video suggerito
video suggerito

Il pianeta WD 1856 b è sopravvissuto alla morte di una stella simile al Sole, ma il destino della Terra resta incerto

Gli astrofisici hanno scoperto che il pianeta WD 1856 b è sopravvissuto alla morte della stella madre, simile al Sole e trasformatasi in una nana bianca. Nonostante questo esopianeta ce l'”abbia fatta”, il destino della Terra è tutto fuorché certo.
Rappresentazione del pianeta extrasolare sopravvissuto. Credit: NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI)
Rappresentazione del pianeta extrasolare sopravvissuto. Credit: NASA, ESA, CSA, Ralf Crawford (STScI)

Entro 5 miliardi di anni il Sole esaurirà l'idrogeno – totalmente convertito in elio – e inizierà a espandersi in modo significativo, trasformandosi in una gigante rossa. Questo astro immenso, secondo i modelli previsionali degli astrofisici, ingloberà sicuramente Mercurio e Venere, mentre il destino della Terra, il terzo pianeta del Sistema solare, è incerto. Potrebbe essere inglobata e distrutta anch'essa – alcuni modelli indicano che l'espansione della gigante rossa possa giungere fino all'orbita di Marteoppure espulsa nello spazio profondo, dopo un “calcio gravitazionale” innescato dalla fase finale della vita della nostra stella.

Ciò che è certo è che noi non ci saremo più e non potremo assistere a questo “spettacolo” apocalittico, a meno che non saremo diventati una specie multiplanetaria che potrà assistere alla distruzione della sua casa natia da un punto di vista privilegiato e sicuro. L'espansione del Sole, infatti, si calcola che inizierà già tra 1 miliardo di anni; ciò farà aumentare le temperature sulla Terra a tal punto da far evaporare gli oceani, inoltre la superficie sarà bombardata da radiazioni letali. L'atmosfera sarà strappata via e la biosfera non sopravviverà. La Terra, priva di forme di vita – perlomeno quelle che conosciamo adesso – o magari con i soli tardigradi, resterà comunque in orbita attorno al Sole, fino a quando non sarà decretato il suo destino finale. Inglobata o espulsa dalla trasformazione del Sole in nana bianca, la fase finale della nostra stella, quando il nucleo collasserà e gli strati esterni del gigante verranno espulsi nello spazio.

Ma nel Sistema solare ci sono otto pianeti e ciascuno di essi avrà un destino diverso, alla morte del Sole. Su ciò che accadrà a Giove e Saturno, i due giganti gassosi che teoricamente sopravvivranno a questa apocalisse, è ora possibile avere qualche indizio in più, grazie alla scoperta di pianeta gigantesco chiamato WD 1856 b in orbita proprio attorno a una nana bianca, che un tempo era una stella simile al Sole. Ciò significa che è un "sopravvissuto" agli eventi sopradescritti, ovvero sia all'espansione in gigante rossa che alla devastante trasformazione in nana bianca. Si tratta di un gigante gassoso più massiccio di Giove (circa 7 volte in più) ma con dimensioni simili, che orbita ad appena 3 milioni di chilometri dalla nana bianca, impiegando soltanto 34 ore per compiere un orbita intera. Ciò significa che su questo mondo alieno un anno dura 1,4 giorni terrestri. Attraverso le analisi condotte col Telescopio Spaziale James Webb, gli scienziati hanno scoperto che ha una temperatura di circa 126 °C, molto più alta di quella attesa se il pianeta fosse stato scaldato solo dalla sua stella madre ormai estinta.

I ricercatori, coordinati dal professor Ryan J. MacDonald, docente di pianeti extrasolari presso l'Università di St. Andrews in Scozia (Regno Unito), hanno ipotizzato che il pianeta potrebbe essere stato inghiottito dalla stella morente e poi in qualche modo sarebbe riuscito a sopravvivere. Tuttavia ciò non spiegherebbe un riscaldamento del genere. In alternativa, ritengono che in origine il pianeta si trovasse in un'orbita sicura e distante, un po' come Giove e Saturno nel Sistema solare, e solo dopo la trasformazione in nana bianca sarebbe stato attratto verso l'interno dalle interazioni gravitazionali fra più stelle ( WD 1856 fa parte di un sistema triplo), fino a riscaldarsi tantissimo. Il picco massimo delle temperature sarebbe stato raggiunto miliardi di anni fa e ora sarebbe in fase di raffreddamento. La sua atmosfera è ricca di idrocarburi (probabilmente metano). Questi dati suggeriscono che i pianeti possono sopravvivere alla morte della stella e mantenere la loro atmosfera, a patto di trovarsi a una distanza di sicurezza delle fasi più critiche della fine stellare.

Siamo abituati a guardare indietro nel tempo quando usiamo i telescopi, ma questa è la prima volta che siamo in grado di guardare avanti e immaginare cosa potrebbe accadere ai pianeti esterni attorno al resto di una stella simile al Sole”, ha affermato il professor MacDonald in un comunicato stampa. “È come usare una macchina del tempo per scrutare il lontano futuro del nostro sistema solare”, ha aggiunto. “Questo è solo l'inizio della nostra esplorazione dei pianeti in orbita attorno a stelle morte con il JWST, e la ricerca di ulteriori pianeti in orbita attorno a nane bianche è in corso. I nostri risultati dimostrano che la morte di una stella non è la fine: alcuni pianeti vivono un futuro vibrante e ricco di vita dopo la morte della loro stella”, ha chiosato l'esperto. I dettagli della ricerca “Aerosols and hydrocarbons in the atmosphere of a white dwarf planet” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views