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Cambiamenti climatici

Il caldo estremo renderà inospitali per l’uomo interi Paesi: a rischio 2 miliardi di persone

A causa dei cambiamenti climatici entro la fine del secolo circa un quinto della popolazione mondiale sarà esposto a caldo pericoloso per la salute. Interi Paesi diventeranno letteralmente inospitali per la vita umana (e non solo)
A cura di Andrea Centini
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Se non riusciremo a contenere il riscaldamento globale tagliando le emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas a effetto serra, entro la fine del secolo circa 2 miliardi di persone saranno esposte a temperature dannose per la salute. Per caldo pericoloso i ricercatori intendono una temperatura media annuale di 29° C o superiore. Alcuni Paesi diventeranno praticamente inospitali per la vita umana (e non solo). In altri termici, un quinto o più della popolazione mondiale si troverà ad affrontare ondate di caldo estremo ricorrenti, che spesso risultano fatali. Basti ricordare la terrificante estate del 2003, la più rovente della storia; durante i mesi estivi di quell'anno soltanto in Italia si registrarono circa 20.000 morti in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Molte altre migliaia di vittime si verificarono nel resto d'Europa. A causa dei cambiamenti climatici questi eventi sporadici e catastrofici diventeranno la norma entro la fine del secolo, coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone, soprattutto tra le popolazioni povere e in via di sviluppo. Proprio quelle che non hanno contribuito alle emissioni storiche legate ai combustibili fossili.

A determinare che entro il 2100 circa 2 miliardi di persone rischiano di dover affrontare un caldo insopportabile è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università di Exeter (Regno Unito) e della Scuola di Scienze della Vita dell'Università di Nanchino (Cina), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Potsdam Institute for Climate Impact Research (Germania), dell'Istituto Internazionale per l'Analisi dei Sistemi Applicati di Laxenburg (Austria) e di altri istituti sparsi per il mondo. I ricercatori, coordinati dai professori Timothy M. Lenton e Chi Xu, sono giunti alle loro conclusioni dopo essersi concentrati sul concetto di “nicchia climatica umana”, intesa come quella fascia di temperatura in cui la nostra specie ha prosperato. Questa fascia di sicurezza per l'essere umano abbraccia una temperatura media annuale che spazia tra i 13° e i 27° C, i due picchi in cui le popolazioni umane hanno raggiunto la massima densità. Al di sopra e al di sotto di queste due soglie le temperature risultano troppo fredde, troppo calde o troppo secche per permettere all'Homo sapiens di prosperare (con popolazioni ricche e floride).

Attualmente meno dell'1 percento della popolazione globale vive in condizioni di caldo pericoloso, sebbene i cambiamenti climatici abbiano già “sbattuto fuori” dalla nicchia climatica umana circa 600 milioni di persone, il 9 percento della popolazione globale (salita recentemente a 8 miliardi di unità). Se non taglieremo i combustibili fossili e continueremo a immettere enormi quantità di CO2 in atmosfera, entro la fine del secolo la temperatura media salirà a 2,7° C oltre la media preindustriale (ora siamo a circa 1,2° C) e tra il 22 e il 39 percento degli esseri umani finirà fuori dalla suddetta nicchia. In 2 miliardi, come indicato, dovranno fare i conti con ondate di caldo estreme e mortali. Negli scenari peggiori, con la temperatura media a 3,6° C – 4,4° C di riscaldamento, si innescherebbe una minaccia esistenziale per la nostra specie, col 50 percento della popolazione mondiale

I primi cinque Paesi per numero di persone a essere colpiti saranno India, Indonesia, Filippine, Pakistan e Nigeria, ma non si potranno dormire sonni tranquilli quasi ovunque, perché comunque le ondate di caldo mortali diventeranno una costante anche nei Paesi attualmente temperati, come il nostro. Quasi il 100 percento del territorio di alcuni Paesi, come il Burkina Faso e il Mali, diventerà praticamente inospitale per l'essere umano. Il Brasile diventerà invece la nazione con più aree esposte al caldo pericoloso per la salute. Queste regioni di morte aumenteranno sensibilmente anche in Australia.

“Temperature così elevate sono state collegate a problemi tra cui aumento della mortalità, diminuzione della produttività del lavoro, diminuzione delle prestazioni cognitive, apprendimento compromesso, esiti avversi della gravidanza, diminuzione della resa dei raccolti, aumento dei conflitti e diffusione di malattie infettive”, ha dichiarato il professor Xu in un comunicato stampa dell'Università di Exeter. “Stiamo già vedendo gli effetti di pericolosi livelli di calore sulle persone in diverse parti del mondo oggi. Ciò non farà che accelerare a meno che non intraprendiamo azioni immediate e decisive per ridurre le emissioni di gas serra”, gli ha fatto eco la dottoressa Wendy Broadgate, Direttore Esecutivo della Earth Commission di Future Earth.

Secondo gli scienziati, se riuscissimo a contenere le temperature medie entro 1,5° C rispetto all'epoca preindustriale, ovvero a centrare l'obiettivo più virtuoso dell'Accordo di Parigi sul Clima del 2015, il numero di persone esposto al caldo estremo sarebbe ridotto di cinque volte. Ma questo target sembra ormai quasi completamente sfumato. Ciò non significa che tutto è perduto: ogni mezzo grado di temperatura "salvato" fa la differenza tra la vita e la morte per milioni di persone e animali. I dettagli della ricerca “Quantifying the human cost of global warming” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Sustainability.

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