Esplorano il relitto del Mindoro e trovano una birra sigillata: è una Guinness di 162 anni, e vogliono ricrearla
Il relitto del Mindoro, un veliero britannico affondato nel 1864 al largo delle coste inglesi, nasconde un tesoro liquido che nessuno si aspettava di trovare: una bottiglia di Guinness sigillata, rimasta per oltre un secolo e mezzo nelle profondità marine, e che potrebbe permettere di riprodurre la birra esattamente com’era 162 anni fa. Il suo recupero si deve al subacqueo e fotografo belga Stefan Panis, che l’ha riportata in superficie durante un’immersione insieme al suo amico Eddie Huzzey.
Lo scorso anno, i due stavano esplorando il relitto quando qualcosa di insolito ha attirato la loro attenzione. La curiosità ha spinto Panis a prendere quella bottiglia e portarla a bordo. E dopo averla sciacquata, sul sigillo è apparsa la scritta “Guinness Extra Stout, London”.
Incerto sul da farsi, ha condiviso la sua scoperta con Pawel Truszynski, un altro subacqueo e ricercatore, che ha iniziato a raccogliere informazioni.
La Guinness finita in fondo al mare con il Mindoro
Il Mindoro era un veliero a tre alberi che salpò per il suo viaggio inaugurale il 20 novembre 1864 da Londra, con un carico di merci varie diretto all’isola di Vancouver, in Canada. Raggiunte le acque del Canale della Manica, a causa di un errore di manovra, nella notte 27 novembre 1864 si scontrò con il mercantile Khersonese.
Tutto l’equipaggio riuscì a mettersi in salvo, ma il veliero affondò con tutto il suo carico in appena un’ora e mezza. La sua stiva conteneva migliaia di bottiglie di Guinness Extra Stout, una birra di alta qualità destinata all’esportazione, imbottigliata a Londra dall’azienda autorizzata E. & G. Hibbert.
Una di quelle bottiglie, che oggi si ritiene essere la più antica Guinness giunta a noi, è quella recuperata da Panis. Ma ce ne sarebbero molte altre, ancora al sicuro nelle loro casse di legno.
La birra di 162 anni fa potrebbe tornare
Nel frattempo, la prima Guinness Extra Stout recuperata potrebbe essere la chiave per ricreare la birra dell’epoca. Quanto è stata ritrovata, la bottiglia era sigillata e capovolta, il che, sotto la pressione delle profondità marine, ha creato una sorta di barriera naturale, preservando la bolla d’aria al suo interno.
Alcuni campioni verranno ora estratti in modo sterile e, se confermeranno che non è penetrata acqua di mare all’interno, si potrà tentare di far rivivere i ceppi di lievito.
“L'obiettivo? Svelare il DNA e riprodurre questa birra esattamente com’era 162 anni fa” ha spiegato Truszynski, che con i colleghi dell’Università KU Leuven, in Belgio, si sta dedicando al progetto “Jurassic Beer”, per analizzare e potenzialmente ricreare la Guinness storica.