “Per ragioni che non comprendiamo ancora appieno – ma che potrebbero essere legate a fattori genetici, a un particolare microbioma o a un precedente episodio infiammatorio – alcuni individui presentano una risposta immunitaria più marcata, correlata all'interferone, prima di ricevere il vaccino, il che sembra influenzare l'intensità della loro reazione alla vaccinazione”, le ha fatto eco il professor Didierlaurent.
Nello studio sui topi hanno osservato che dopo la prima vaccinazione l'immunità acquisita può amplificare l'attivazione di alcune cellule immunitarie come i monociti. La loro attivazione superiore “richiama” più cellule infiammatorie nel sito di iniezione catalizzando così sintomi più forti. Questo è il motivo per cui gli effetti collaterali della seconda dose potrebbero essere più forti (andrà confermato con appositi trial clinici). Gli autori dello studio sottolineano che conoscere queste dinamiche può aiutare a sviluppare vaccini meno reattogenici e quindi più tollerabili, ma egualmente efficaci. I dettagli della ricerca “Baseline interferon signaling in monocytes and antibody-mediated innate activation are associated with reactogenicity to mRNA vaccines” sono stati pubblicati su Science Translational Medicine.