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Epatite acuta nei bambini, cosa sappiamo: le ultime notizie
23 Aprile 2022
11:17

Epatite acuta nei bambini, il medico che ha curato un caso a Latina: “Cautela ma niente panico”

Il piccolo paziente, ricoverato presso l’UOC di Pediatria e Neonatologia di Latina, ora sta bene: “Come per gli altri bambini, non conosciamo la causa esatta dell’epatite”.
Intervista a Dott. Riccardo Lubrano
Professore associato del Dipartimento di Pediatria dell'Università degli Studi “La Sapienza” di Roma e direttore dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria e Neonatologia del Polo di Latina
A cura di Valeria Aiello
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Epatite acuta nei bambini, cosa sappiamo: le ultime notizie

Sono almeno una decina, in Italia, i casi sospetti di epatite acuta di origine sconosciuta nei bambini, compreso quello segnalato dall’Unità Operativa Complessa di Pediatria e Neonatologia di Latina diretta dal dottor Riccardo Lubrano, professore associato del Dipartimento di Pediatria dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma. Il bambino, ricoverato nel mese di marzo, mostrava le caratteristiche specifiche di questa forma di epatite, evidenziata dall’innalzamento degli enzimi epatici e non riconducibile a un’infezione da virus A, B, C, E e D, esclusi dopo i test di laboratorio. Come spiegato a Fanpage.it dal dottor Lubrano, il piccolo è stato ricoverato per dieci giorni e, fortunatamente, ora sta bene.

Cosa può dirci del caso di questo piccolo paziente?
Lo abbiamo avuto in cura nel nostro reparto, presso la UOC universitaria di Pediatria e Neonatologia del polo di Latina. Aveva un’epatite grave e acuta, la cui causa esatta per adesso rimane sconosciuta, come per i diversi altri casi che sono stati segnalati nel Regno Unito, negli Stati Uniti e nel resto d’Europa.

Il bambino ora sta bene, è stato dimesso ed è tornato a casa. Quindi, tutto si è fortunatamente risolto, ma il suo caso è rientrato nei parametri di Glasgow, per cui lo abbiamo segnalato al servizio di sorveglianza.

Perché quest’epatite ha fatto scattare l’allarme?
L’epatite è, per dirla in modo semplice, una sofferenza delle cellule epatiche, che può essere dovuta a diversi fattori (tossici, metabolici, virali…), ma ciò che ci ha preoccupato è stato che, nel caso di questo piccolo paziente, come per gli altri segnalati, l’epatite fosse causata da un fattore diverso, non riconducibile a quelli noti, e che ad oggi rimane sconosciuto.

Nella maggior parte dei casi, come in quello del nostro bambino, l’evoluzione dell’epatite è stata favorevole, anche se dalla letteratura sappiamo che in qualche altra diversa circostanza ci sono stati dei problemi (nel caso di un bambino si è reso necessario il trapianto di fegato, ndr), ma bisognerebbe avere notizie cliniche più estese, per capire se si trattava di soggetti immunocompromessi.

Nel Regno Unito sospettano che dietro a queste epatiti ci sia un nuovo adenovirus
Quella dell’adenovirus è un’ipotesi che va presa molto con le molle, anche perché in realtà, sia nei report del Regno Unito, sia in quelli americani, non tutti i bambini avevano un’infezione da adenovirus. Ad esempio, anche nel caso che abbiamo segnalato, il bambino era negativo all’adenovirus.

Più in generale, c’è anche da dire che gli adenovirus danno molto raramente un quadro di epatite in soggetti sani, pur essendo pericolosi nei soggetti immunocompromessi.

Alcuni esperti suggeriscono invece che ci sia qualche connessione con il Covid
In questa fase non ci sono prove che indichino il coronavirus come fattore causale diretto della malattia. In alcuni casi, i bambini avevano contratto l’infezione ma in altri, come ad esempio nel caso che abbiamo segnalato, i bambini erano Covid-negativi.

Ci sono dei sintomi cui bisogna prestare attenzione?
I sintomi dell’epatite sono molto generici, simili a molte altre malattie, per cui la prima cosa da fare, nel caso ci fosse il sospetto di qualcosa che non va, è far visitare il bambino dal pediatra di famiglia. Per cui, se il bambino assume una colorazione giallognola (ittero), se ha vomito oppure febbre molto alta, bisogna rivolgersi al pediatra curante, il quale ravviserà la necessità di fare degli esami di screening di base e individuare un rialzo del livello di transaminasi. Nel caso poi si riscontri qualche anomalia, interviene la struttura di ricerca ospedaliera.

Il tutto, ad ogni modo, deve avvenire con grande coscienza, affrontando il problema in modo molto delicato, anche perché altrimenti si rischia solo di creare tanto panico per nulla.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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