Le lenze abbandonate fanno strage di animali: le foto degli uccelli intrappolati in Italia

Le lenze e le reti da pesca che finiscono in mare, sulle spiagge e nelle zone umide sono tra le principali cause di morte per molte specie di animali. Balene, delfini, uccelli, tartarughe marine, pinnipedi (come foche e otarie), pesci e tanti altri vanno incontro a una fine atroce, per soffocamento, annegamento e fame. Non mancano anche orribili lesioni determinate dall’accrescimento, quando le trappole letali lasciate dall’essere umano si attorcigliano al corpo di un esemplare in giovane età: non uccidono subito, ma lentamente, lacerando la carne giorno dopo giorno, stritolando e deformando, fino a quando il dolore insopportabile, l’impossibilità di muoversi, nutrirsi e respirare non pongono fine all’agonia.

Gli animali che perdono la vita in questo modo agghiacciante sono tutte vittime innocenti della nostra incuria e dell’inciviltà dilagante, di chi non si preoccupa delle conseguenze dei propri comportamenti scellerati. Per comprendere meglio la portata di questo fenomeno diffuso a livello planetario, è sufficiente leggere i risultati di uno studio condotto da scienziati australiani del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO) e pubblicato nel 2022 sull’autorevole rivista scientifica Science Advances. I ricercatori, guidati dalla professoressa Kelsey Richardson, hanno determinato che ogni singolo anno vengono perduti centinaia di migliaia di chilometri di attrezzatura da pesca. Sulla base dei dati dell’industria ittica globale, è stato calcolato che reti e lenze abbandonate nel corso di un anno – incidentalmente o deliberatamente – se messe in fila sarebbero in grado di avvolgere la Terra ben 18 volte. Avete letto bene.

Non c’è da stupirsi che questa immensa mole di materiale finisca per uccidere un numero sconvolgente di animali. Secondo le stime citate dall’organizzazione Fathom & Fjord, le principali vittime sono gli uccelli marini, dei quali ne muoiono circa 1 milione, soprattutto fra quelli che si immergono per pescare, come sule e cormorani. Si calcolano anche 300.000 vittime tra i cetacei e il 40 percento delle tartarughe marine monitorate, oltre alla distruzione di chilometri quadrati di barriera corallina.

A testimoniare le conseguenze delle lenze abbandonate in Italia ci sono le fotografie che Gabriella Motta, Gianni Lucchi e Carlo Alberto Conti hanno gentilmente deciso di condividere con noi su Fanpage.it. Tra le più emblematiche vi è quella di un rarissimo piovanello violetto (Calidris maritima) avvistato e immortalato a Pegli – un quartiere del ponente di Genova – dal signor Conti. “Il piovanello violetto è una mega rarità che è rimasto aggrovigliato a una lenza non appena si è posato sui nostri frangiflutti”, ha dichiarato ai nostri microfoni la dottoressa Motta, biologa marina esperta di avifauna e fotografa naturalista.

“Abbiamo cercato di catturarlo, ma vista la posizione in cui si trovava e la capacità di volare via non siamo riusciti nell’intento. Che rabbia pensare a questi animali che arrivano da noi durante la migrazione o per svernare e vengono condannati a morte a causa delle lenze abbandonate”, ha aggiunto con amarezza la ricercatrice.

Le specie coinvolte sono tantissime, e molte non sono comuni come il sopracitato piovanello violetto. “È successo per altre rarità come la gazza marina e la strolaga minore. Sono stati coinvolti anche due svassi piccoli. Questo è un indicatore della portata del fenomeno. Se le abbiamo viste su queste specie ambite da birdwatcher e fotografi naturalisti, si può immaginare quanti uccelli di specie più comuni vengono uccisi o mutilati dall’abbandono di ami e lenze, come nel caso di gabbiani comuni e reali, cormorani”, ha affermato la dottoressa Motta.

Proprio in merito agli uccelli più comuni, al Parco Nazionale del Circeo – dove recentemente è stata avvistata la rarissima cutrettola di Bering e dove sono appena arrivate le prime rondini – abbiamo assistito a una scena tristissima: uno sfortunato esemplare di cormorano “impiccato” al ramo di un grande eucalipto innanzi al lago di Fogliano. Non si può escludere che l’uccello abbia catturato un pesce che aveva abboccato all’amo. Il suo gozzo era pieno e probabilmente, a causa della lenza, non è riuscito a ingurgitare la preda, rimanendo poi appeso all’albero e trovando una morte atroce.

L’unico modo per prevenire il più possibile questi incidenti, responsabili di tanta morte e sofferenza, è la sensibilizzazione verso chi utilizza questi strumenti e li abbandona nell’ambiente. Chiaramente non sempre si tratta di atti volontari: spesso l’attrezzatura viene semplicemente persa o dimenticata. “Cerchiamo di parlare con i pescatori, ma purtroppo la pesca non è seriamente regolamentata e il fenomeno è in crescita”, ha concluso laconicamente la dottoressa Motta.
