24 Ottobre 2022
16:11

Farmaco anti colesterolo abbatte il rischio di COVID grave e morte per l’infezione

Dall’analisi di circa 40mila cartelle cliniche è emerso che chi assume le statine ha un rischio sensibilmente ridotto di COVID grave, coaguli di sangue e morte.
A cura di Andrea Centini

I pazienti Covid che assumono le statine, tra i più comuni farmaci anti colesterolo, hanno un rischio sensibilmente ridotto di COVID-19 grave e di morte per l'infezione. Questi medicinali, inibitori dell'enzima HMG-CoA reduttasi, proteggono anche dalla formazione di coaguli di sangue – una delle complicazioni più severe dell'infezione da coronavirus SARS-CoV-2 – e offrono diversi benefici in caso di ricovero in ospedale, come una degenza ridotta e un rischio inferiore di finire in una unità di terapia intensiva. Non è la prima volta che viene evidenziata l'efficacia delle statine contro la COVID-19; in uno studio del 2021 i ricercatori del Centro Medico Irving dell'Università Columbia di New York avevano osservato una riduzione della mortalità di circa il 50 percento dei pazienti Covid ricoverati che assumevano questi farmaci. Ora a confermarlo vi è una delle più ampie indagini volte a valutarne l'efficacia.

A determinare che le statine proteggono dalle conseguenze gravi e dalla morte per COVID-19 è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati dell'Università della Florida Centrale. I ricercatori, coordinati dal professor Ettore Crimi, docente di Anestesiologia e Medicina di terapia intensiva presso l'ateneo americano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato le cartelle cliniche elettroniche di circa 40mila pazienti, ricoverati per COVID-19 tra il primo gennaio e il 30 settembre 2020 in oltre 180 strutture sanitarie degli Stati Uniti. Circa il 30 percento di questi pazienti utilizzava regolarmente le statine per ridurre il rischio di ictus, infarto e altre gravi patologie cardiovascolari legate al colesterolo “cattivo” chiamato LDL (acronimo di Low Density Lipoproteins, lipoproteine a bassa densità). Questo tipo di colesterolo è infatti noto per aumentare la quantità e lo spessore delle placche aterosclerotiche all'interno dei vasi sanguigni; dalla loro rottura o ostruzione scaturiscono infarti e ictus. Negli USA circa un adulto su quattro con più di 40 anni assume statine per ridurre il rischio di queste gravi patologie.

Incrociando tutti i dati il professor Crimi e i colleghi hanno rilevato che i pazienti che assumevano statine regolarmente avevano il 37 percento di probabilità in meno di morire per COVID-19 rispetto a chi non le prendeva. Inoltre, come indicato, avevano anche un rischio sensibilmente inferiore di essere ricoverati in terapia intensiva, di sviluppare i coaguli di sangue o di aver bisogno di un ventilatore meccanico per agevolare la respirazione. Come spiegato dai ricercatori in un comunicato stampa, il sistema immunitario dei pazienti Covid può reagire in modo esagerato all'invasione virale rispondendo con la famigerata tempesta di citochine, che può portare a infiammazione generalizzata fino all'insufficienza multiorgano e alla morte. L'azione antiinfiammatoria di questi farmaci riesce ad attenuare la risposta anomala dell'organismo al SARS-CoV-2, riducendo così il rischio di gravi complicazioni e di decesso.

“Questa ricerca illustra l'importanza di valutare i farmaci che potrebbero essere riutilizzati per aiutare i pazienti in modi diversi dall'uso previsto. I nostri risultati suggeriscono che le statine potrebbero essere un'ulteriore soluzione economicamente vantaggiosa contro la gravità della malattia COVID-19 e dovrebbero essere studiate ulteriormente”, ha chiosato il professor Crimi. I dettagli della ricerca sono stati presentati al meeting Anesthesiology 2022, in svolgimento dal 21 al 25 ottobre presso l'Ernest N. Morial Convention Center di New Orleans, in Lousiana.

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