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Il vaccino Covid riduce il rischio di coaguli di sangue e insufficienza cardiaca dopo l’infezione

Dall’analisi delle cartelle cliniche di oltre 20 milioni di persone, metà vaccinate e metà non vaccinate contro la Covid, è emerso che dopo l’infezione il vaccino era associato a una sensibile riduzione del rischio di insufficienza cardiaca e coaguli di sangue. La protezione era presente anche dopo un anno.
A cura di Andrea Centini
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Un nuovo studio ha determinato che i vaccini anti Covid sono associati a una significativa riduzione del rischio di insufficienza cardiaca e coaguli di sangue (sia nelle vene che nelle arterie) dopo l'infezione da coronavirus SARS-CoV-2. Poiché si tratta anche di complicazioni note della malattia scatenata dal patogeno pandemico, la COVID-19, significa sostanzialmente che i vaccini abbattono i rischi di sviluppare la forma grave della stessa, come del resto già evidenziato da numerose altre indagini condotte in passato. I ricercatori hanno osservato anche una riduzione di altre complicazioni cardiovascolari come aritmia ventricolare, arresto cardiaco, miocardite e pericardite, ma ciò è stato evidenziato solo nei primi 30 giorni dopo la vaccinazione, mentre la protezione dai trombi e dall'insufficienza cardiaca risultava significativa (seppur diminuita) anche un anno dopo l'inoculazione del vaccino.

A determinare che i vaccini anti Covid sono associati a un rischio ridotto di insufficienza cardiaca e coaguli di sangue è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Centro di ricerca Botnar – NDORMS dell'Università di Oxford (Regno Unito), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molti altri istituti. Fra essi il Dipartimento di Fisica dell'Università Politecnica della Catalogna (Spagna); l'Istituto di Informatica dell'Università di Tartu (Estonia); e la Scuola di Farmacia dell'Università di Oslo (Norvegia). I ricercatori, coordinati da Núria Mercadé-Besora e Daniel Prieto Alhambra del Gruppo di epidemiologia presso l'ateneo britannico, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato statisticamente le cartelle cliniche di oltre 20 milioni di persone vaccinate provenienti da Estonia, Regno Unito e Spagna, la metà delle quali vaccinate e l'altra metà non vaccinate contro la Covid. I vaccini coinvolti erano sia quelli basati sugli adenovirus (come quello di AstraZeneca) che quelli a RNA messaggero, lo Spikevax di Moderna e il Comirnaty di Pfizer/BioNTech.

I ricercatori hanno valutato l'insorgenza di insufficienza cardiaca, tromboembolia venosa e trombosi / tromboembolia arteriosa nei pazienti fino a 365 giorni dopo l’infezione del coronavirus SARS-CoV- 2. Le percentuali sono state valutate in quattro finestre temporali distinte, ovvero a 0–30, 31–90, 91–180 e 181–365 giorni dopo l'infezione. La dottoressa Mercadé-Besora e colleghi hanno tenuto in considerazione anche fattori potenzialmente confondenti, come l'età, il genere e la presenza di comorbilità (come il diabete) in grado di influenzare l'indagine statistica. Incrociando tutti i dati è emerso che, entro 30 giorni dalla vaccinazione, il rischio di coaguli di sangue nelle vene, di coaguli nelle arterie e di insufficienza cardiaca era ridotto rispettivamente del 78 percento, 47 percento e 55 percento rispetto a chi non si era vaccinato. Nella finestra temporale tra 91 e 180 giorni la riduzione del rischio era del 47 percento, 28 percento e 39 percento, passando al 50 percento, 38 percento e 48 percento in quella tra 181 e 365 giorni. Pur diminuendo, permaneva comunque un significativo grado di protezione anche dopo un anno.

“I nostri risultati probabilmente riflettono il fatto che i vaccini sono efficaci nel ridurre l’infezione e minimizzare il rischio di COVID-19 grave. Questi risultati potrebbero incoraggiare la vaccinazione contro la COVID-19 tra le persone titubanti e preoccupate per il potenziale rischio di effetti collaterali del vaccino”, ha affermato la dottoressa Mercadé-Besora in un comunicato stampa. È doveroso sottolineare che si è trattato di uno studio di osservazione, pertanto non è possibile stabilire un nesso di causa – effetto tra vaccinazione e protezione dalle condizioni cardiovascolari, tuttavia la i risultati sono statisticamente significativi e confermano quanto emerso da altre indagini.

Recentemente uno studio che ha coinvolto 100 milioni di vaccinati ha fatto emergere un leggerissimo aumento del rischio di alcune condizioni dopo la vaccinazione anti Covid (ad esempio la sindrome di Guillain-Barré e la trombosi del seno venoso cerebrale), tuttavia esso è minimo se confrontato all'aumento del rischio catalizzato dall'infezione virale senza essere protetti dal vaccino. In altri termini, i vaccini Covid sono sicuri ed efficaci e proteggono dalla forma grave dell'infezione, ma ciò non significa che, esattamente come accade per altri farmaci, il rischio sia zero. L'approvazione si basa sempre sul valutare il bilancio tra costi e benefici, che nel caso dei vaccini Covid è ampiamente a favore dei secondi. I dettagli della nuova ricerca “The role of COVID-19 vaccines in preventing post-COVID-19 thromboembolic and cardiovascular complications” sono stati pubblicati su BMJ Heart.

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