La storia dei ricercatori che dicono di aver trovato l’Arca di Noè

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Una formazione geologica nella Turchia orientale sta sollevando gli interessi dei social. La sua pianta assomiglia a quella di un’enorme imbarcazione: secondo un gruppo di ricercatori potrebbe trattarsi dell’Arca di Noè. L’ipotesi però è già stata smentita in passato.

Google Maps. Turchia orientale. Nuh'un Gemisi. Coordinate 39.4407°N, 44.2340°E . Selezionate l’opzione Satellite per vedere solo le mappe satellitari e avrete davanti una struttura geologica diventata molto nota sui social negli ultimi giorni. È una formazione irregolare, a ogiva. Le pareti di roccia si staccano dal terreno e circondano tutto come una piccola muraglia. All’interno il terreno è più morbido, dolce. C’è giusto un rigonfiamento al centro esatto della formazione. I cartelli informativi attorno a questo sito non lasciano spazio ai dubbi: Arca di Noè. Sgomberiamo subito il campo: è un vecchio falso. Secondo una lunga serie di speculazioni questa formazione rocciosa sarebbe quello che rimane dell’Arca di Noè, la colossale imbarcazione con cui, secondo la Bibbia, Noè avrebbe salvato da un diluvio la sua famiglia e tutte le specie animali che conosciamo oggi. Questa storia è diventata molto seguita sui social negli ultimi giorni. Se cercate Noah’s Ark su Instagram o TikTok troverete senza troppa fatica video da milioni di visualizzazioni in cui geologi o storici improvvisati cercando di recuperare informazioni su questa struttura.

Tutto è partito da una nuova campagna di studi. In passato, come ha ricostruito il portale IFLScience, ci sono già state spedizioni e indagini su questa formazione che nello specifico si chiama Durupinar. Il sito era già stato individuato in passato, e non solo per la forma curiosa delle sue rocce. Nella Genesi si legge un versetto che in base alle traduzioni suona come “l’arca si posò sui monti dell’Ararat”.  L’arca infatti galleggiava sulle acque che esondavano dal diluvio universale. Questa regione, Ararat, è stata ricondotta proprio alla Turchia orientale. Da questi incroci sono partite le spedizioni che hanno provato ad analizzare in qualsiasi modo il terreno. Sono state fatte analisi del suolo, scansioni della struttura, prove di carotaggi. Nulla ha mai confermato la presenza dell’Arca, nemmeno di una sua versione fossilizzata. Forse l’ultima parola su questo tema è stata detta nel 1996, con uno studio pubblicato da Lorence Gene Collins e David Franklin Fasold dal titolo: La presunta "Arca di Noè" in Turchia si rivela una comune struttura geologica.

Nel giugno del 2026 è iniziata una nuova serie di indagini sul campo guidate da Cenker Atila, un professore del dipartimento di archeologia dell’università turca Sivas Cumhuriyet University. Le nuove indagini sono portate avanti in collaborazione con la Noah's Ark Scan, un’organizzazione che si occupa della ricerca dell’arca. Abbiamo fatto qualche verifica. Sul loro sito la Noah's Ark Scan ha aperto una raccolta fondi per supportare gli scavi: “Il team di Noah's Ark Scans ha ottenuto i permessi per trivellare nella formazione di Durupınar, a lungo oggetto di dibattito e sito che molti ritengono essere l'Arca di Noè. Abbiamo solo poche settimane per utilizzarli”. Ovviamente dietro tutto questo non manca il lato commerciale. Per portare avanti le trivellazioni vengono chiesti agli utenti 600.000 dollari. Al momento ne sono stati raccolti circa 94.000. Non solo. Per finanziarsi la Noah's Ark Scan organizza anche tour guidati attorno alla formazione della Durupinar. Andiamo dal pacchetto di tre giorni per 1.100 dollari fino a quello da 12 da 3.600 dollari. Se volete attaccare il pacchetto biblico completo, per altri 3.400 dollari potete fare anche cinque giorni attorno al Monte Sinai.

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NOAH'S ARCH SCAN | Una fotografia aerea del 1963
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